All'interno dei Musei Vaticani, la Pinacoteca raccoglie la galleria di pittura dei papi: un centinaio di opere distribuite in una serie di sale, dove si concentrano alcuni dei più grandi nomi del Rinascimento italiano. Il visitatore deve tenere presente una particolarità: l'edificio che oggi ospita questi dipinti è recente — una fabbrica inaugurata, secondo le fonti, nel 1932, progettata dall'architetto Luca Beltrami in uno stile moderno e funzionale, pensata per offrire ai dipinti un'illuminazione naturale e un percorso cronologico. Ma se lo scrigno è del Novecento, il cuore della collezione affonda nel Quattro e Cinquecento.
Una galleria nata dalle collezioni pontificie
La Pinacoteca così come la conosciamo è una creazione relativamente tarda, ma poggia su un fondo molto più antico, costituito nei secoli dai papi collezionisti e mecenati. Una parte delle opere proverrebbe da commissioni pontificie dirette, altre da acquisti, lasciti o trasferimenti da chiese e collezioni romane. La storia della galleria è segnata anche dalle prove: alcune tele, portate a Parigi in seguito alle campagne napoleoniche, sarebbero tornate a Roma dopo il 1815, il che avrebbe contribuito all'idea di riunire in un luogo unico la pittura appartenente alla Santa Sede.
Diverse sistemazioni si sarebbero succedute all'interno dei palazzi vaticani prima che papa Pio XI facesse edificare, sul volgere degli anni Trenta, l'edificio attuale, specificamente dedicato alla pittura. L'ordinamento vi segue un filo cronologico, dai primitivi italiani (fondi oro bizantini e gotici) fino al Sei e Settecento, passando per il vertice rinascimentale che fa la fama del luogo. Questa organizzazione per sale tematiche e per epoche permette di seguire l'evoluzione del linguaggio pittorico, dal tardo Medioevo fino al barocco.
La Trasfigurazione di Raffaello, capolavoro assoluto
Il gioiello della Pinacoteca è senza dubbio la Trasfigurazione di Raffaello, spesso datata al 1520 e considerata la sua ultima grande opera, lasciata incompiuta alla sua morte e probabilmente completata dagli allievi, primo fra tutti Giulio Romano. Questa vasta pala sovrappone due registri: in alto, il Cristo trasfigurato si eleva nella luce tra Mosè ed Elia; in basso, gli apostoli impotenti circondano un fanciullo indemoniato che si cerca di guarire. Il contrasto tra la serenità celeste e l'agitazione terrena, la teatralità dei gesti e l'intensità drammatica ne fanno un'opera-cerniera, spesso letta come un annuncio delle ricerche manieriste e barocche a venire.
Raffaello è particolarmente ben rappresentato nella galleria. Vi si ammira anche l'Incoronazione della Vergine (talvolta detta Pala Oddi), opera giovanile ancora improntata alla dolcezza umbra ereditata dal Perugino, e la Madonna di Foligno, pala della maturità dove la Vergine col Bambino troneggia in una nube, sopra un donatore inginocchiato e un paesaggio attraversato, si dice, da un meteorite o da una pioggia di fuoco. A questi dipinti si aggiungono diversi cartoni per arazzi (o modelli legati a quel progetto) che preparano i celebri panni degli Atti degli Apostoli destinati alla Cappella Sistina, testimonianze preziose del dialogo tra Raffaello e l'arte dell'arazzo fiammingo.
Leonardo, Melozzo e i maestri del Rinascimento
La Pinacoteca conserva uno dei rari dipinti attribuiti a Leonardo da Vinci: il San Girolamo (San Girolamo nel deserto), opera rimasta incompiuta, spesso datata attorno al 1480. Vi si vede il santo penitente inginocchiato, il corpo scarno e il volto segnato dall'ascesi, accompagnato dal leone tradizionale. Dipinta a monocromo di toni bruni, allo stato di abbozzo, questa figura rivela in modo folgorante la scienza anatomica di Leonardo e il suo modo di costruire l'espressione con il modellato e la torsione del corpo. Il suo stato incompiuto ne fa un documento eccezionale sul metodo di lavoro del maestro.
Altro punto forte: gli angeli musicanti di Melozzo da Forlì, frammenti di un vasto affresco dell'Ascensione che ornava un tempo l'abside della chiesa romana dei Santi Apostoli, smantellata alla fine del Cinquecento. Staccati e trasferiti, questi angeli che suonano il liuto, la viola o il tamburello, insieme a teste di apostoli, sono tra le più belle evocazioni della musica nella pittura del Quattrocento. Il loro arditissimo scorcio (il celebre sotto in su) e la grazia malinconica dei volti hanno fatto di Melozzo una figura riscoperta e ammirata.
La galleria mostra anche altri vertici: il Beato Angelico, di cui si citano scene di predella dedicate alla vita di san Nicola di Bari, improntate al fervore luminoso del pittore domenicano; il Perugino, maestro umbro e formatore di Raffaello; e, per il Cinquecento veneziano, Tiziano, presente in particolare con una pala della Vergine tra santi. Vi si aggiungono, a seconda delle sale, nomi come Carlo Crivelli, Giovanni Bellini, Nicolas Poussin o Guido Reni, che prolungano il percorso oltre il solo Rinascimento.
Una nota su Caravaggio: un traguardo barocco
Tra i dipinti più celebri della Pinacoteca figura la Deposizione di Caravaggio, generalmente datata al primissimo Seicento e proveniente, si dice, dalla chiesa di Santa Maria in Vallicella (la Chiesa Nuova). Va però collocata con chiarezza: quest'opera non appartiene al Rinascimento ma al barocco nascente. Il suo violento chiaroscuro, il suo realismo crudo e la costruzione in diagonale dei corpi illustrano la rottura caravaggesca. La si segnala qui come un traguardo importante della collezione, pur classificandola come barocca e non come rinascimentale.
Da non perdere
- La Trasfigurazione di Raffaello (1520 circa), la sua ultima opera, vertice drammatico della galleria.
- Il San Girolamo incompiuto di Leonardo da Vinci, lezione di anatomia e di genio in sospeso.
- Gli angeli musicanti di Melozzo da Forlì, frammenti scampati dell'Ascensione dei Santi Apostoli.
- La Madonna di Foligno e l'Incoronazione della Vergine di Raffaello, e i cartoni per arazzi degli Atti degli Apostoli.
- La Deposizione di Caravaggio (da vedere come traguardo barocco), e le predelle del Beato Angelico.
Informazioni pratiche
La Pinacoteca si visita nell'ambito dei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano, con un biglietto unico che copre l'intero percorso (Cappella Sistina, Stanze di Raffaello, collezioni antiche, ecc.). Il padiglione della pittura si trova un po' in disparte rispetto all'asse principale; conviene individuarlo sulla pianta per non mancarlo, perché molti visitatori lo tralasciano dirigendosi direttamente alla Sistina. La prenotazione online di una fascia oraria è vivamente raccomandata per evitare le file. Poiché orari e tariffe possono cambiare, è meglio verificarli sul sito ufficiale dei Musei Vaticani prima della visita.
Quiz
- Quale opera, considerata la sua ultima, Raffaello lasciò alla Pinacoteca Vaticana?
- La Trasfigurazione
- Le Nozze di Cana
- La Scuola di Atene
- Di quale artista è il San Girolamo incompiuto conservato in Vaticano?
- Leonardo da Vinci
- Michelangelo
- Caravaggio
- La Deposizione di Caravaggio appartiene a quale corrente?
- Il barocco
- Il Rinascimento fiorentino
- Il gotico internazionale
