HitsMap

Musei del Rinascimento

La Pinacoteca Civica di Fabriano (patria di Gentile da Fabriano)

Fabriano

Vi sono città il cui nome viaggia più lontano di loro stesse. Fabriano, annidata tra le colline dell'Appennino marchigiano, ne fa parte: la sua carta ha corso l'Europa intera fin dal Medioevo, e il suo figlio più illustre, Gentile da Fabriano, ha portato fino a Venezia, Firenze e Roma una maniera di dipingere così raffinata da passare, agli occhi dei contemporanei, per la più bella del suo tempo. La città ha conservato di questa doppia gloria — industriosa e pittorica — una memoria densa, che la Pinacoteca Civica «Bruno Molajoli» riunisce e mette in luce. Vi si viene meno per un solo capolavoro che per comprendere un focolaio artistico: quello di una scuola provinciale che, nel Trecento e nel Quattrocento, seppe captare le correnti più vive della pittura italiana e produrne, a sua volta, uno dei maestri decisivi della cerniera tra gotico e Rinascimento.

Fabriano, città della carta e di Gentile

Fabriano deve la sua prosperità medievale ai suoi mulini da carta. Fin dal Duecento gli artigiani della valle avrebbero perfezionato le tecniche venute dal mondo arabo — la pila idraulica a magli, la colla di gelatina animale, e soprattutto la filigrana, quel marchio di fabbrica traslucido inventato, si dice, proprio a Fabriano. Questa carta di qualità alimentò le cancellerie, le università e le botteghe di tutta la penisola. Questa ricchezza commerciale non è estranea all'ascesa artistica della città: una borghesia e un clero prosperi commissionano pale, affreschi e polittici per ornare chiese e confraternite. È in questo terreno che nasce, verso il 1370 secondo le ipotesi più comunemente accolte, colui che la posterità conoscerà semplicemente con il nome della sua patria: Gentile da Fabriano.

Gentile da Fabriano, precursore

Bisogna collocare Gentile con precisione, perché la sua arte sta su una linea di crinale. Appartiene pienamente al gotico internazionale (o «gotico cortese»), quello stile europeo della fine del Trecento e dell'inizio del Quattrocento che privilegia l'eleganza delle linee sinuose, la profusione dell'oro, il dettaglio prezioso delle stoffe, dei gioielli e dei fiori, una grazia quasi musicale delle figure. Gentile non è dunque, a rigore, un pittore del Rinascimento fiorentino — non ne condivide né la razionalità geometrica dello spazio né la ricerca sistematica della prospettiva lineare che Brunelleschi e Masaccio imporranno a Firenze.

Eppure va detto precursore: la sua acuta osservazione della natura, la sua scienza della luce e delle materie, il suo senso del volume in certi punti annunciano ciò che il Rinascimento approfondirà. Il suo capolavoro assoluto, l'Adorazione dei Magi, compiuto secondo la tradizione nel 1423 per la chiesa di Santa Trinita a Firenze, è oggi conservato alla Galleria degli Uffizi — e non a Fabriano: il visitatore deve saperlo per non restare deluso. Questa tavola sontuosa, corteo scintillante d'oro e di broccati, è considerata uno dei vertici del gotico internazionale italiano. Gentile avrebbe anche lavorato a Venezia, a Brescia, a Siena, poi a Roma, dove sarebbe morto verso il 1427. La sua influenza sulla generazione successiva — fino a un Jacopo Bellini, forse suo allievo — fu considerevole.

La scuola di Fabriano: Allegretto Nuzi

Gentile non è sorto dal nulla. Prima di lui, Fabriano aveva già dato una figura maggiore: Allegretto Nuzi (attivo a metà del Trecento, morto verosimilmente verso il 1373). Formatosi a contatto con la pittura fiorentina e senese, Nuzi acclimata nelle Marche una maniera raffinata, dai fondi oro, dalle Madonne tenere e dai colori caldi. Gli si attribuiscono pale e affreschi che ne fanno il vero fondatore della scuola di Fabriano, quel focolaio locale di cui Gentile sarà l'esito splendente una generazione più tardi. Attorno a questi due nomi gravitano maestri anonimi o meno celebri, un «Maestro di Campodonico» e altre mani, le cui opere disegnano la continuità di una tradizione pittorica radicata.

La pinacoteca e le sue collezioni

La Pinacoteca Civica di Fabriano porta il nome di Bruno Molajoli (1905-1985), storico dell'arte e grande amministratore del patrimonio italiano, nativo della regione. Collocata in un edificio storico del centro — l'allestimento potendo variare secondo le campagne di restauro e i prestiti —, riunisce un insieme rappresentativo dell'arte delle Marche, dal gotico al manierismo. Vi si trovano in particolare opere e frammenti attribuiti ad Allegretto Nuzi e al suo ambito, tavole della scuola locale, oltre ad affreschi staccati provenienti da chiese della città e del suo territorio. Il museo funziona così come il conservatorio della memoria pittorica di Fabriano, completando ciò che le chiese della città — cattedrale e santuari — conservano ancora in situ.

Distinguere gotico, Rinascimento e barocco

Una parola di prudenza, perché Fabriano riunisce strati da tenere separati. Il cuore del racconto appartiene al gotico internazionale e alla sua transizione verso il Rinascimento: è il mondo di Nuzi e di Gentile. Da non confondere con il pieno Rinascimento fiorentino e umbro, più tardivo e fondato su altri principi. E da distinguere ancora più nettamente dal barocco: il pittore Orazio Gentileschi (1563-1639), nativo di Pisa e attivo molto più tardi, appartiene al Seicento caravaggesco; il suo nome, talvolta legato alle Marche da alcune sue commissioni, non va mai ricondotto alla scuola medievale di Fabriano. Tre momenti, tre estetiche, uno stesso suolo: confonderli sarebbe tradire la storia.

Portata

Fabriano occupa un posto singolare nella geografia artistica italiana. Lontana dai grandi centri, la città ha tuttavia prodotto, con Gentile da Fabriano, un maestro di respiro europeo, la cui arte soave e luminosa ha fatto da ponte tra l'autunno del Medioevo e la primavera del Rinascimento. Visitare la sua pinacoteca significa cogliere come una scuola di provincia, sostenuta dalla prosperità della carta, abbia potuto nutrire un genio e irraggiare ben oltre le sue mura.

Da non perdere

  • Le tavole e i frammenti attribuiti ad Allegretto Nuzi, fondatore della scuola di Fabriano.
  • Le opere e il contesto che evocano la bottega e la maniera di Gentile da Fabriano, precursore del Rinascimento.
  • Gli affreschi staccati provenienti dalle chiese della città e del territorio.
  • L'insieme di dipinti delle Marche, dal gotico al manierismo, che ricolloca la scuola locale in un ampio panorama.
  • La memoria della carta di Fabriano e della sua filigrana, sfondo economico di questa fioritura artistica.
  • Una deviazione, con la mente, verso l'Adorazione dei Magi di Gentile, agli Uffizi di Firenze — il vertice assente, da tenere all'orizzonte.

Informazioni pratiche

La Pinacoteca Civica «Bruno Molajoli» si trova nel centro storico di Fabriano (Marche). Poiché orari, giorni di apertura e tariffe possono variare — così come l'allestimento delle opere, soggetto a restauri e prestiti —, è prudente verificare queste informazioni presso i servizi culturali della città prima della visita. Si combinerà utilmente il museo con la scoperta delle chiese della città e, per i curiosi, del patrimonio cartario locale.

Quiz

Gentile da Fabriano appartiene al gotico internazionale, precursore del Rinascimento? Sì: la sua arte cortese e dorata appartiene al tardo gotico, pur annunciando il Rinascimento.

Il suo capolavoro, l'Adorazione dei Magi, si trova a Fabriano? No: questa tavola è conservata alla Galleria degli Uffizi, a Firenze.

Orazio Gentileschi appartiene alla stessa scuola medievale di Gentile? No: è un pittore barocco del Seicento, da distinguere nettamente.