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Musei del Rinascimento

La Pinacoteca Comunale di Città di Castello

Città di Castello

Annidata nell'alta valle del Tevere, ai confini tra Umbria, Toscana e Marche, Città di Castello fu sul volgere del 1500 un focolaio artistico dove il giovanissimo Raffaello e Luca Signorelli lasciarono opere maggiori. La Pinacoteca Comunale, collocata nel sontuoso Palazzo Vitelli alla Cannoniera, è oggi considerata la seconda collezione di pittura della regione dopo la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Palazzo a sgraffiti, gonfalone processionale di Raffaello, martirio di san Sebastiano di Signorelli, presenza di Raffaellino del Colle e del Ghirlandaio: il museo condensa un versante essenziale del Rinascimento umbro e tiberino.

Città di Castello e i Vitelli

L'antica Tifernum Tiberinum romana, divenuta Città di Castello nel Medioevo, prosperò grazie alla sua posizione di crocevia sul Tevere. Nel Quattro e Cinquecento la città fu dominata dalla famiglia Vitelli, dinastia di condottieri che vi esercitò una signoria di fatto pur servendo le grandi potenze italiane. Niccolò Vitelli, poi i suoi discendenti — tra cui Vitellozzo, Paolo e Alessandro Vitelli — costruirono la loro potenza sul mestiere delle armi.

Questo mecenatismo guerriero ebbe un versante sontuario: i Vitelli coprirono la città di palazzi, di cui diversi sopravvivono (Palazzo Vitelli a Sant'Egidio, Palazzo Vitelli in Piazza, Palazzo Vitelli alla Cannoniera). Come i Montefeltro nella vicina Urbino, attirarono artisti e commissioni che fecero di questa città della valle tiberina un luogo dove si incrociarono le influenze umbra, toscana e urbinate. È in questo contesto che nacquero i capolavori oggi riuniti alla pinacoteca, fondata all'inizio del Novecento per raccogliere il patrimonio disperso delle chiese e confraternite della città.

Il Palazzo Vitelli alla Cannoniera e i suoi sgraffiti

La sede del museo è di per sé un'opera maggiore. Edificato nella prima metà del Cinquecento per Alessandro Vitelli e sua moglie, il Palazzo Vitelli alla Cannoniera deve il nome ai pezzi d'artiglieria che la famiglia vi avrebbe depositato. Il progetto architettonico è tradizionalmente riferito all'ambito di Antonio da Sangallo il Giovane, con l'intervento di ingegneri militari attivi al servizio dei Vitelli.

La facciata sul giardino è celebre per il suo decoro di sgraffiti — tecnica in cui si incide un intonaco chiaro su un fondo scuro per disegnare grottesche, figure e girali. Questi decori, come diversi soffitti e sale dipinte ad affresco all'interno, sono legati al cantiere di Giorgio Vasari e del suo fedele collaboratore umbro Cristofano Gherardi, detto il Doceno, originario di Borgo San Sepolcro. Il percorso di visita attraversa così sale decorate dove l'architettura, la pittura murale e l'arredo compongono uno scrigno rinascimentale coerente, raro esempio di residenza signorile conservata con il suo apparato ornamentale.

Il giovane Raffaello e il Gonfalone della Trinità

Città di Castello occupa un posto singolare nella biografia di Raffaello (1483-1520): la città gli offrì, ancora adolescente, alcune delle sue primissime commissioni. Il museo conserva il Gonfalone (o Stendardo) della Santissima Trinità, stendardo processionale dipinto su entrambe le facce, generalmente datato attorno al 1499-1500 e commissionato, secondo la tradizione, da una confraternita in occasione di un'epidemia di peste. Vi si vede da un lato la Trinità con santi protettori contro il flagello — san Sebastiano e san Rocco —, dall'altro la Creazione di Eva. Malgrado il suo stato frammentario e consunto, l'opera testimonia la formazione del giovane pittore nella scia del Perugino.

Altre commissioni tifernati di Raffaello hanno invece lasciato la città: la Pala Baronci(Incoronazione di san Nicola da Tolentino), la sua prima commissione documentata, fu gravemente danneggiata da un terremoto alla fine del Settecento e smembrata; laCrocifissione Mondè oggi alla National Gallery di Londra; il celebreSposalizio della Vergine, dipinto per la chiesa di San Francesco, è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano. La presenza, nella pinacoteca stessa, di uno stendardo di sua mano fa di Città di Castello un traguardo imprescindibile per comprendere gli esordi del maestro urbinate.

Luca Signorelli

Contemporaneo e rivale d'influenza, Luca Signorelli (1450 circa-1523), originario della vicina Cortona, segnò durevolmente la valle. Il museo conserva uno stendardo dedicato al martirio di san Sebastiano, opera potente dove si legge il suo gusto per l'anatomia, il movimento e la costruzione rigorosa dello spazio, qualità che culmineranno nei suoi affreschi di Orvieto. Accanto a questo stendardo, la collezione riunisce diversi dipinti e frammenti riferiti al maestro e alla sua bottega, testimoni della sua attività sostenuta nell'alta valle del Tevere. Il confronto, sotto uno stesso tetto, tra il giovane Raffaello ancora peruginesco e il Signorelli più aspro e scultoreo offre al visitatore una folgorante sintesi di due vie del Rinascimento centro-italiano.

Raffaellino del Colle e il Ghirlandaio

La pinacoteca documenta anche la generazione successiva e l'irraggiamento dello stile raffaellesco. Raffaellino del Colle (1490 circa-1566), nato presso Sansepolcro e formatosi con Raffaello e poi con Giulio Romano a Roma, fu uno dei principali tramiti del manierismo raffaellesco nella regione; diverse sue opere, segnate da composizioni equilibrate e da un colore raffinato, vi sono presentate.

Il museo conserva inoltre un prezioso reliquiario dipinto tradizionalmente riferito a Domenico Ghirlandaio e alla sua bottega fiorentina, piccolo tabernacolo ornato di figure che illustra la raffinatezza dell'oreficeria pittorica del Quattrocento. Come per altri pezzi antichi, l'attribuzione e la datazione restano oggetto di discussione erudita: le si darà dunque con prudenza, essendo l'essenziale la qualità e la rarità dell'insieme.

La scuola: un condensato del Rinascimento tiberino

Al di là di questi vertici, il percorso riunisce un florilegio di artisti attivi tra il Trecento e il Cinquecento: maestri umbri e toscani, sculture e terrecotte invetriate dell'area robbiana, oreficeria, arredi e stendardi liturgici. La coerenza geografica della collezione — largamente proveniente dalle chiese e confraternite della città e del suo territorio — ne fa un osservatorio privilegiato degli scambi tra scuole umbra, toscana e urbinate. Vi si segue il passaggio dallo stile bizantineggiante e gotico alle innovazioni del Rinascimento, fino alle inflessioni manieriste della metà del Cinquecento.

Da non perdere

  • Il Gonfalone della Santissima Trinità di Raffaello, stendardo giovanile dipinto su entrambe le facce.
  • Lo stendardo del Martirio di san Sebastiano di Luca Signorelli, brano di anatomia e di movimento.
  • Il reliquiario riferito a Domenico Ghirlandaio e alla sua bottega.
  • Le opere di Raffaellino del Colle, tramite dello stile raffaellesco nella valle.
  • Le facciate a sgraffiti del Palazzo Vitelli alla Cannoniera e le sue sale ad affreschi (cantiere Vasari / Cristofano Gherardi).
  • Le terrecotte invetriate e l'arredo rinascimentale che completano il percorso.

Informazioni pratiche

La Pinacoteca Comunale occupa il Palazzo Vitelli alla Cannoniera, a Città di Castello (provincia di Perugia, Umbria), a breve distanza dal centro storico. La città è facilmente raggiungibile da Perugia, Arezzo e dalla valle del Tevere. Il museo si inscrive in una rete museale locale che comprende in particolare collezioni d'arte moderna e botteghe storiche della città; una visita combinata con gli altri palazzi Vitelli e le chiese del centro è raccomandata.

Poiché orari, tariffe ed eventuali chiusure stagionali cambiano regolarmente, conviene verificarli prima della visita presso le fonti ufficiali: il sito del Comune di Città di Castello, l'ufficio del turismo dell'Umbria e le pagine dedicate alla rete museale della città.

Quiz

1. In quale palazzo è collocata la Pinacoteca Comunale di Città di Castello?

  • Il Palazzo Ducale
  • Il Palazzo Vitelli alla Cannoniera
  • Il Palazzo dei Priori

2. Quale opera giovanile di Raffaello conserva la pinacoteca?

  • Lo Sposalizio della Vergine
  • Il Gonfalone della Santissima Trinità
  • La Crocifissione Mond

3. Quale decoro rende celebre la facciata sul giardino del palazzo?

  • Un mosaico bizantino
  • Un decoro di sgraffiti (cantiere Vasari / Gherardi)
  • Un rivestimento di marmi policromi