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Musei del Rinascimento

Il Museo Nazionale di San Matteo a Pisa

Pise

Bisogna allontanarsi dalla Piazza dei Miracoli e dalla sua folla per raggiungere, scendendo verso l'Arno, un edificio discreto che nulla segnala con enfasi: l'antico convento benedettino di San Matteo in Soarta, oggi museo nazionale. Vi si entra quasi per caso, e vi si scopre uno degli insiemi più densi di pittura e scultura toscane conservati fuori Firenze. Qui si legge, sala dopo sala, la lunga maturazione di un'arte che va dal fondo oro bizantineggiante del Duecento fino ai chiarori del Quattrocento. Il museo non è uno scenario: è un libro contabile della memoria pisana, dove il Rinascimento appare come un momento tra gli altri, preceduto da secoli di pittura su tavola e di scultura monumentale. Per l'appassionato la ricompensa è immediata: incontrare, in un solo percorso, un busto di bronzo dorato attribuito a Donatello, un frammento di polittico di Masaccio e tavole del Beato Angelico e del Gozzoli.

Il museo e il convento

L'edificio stesso merita uno sguardo. Situato lungo l'Arno, l'antico convento benedettino — la cui occupazione religiosa risalirebbe al Medioevo — è stato riadattato nel Novecento per accogliere le collezioni riunite a Pisa a partire dai fondi di chiese, confraternite e istituzioni soppresse. I chiostri, le sale voltate e le lunghe gallerie offrono uno scrigno sobrio, quasi monastico, adatto a opere pensate per la preghiera e la contemplazione. Il museo è così il conservatorio di un patrimonio essenzialmente religioso: polittici smembrati, croci dipinte, statue di legno policromo, oreficeria e manoscritti miniati. Vi si segue l'evoluzione delle botteghe pisane, spesso in dialogo — a volte in rivalità — con Lucca, Siena e Firenze. Questa dimensione di archivio vivente spiega perché l'allestimento possa cambiare: prestiti, restauri e rotazioni di deposito fanno sì che alcuni pezzi si spostino da una sala all'altra.

Il San Rossore di Donatello

Il pezzo che, da solo, giustificherebbe la deviazione è il busto-reliquiario di San Rossore (san Lussorio), in bronzo dorato, attribuito a Donatello e databile agli anni 1422-1427. L'oggetto è sconcertante per modernità: non è un'effigie idealizzata ma il volto di un uomo maturo, dalla fronte spoglia, dalle guance segnate, dallo sguardo concentrato, la cui superficie dorata cattura la luce con un'intensità quasi turbante. Concepito per contenere una reliquia del cranio del santo, il reliquiario supera la sua funzione devozionale per diventare un ritratto — uno dei primi grandi ritratti di bronzo del Rinascimento fiorentino, paragonabile per realismo alle ricerche di Donatello sulla presenza fisica. La commissione sarebbe venuta dall'ordine che venerava il santo, e l'opera avrebbe più tardi raggiunto le collezioni pisane. Davanti a questa testa fremente, si misura ciò che il Quattrocento portava di nuovo: non la bellezza liscia, ma la verità di un individuo.

Il san Paolo di Masaccio

Altro traguardo fondatore: il san Paolo di Masaccio, tavola riferita al grande polittico eseguito per la chiesa di Santa Maria del Carmine di Pisa, opera documentata nel 1426. Questo polittico, oggi smembrato e disperso tra più musei d'Europa, era tra i manifesti della pittura nuova. Il frammento pisano mostra l'apostolo in piedi, avvolto in un manto rosso dall'ampio modellato, che tiene la spada e il libro. Tutto vi respira la gravità che Masaccio imponeva alle sue figure: un corpo che pesa, una luce che viene da una direzione unica, un volto grave e pensoso privo di ogni leziosaggine gotica. Là dove i suoi predecessori moltiplicavano ori e curve, Masaccio costruisce un volume semplice, quasi scultoreo, in uno spazio credibile. Vedere questo san Paolo a Pisa, nel luogo stesso della commissione, aggiunge un'emozione particolare: si è alla culla di una rivoluzione pittorica che, in pochi anni, avrebbe cambiato lo sguardo di un intero secolo.

Beato Angelico, Gozzoli e la pittura rinascimentale

Il percorso riserva altri incontri con il Quattrocento fiorentino. Vi si ammirano opere del Beato Angelico, la cui dolcezza luminosa e la cui pietà raggiante segnano un'altra via del Rinascimento, più contemplativa di quella di Masaccio. Il suo discepolo Benozzo Gozzoli, autore altrove degli affreschi gioiosi del corteo dei Magi, è anch'esso rappresentato da tavole in cui la narrazione si fa ridente e colorata. A questi fiorentini si aggiunge la figura di Gentile da Fabriano, maestro del gotico internazionale, la cui presenza ricorda che il Rinascimento non si impone in blocco: coesiste a lungo con un'arte di corte raffinata, innamorata di dorature, di stoffe preziose e di dettagli minuti. Il museo conserva inoltre sculture della scuola pisana, erede della grande tradizione aperta da Nicola e Giovanni Pisano, che prolunga nella pietra e nel legno una ricerca del naturale anteriore alla pittura fiorentina. Questa vicinanza fa tutto il pregio del luogo: vi si coglie il Rinascimento non come una rottura netta, ma come una conversazione tra tradizioni.

Il fondo medievale da distinguere

Per non confondere le epoche, va tenuto presente che la maggior parte delle sale è occupata da opere anteriori al Rinascimento. Vi si trovano in particolare tavole di Giunta Pisano, uno dei primi pittori italiani a firmare le sue croci nel Duecento, e di Simone Martini, maestro senese del Trecento la cui grazia lineare appartiene pienamente al mondo gotico. Questi artisti, mirabili, non appartengono al Rinascimento: ne costituiscono il monte, il suolo da cui esso è sorto. Distinguerli chiaramente — fondo oro e ieraticità da un lato, volume e luce naturale dall'altro — è la migliore chiave di lettura del museo. È proprio questa continuità, dalla croce medievale al ritratto di bronzo, a dare a San Matteo il suo valore didattico unico.

Portata

Il Museo Nazionale di San Matteo occupa un posto singolare nella geografia artistica toscana. Lontano dai grandi musei fiorentini, conserva tuttavia opere di primissimo piano e, soprattutto, le presenta nel loro spessore storico locale. Pisa fu una potenza marittima rivale di Genova e di Venezia prima di cadere nell'orbita fiorentina, e la sua arte testimonia quell'orgoglio civico. Il museo ne conserva la memoria: non è un catalogo di capolavori isolati ma il ritratto di una scuola, di una città e di una lunga durata. Per comprendere come il Rinascimento sia germogliato sul terreno medievale toscano, pochi luoghi sono così illuminanti.

Da non perdere

  • Il busto-reliquiario di San Rossore in bronzo dorato, attribuito a Donatello (1422-1427 circa).
  • Il san Paolo di Masaccio, frammento del polittico di Pisa (1426).
  • Le tavole attribuite al Beato Angelico, di una dolcezza luminosa tutta contemplativa.
  • Le opere di Benozzo Gozzoli, dalla narrazione colorata e ridente.
  • I pezzi di Gentile da Fabriano, testimoni della raffinatezza del gotico internazionale.
  • Le sculture della scuola pisana, eredi di Nicola e Giovanni Pisano.

Informazioni pratiche

Il museo si trova lungo l'Arno, a distanza di cammino dalla Piazza dei Miracoli, nel centro storico di Pisa. Poiché orari e tariffe non sono qui garantiti, si consiglia vivamente di verificare le informazioni aggiornate sui canali ufficiali del museo prima della visita, in particolare il giorno di chiusura settimanale. Va tenuto presente che l'allestimento può variare: alcune opere citate possono essere temporaneamente in deposito, in restauro o prestate ad altre istituzioni. Essendo il percorso ricco e denso, conviene prevedere tempo sufficiente per gustare tanto le sale rinascimentali quanto i notevoli fondi medievali.

Quiz

Quale busto-reliquiario di bronzo dorato, attribuito a Donatello, è conservato a San Matteo? Il San Rossore (san Lussorio)

Di quale pittore il museo conserva un san Paolo, frammento del polittico di Pisa del 1426? Masaccio

Quale di questi artisti appartiene al fondo medievale e non al Rinascimento? Simone Martini