Vi sono luoghi dove un pittore e la sua città si confondono al punto di non fare più che un solo nome. Sansepolcro, piccola città dell'alta valle del Tevere, ai confini tra Toscana e Umbria, è di questi: vi nacque, verso il 1412 secondo la tradizione, Piero della Francesca, uno degli spiriti più profondi del Quattrocento, matematico oltre che pittore, teorico della prospettiva oltre che mago della luce. Collocato nell'antico Palazzo della Residenza — il palazzo comunale, sede medievale del potere civico —, il Museo Civico riunisce oggi le opere che il maestro lasciò nella sua città, prime fra tutte due traguardi assoluti della pittura occidentale: l'affresco della Resurrezione e il Polittico della Misericordia. Attorno a questi capolavori gravita un fondo comunale più disparato, dove convivono altri nomi del Rinascimento e della fine del Cinquecento. Ma è proprio per Piero che si varca questa soglia, e per la sensazione, rara, di contemplare i suoi dipinti là dove furono concepiti.
Sansepolcro, la città di Piero
Sansepolcro — il «Santo Sepolcro» — dovrebbe il suo nome, secondo la leggenda locale, a due pellegrini tornati dalla Terra Santa portatori di reliquie del sepolcro di Cristo. Questa memoria del Sepolcro e della Resurrezione impregna l'identità della città, e non la si potrebbe del tutto separare dal soggetto del suo affresco più celebre. Nel Quattrocento la città occupava una posizione di crocevia tra la Toscana fiorentina, l'Umbria e lo Stato pontificio: Piero della Francesca vi crebbe, vi si formò probabilmente presso botteghe locali, prima di circolare tra Firenze, Arezzo, Rimini, Ferrara e soprattutto Urbino, alla raffinata corte di Federico da Montefeltro. Ma tornò sempre a Sansepolcro, vi ricoprì cariche civiche, vi redasse verosimilmente i suoi trattati di geometria e di prospettiva, e vi morì, si dice, nel 1492 — l'anno stesso in cui si apriva un altro mondo. Il museo, riunendo le sue opere comunali, prolunga questo legame carnale tra l'artista e la sua terra natale.
La Resurrezione
La Resurrezione, affresco eseguito secondo gli storici verso il 1460-1465, è l'opera attorno a cui tutto il museo si organizza. Dipinta in origine per la sala del consiglio comunale, mostra il Cristo trionfante che sorge dal sepolcro, un piede posato sul bordo di pietra, il vessillo della vittoria in mano, mentre in primo piano quattro soldati di guardia dormono, crollati in pose di totale abbandono. La composizione è di una frontalità solenne: il corpo del Risorto, potente e grave, si inscrive in una geometria rigorosa che ne fa l'asse stesso dell'immagine. Dietro di lui, un paesaggio si divide tra alberi spogli a sinistra e una natura rinverdita a destra, come se la Resurrezione facesse ribaltare il mondo dalla morte alla vita. La luce uniforme, cristallina, la monumentalità impassibile del volto fanno di questa pittura una meditazione oltre che un'immagine. Si ricorda spesso che Aldous Huxley la salutò come «la più bella pittura del mondo» — giudizio soggettivo, ma che dice abbastanza il fascino che essa esercita.
Il Polittico della Misericordia
Il Polittico della Misericordia è l'opera più anticamente documentata di Piero a Sansepolcro: commissionato nel 1445 dalla confraternita della Misericordia, fu, secondo i documenti conservati, completato solo molto più tardi, verso il 1460-1462, avendo l'artista a lungo interrotto il cantiere al ritmo dei suoi viaggi. Sul suo fondo oro alla maniera ancora gotica — imposto dal contratto — si dispiega al centro la Madonna della Misericordia, colossale, che apre il suo ampio manto azzurro per riparare sotto i suoi lembi i fedeli inginocchiati, uomini e donne della confraternita ridotti alla scala della sua protezione. Attorno a questo pannello maestro si dispongono santi in piedi, una Crocifissione al culmine e scene della Passione nella predella. Il contrasto è sorprendente tra l'arcaismo del fondo dorato e la presenza scultorea, quasi architettonica, delle figure: Piero vi impone già quell'umanità massiccia e silenziosa che sarà la sua firma. Il museo conserva inoltre frammenti staccati di sua mano, in particolare una figura di san Giuliano e un san Ludovico (di Tolosa), vestigia di insiemi oggi dispersi.
L'arte di Piero: prospettiva, luce e geometria
Comprendere Piero della Francesca significa ammettere che egli non dissociava la pittura dalla scienza. Presunto autore di trattati — un De prospectiva pingendisulla prospettiva, un'opera sui corpi regolari, un abaco mercantile —, concepiva il dipinto come una costruzione razionale dello spazio, dove ogni figura occupa un posto misurato. Di qui l'impressione, davanti alle sue opere, di un tempo sospeso: i suoi personaggi non gesticolano,sono, piantati in una luce diffusa e senza ombre violente che modella i volumi con una dolcezza d'alba. Questa luce chiara, quasi mattutina, questa gravità impassibile dei volti, questo rigore geometrico che fa dialogare i corpi con l'architettura: tutto ciò fa di Piero un pittore a parte, a lungo sottovalutato, riscoperto solo in epoca moderna come uno dei vertici del Rinascimento italiano. Il museo offre la rara occasione di cogliere quest'arte là dove mise radici.
Gli altri fondi da distinguere
Il Museo Civico non si limita a Piero, ed è importante non confondere il suo insieme con il solo maestro. La collezione comunale riunisce altre opere, spesso posteriori: vi si riferiscono tradizionalmente nomi come Luca Signorelli, attivo nella regione, il manierista Pontormo, o ancora Santi di Tito, pittore della fine del Cinquecento anch'egli originario di Sansepolcro. Vi si aggiungono sculture, oreficerie, frammenti staccati da edifici e diverse testimonianze della storia locale. Questi fondi, di interesse ineguale, appartengono a epoche e sensibilità distinte: diversi appartengono al manierismo o ai margini del barocco, e non vanno mescolati all'universo propriamente rinascimentale di Piero. Le attribuzioni e l'allestimento di questo insieme complementare possono variare al ritmo delle campagne museografiche; li si affronterà come un contrappunto, non come il cuore della visita.
Portata
Pochi musei di questa dimensione concentrano una simile densità di genio. Il Museo Civico di Sansepolcro non è soltanto un deposito di opere: è il santuario di un pittore nella sua stessa città, il luogo dove la Resurrezione fu dipinta per coloro che governavano la città, dove il Polittico della Misericordia rispose alla pietà di una confraternita locale. A lungo fuori dai grandi circuiti, Sansepolcro si è imposta come tappa maggiore di ciò che si chiama talvolta il «sentiero di Piero», che collega le sue opere disperse tra Sansepolcro, Monterchi, Arezzo e Urbino. Venirvi significa misurare quanto il Rinascimento non si sia giocato soltanto nelle grandi capitali, ma anche in queste città di provincia dove un uomo seppe fare della geometria una forma di spiritualità.
Da non perdere
- La Resurrezione, l'affresco di Piero, cuore pulsante del museo, nella sala a esso dedicata.
- Lo sguardo diretto e grave del Cristo risorto, asse della composizione.
- I quattro soldati addormentati in primo piano, capolavoro di pose abbandonate.
- Il Polittico della Misericordia e la sua Vergine dal manto protettore su fondo oro.
- I frammenti staccati di Piero, san Giuliano e san Ludovico.
- Il Palazzo della Residenza stesso, palazzo comunale medievale divenuto scrigno delle opere.
Informazioni pratiche
Il museo occupa l'antico palazzo comunale, nel centro storico di Sansepolcro, in provincia di Arezzo. Gli orari di apertura e le tariffe variano secondo le stagioni e le campagne museografiche: si consiglia vivamente di verificarli presso il museo o l'ufficio del turismo prima della visita. L'allestimento delle opere, in particolare dei fondi complementari, può cambiare al ritmo dei restauri e dei riordini; la Resurrezione e il Polittico della Misericordia costituiscono tuttavia il cuore permanente del percorso. Si completerà volentieri la visita con una passeggiata nella città vecchia, patria del pittore, e con le altre tappe del percorso di Piero nella regione.
Quiz
Quale pittore del Rinascimento nacque a Sansepolcro e vi lasciò i suoi capolavori? Piero della Francesca
Quale affresco di Piero, che mostra il Cristo trionfante sopra soldati addormentati, è il pezzo maggiore del museo? La Resurrezione
Quale opera di Piero raffigura la Vergine che apre il suo manto per proteggere i fedeli? Il Polittico della Misericordia
