Spesso ritenuto la seconda pinacoteca del Piemonte dopo la Galleria Sabauda di Torino, il Museo Borgogna di Vercelli conserva un insieme notevole di pittura piemontese del Rinascimento, accanto a scuole italiane e fiamminghe. Vi si incontrano i nomi di Gaudenzio Ferrari, di Defendente Ferrari, di Bernardino Lanino e di Gerolamo Giovenone — quella scuola di Vercelli che, nel Quattro e Cinquecento, seppe sposare la dolcezza lombarda, lo splendore del colore e la minuzia venuta dal Nord. Il museo stesso appartiene tuttavia a un'altra storia: quella di un collezionista dell'Ottocento, Antonio Borgogna, il cui lascito ha fatto della sua dimora lo scrigno di questi tesori rinascimentali.
Vercelli, focolaio del Rinascimento piemontese
Si dimentica volentieri che il Piemonte fu, sul volgere del Cinquecento, un vero focolaio di pittura, e Vercelli una delle sue botteghe più feconde. La città ha dato il nome a una «scuola di Vercelli» la cui figura tutelare è Gaudenzio Ferrari, artista inclassificabile che irraggiò tanto a Varallo quanto a Novara e a Milano. Attorno a lui gravitò tutta una generazione di pittori — allievi, continuatori, emuli — che prolungarono la sua maniera colorata e fervente fino alla fine del secolo. Posta tra la Lombardia leonardesca e i centri d'oltralpe, la città fu un crocevia dove la lezione di Leonardo, le tenerezze della scuola milanese e una pietà molto locale si fusero in un linguaggio proprio. È questo Rinascimento piemontese, meno celebre di quello di Firenze o di Venezia ma pieno di sapore, che la collezione Borgogna dà oggi a percorrere.
Il Museo Borgogna e il lascito di Antonio Borgogna
Il museo deve tutto a un uomo: Antonio Borgogna, notabile e collezionista vercellese della seconda metà dell'Ottocento, grande viaggiatore e amatore appassionato. Per tutta la vita riunì dipinti, disegni e oggetti d'arte, con predilezione per i maestri della sua regione; alla sua morte, a cavallo tra Otto e Novecento, lasciò l'insieme alla sua città, con l'idea di farne un'istituzione aperta a tutti e uno strumento di formazione del gusto. È questo gesto testamentario ad aver dato vita al museo che porta il suo nome. Vanno dunque distinti due tempi: quello delle opere, in maggioranza rinascimentali, e quello della loro raccolta, risolutamente ottocentesca. Il Museo Borgogna è uno scrigno di collezionista — un allestimento pensato nell'età delle grandi collezioni private — anziché un luogo dove queste pale avrebbero sempre risieduto. Questa sfumatura conta: la maggior parte delle tavole piemontesi vi è entrata attraverso il mercato dell'arte e il gusto di un amatore erudito, non per una continuità liturgica in loco.
I pittori piemontesi del Rinascimento
Al cuore della collezione brillano i nomi che fanno la gloria della scuola piemontese. Gaudenzio Ferrari (1475 circa-1546) ne è l'astro: pittore e scultore, drammaturgo dei grandi insiemi dipinti, coniuga un colore ardente, un senso del movimento e un'emozione popolare che a tratti annunciano il manierismo. Defendente Ferrari (attivo nel primo terzo del Cinquecento), senza legame di parentela accertato con Gaudenzio, coltiva al contrario una fattura minuziosa, pale dagli ori sontuosi e dai dettagli precisi, dove affiorano nettamente influenze nordiche — quel gusto fiammingo della materia e della finitura che allora attraversava le Alpi. Bernardino Lanino (1512 circa-1583), allievo e fedele continuatore di Gaudenzio, prolunga la sua maniera in vaste composizioni devote, madonne e sacre conversazioni di una tenerezza un po' grave. Gerolamo Giovenone (1490 circa-1555), infine, appartiene a questa stessa costellazione vercellese, tra arcaismi tardivi e dolce modernità. Insieme, questi artisti disegnano il ritratto di un'arte insieme dotta e popolare, dove la devozione si dice attraverso il colore e la cura del dettaglio.
Le altre scuole della collezione
L'amatore che era Borgogna non si limitò alla sola sua regione. Il museo conserva, accanto al nucleo piemontese, opere di altre scuole italiane oltre a pezzi fiamminghi e nordici — quella pittura dei Paesi Bassi la cui raffinatezza tanto seduceva i collezionisti dell'Ottocento. Vi si aggiungono disegni, sculture e arti decorative, nello spirito enciclopedico delle grandi collezioni dell'epoca. La composizione precisa di questo insieme, e la presenza in situ di questo o quel pezzo, possono tuttavia variare secondo le rotazioni di allestimento e le campagne di restauro: meglio, su questo punto, affidarsi alle schede ufficiali del museo anziché a un elenco fisso.
Portata
Vercelli e la sua scuola offrono uno di quei capitoli discreti del Rinascimento italiano che la storia dell'arte ha a lungo lasciato nell'ombra dei grandi centri toscani e veneziani. Ed è proprio lì che risiede l'interesse del Museo Borgogna: conserva, riunisce e trasmette quest'arte piemontese i cui monumenti maggiori — i Sacri Monti, i grandi cicli di Gaudenzio — si disperdono attraverso la regione. Il museo agisce come un conservatorio, un luogo dove si può abbracciare con un solo sguardo la coerenza di una scuola. E ricorda, con la sua sola esistenza, il ruolo dei collezionisti dell'Ottocento nella sopravvivenza e nella valorizzazione di un patrimonio che, senza di loro, si sarebbe forse disperso.
Da non perdere
- Le opere di Gaudenzio Ferrari, cuore pulsante della scuola piemontese, per il loro colore ardente e la loro emozione.
- Le pale di Defendente Ferrari, minuziose e dorate, dove affiorano le influenze nordiche e il gusto del dettaglio.
- Le grandi composizioni devote di Bernardino Lanino, allievo fedele che prolunga la maniera di Gaudenzio.
- Le tavole di Gerolamo Giovenone, altra voce della costellazione vercellese, tra arcaismo e dolcezza.
- Le altre scuole — maestri italiani, pittura fiamminga, arti decorative — riflesso del gusto enciclopedico del collezionista.
- La precisazione da tenere presente: il museo è una fondazione dell'Ottocento, lo scrigno di un lascito, distinto dal Rinascimento delle opere che ospita.
Informazioni pratiche
Il Museo Borgogna si trova a Vercelli, in Piemonte, a circa un'ora da Torino e vicino a Milano. Gli orari di apertura e le tariffe possono variare secondo le stagioni, e l'allestimento delle opere può cambiare al ritmo delle rotazioni e dei restauri: è prudente verificare queste informazioni presso le fonti ufficiali del museo prima della visita. Vercelli si presta inoltre a un percorso più ampio del Rinascimento piemontese, in collegamento con le chiese della città e i Sacri Monti della regione.
Quiz
1. Quale tipo di collezione fa il valore del Museo Borgogna?
- Una collezione d'arte antica greco-romana
- La pittura piemontese del Rinascimento (Gaudenzio, Defendente Ferrari, Lanino)
- Un insieme d'arte contemporanea del Novecento
2. A chi deve il museo la sua collezione?
- Al collezionista Antonio Borgogna, per il suo lascito
- Alla casa Savoia
- A una confraternita religiosa di Vercelli
3. In quale città del Piemonte si trova il museo?
- A Novara
- A Torino
- A Vercelli
