HitsMap

Musei del Rinascimento

I Musei Civici di Pesaro (l'Incoronazione della Vergine di Bellini)

Pesaro

Vi sono città che si crede di conoscere per il loro lungomare e che nascondono, a pochi passi dalla riva adriatica, un capolavoro capace di trattenere lo sguardo una vita intera. Pesaro è di queste. Nelle sale dei suoi Musei Civici, nel cuore della città vecchia, una grande pala domina tutto il resto: l'Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini, ciò che si chiama tradizionalmente la Pala di Pesaro. Dipinta, si dice, negli anni 1471-1475, condensa in una sola immagine tutto ciò che la pittura veneziana portava allora di nuovo al mondo — la luce, il colore atmosferico, e soprattutto quell'idea sconvolgente di aprire lo schienale di un trono sacro su un paesaggio reale. Attorno a questo vertice, il museo dispiega un'altra gloria della regione: la sua collezione di maioliche, testimone di un centro ceramico che irraggiò su tutto il Rinascimento italiano.

Pesaro e i suoi musei

Pesaro, sulla costa delle Marche, fu una signoria contesa e poi un feudo prestigioso, a lungo legato agli Sforza e poi ai Della Rovere che regnarono anche sul vicino ducato di Urbino. Questa doppia appartenenza — città portuale e raffinata corte del Rinascimento — spiega la ricchezza del suo patrimonio. I Musei Civici di Pesaro riuniscono oggi, sotto una stessa istituzione, una pinacoteca e un notevole gabinetto di ceramiche, generalmente presentati in un palazzo del centro storico. Vi si seguono più strati: opere medievali e rinascimentali, insiemi più tardivi, e il fondo ceramico che fa la particolare fama del luogo. Lo spirito è quello di un museo di pittura raddoppiato da un museo delle arti del fuoco, dove il visitatore passa dagli ori di una pala ai monocromi di un piatto d'apparato. Vanno subito distinti questi strati: la protagonista assoluta resta il Bellini, ma il museo non è un museo «monografico» — è una collezione composita, plasmata da lasciti e acquisizioni successivi, di cui si conserverà la prudenza di non mescolare le epoche.

L'Incoronazione della Vergine di Bellini

L'Incoronazione della Vergine mostra il Cristo che pone la corona sul capo della madre, entrambi seduti su un vasto trono di marmo, circondati da santi che stanno in piedi ai due lati — si citano generalmente, agli angoli, figure come san Paolo, san Pietro, san Girolamo e san Francesco, ma l'identificazione precisa e la disposizione restano da confermare secondo le fonti. L'insieme sarebbe stato concepito come una grande pala d'altare, accompagnata da una predella — quella fascia orizzontale di piccoli pannelli, alla base dell'opera, che dispiega scene narrative e figure di santi. Bellini vi dispiega una gravità nuova: i volti sono gravi e interiorizzati, i panneggi ampi, i colori sordi e sontuosi. Vi si avverte l'influenza, sensibile nel pittore veneziano di quegli anni, di un'arte più costruita, più scultorea — la critica evoca volentieri il contatto con Piero della Francesca e con il mondo di Urbino, senza che se ne debba fare una certezza. La datazione attorno al 1471-1475 è quella che tradizionalmente ritiene la storia dell'arte; la si darà al condizionale, come si conviene a un'opera non documentata con precisione.

L'invenzione del paesaggio nel trono

È il dettaglio che fa la leggenda di quest'opera, e merita che vi ci si soffermi. Il trono di marmo, invece di chiudersi su un fondo dorato o su un drappo, è traforato all'altezza dello schienale da un'apertura rettangolare, come una finestra. E per quella finestra lo sguardo si evade: si scopre un paesaggio luminoso, colline dolci, un cielo chiaro, e una fortezza — un castello arroccato — che àncora la scena sacra in una geografia quasi tangibile. Si è spesso voluto riconoscere in questa sagoma una piazzaforte delle Marche, la rocca di Gradara per esempio; l'identificazione è seducente ma resta un'ipotesi da verificare. Ciò che è certo è l'audacia dell'idea. Trasformando lo schienale del trono in cornice, Bellini fa entrare il mondo reale al centro del mistero cristiano. Il paesaggio non è più uno sfondo lontano relegato ai lati: diventa il cuore ottico del dipinto, incorniciato come un quadro nel quadro. È una delle più belle dimostrazioni di ciò che il Rinascimento veneziano sapeva fare della luce e dello spazio, e una delle invenzioni più commentate della prima maturità di Bellini.

Le maioliche rinascimentali

L'altro grande fondo del museo è ceramico. Pesaro, con Urbino, Castel Durante (oggi Urbania) e Gubbio, fu uno dei centri maggiori della maiolica italiana — quella ceramica a smalto stannifero, dipinta a colori vivi e cotta ad alta temperatura, che conobbe nel Rinascimento un raffinamento straordinario. La collezione riunita ai Musei Civici ne offre un panorama: piatti d'apparato, coppe, vasi, decori detti istoriato dove l'intera superficie si copre di scene narrative dipinte come quadri in miniatura — episodi mitologici, biblici o storici ispirati alle incisioni e ai grandi modelli dell'epoca. Vi si ammirano anche i giochi di lustro metallico, quei riflessi dorati o iridescenti ottenuti con una terza cottura, specialità che fece la gloria di botteghe della regione. Questa collezione non è un semplice appendice decorativa: ricorda che il Rinascimento delle Marche fu anche una civiltà dell'oggetto, dove il piatto da banchetto poteva portare tanta invenzione pittorica quanta una tavola dipinta. Il dettaglio delle attribuzioni di bottega e delle datazioni richiederà, anche qui, la prudenza.

Portata

I Musei Civici di Pesaro occupano un posto singolare nella carta del Rinascimento. Conservano una delle grandi pale di Giovanni Bellini — un traguardo nella storia del paesaggio occidentale, per quella finestra aperta dietro il trono — e uno dei più begli insiemi di maioliche della penisola. La città, a lungo nell'orbita di Urbino e dei Della Rovere, mostra qui i due volti dell'arte del suo tempo: la pittura d'altare che cerca l'infinito dietro la figura sacra, e l'arte del fuoco che porta la cultura umanistica fin sulla tavola. Per chi percorre le Marche, è una tappa che collega il vertice veneziano alla tradizione ceramica locale.

Da non perdere

  • L'Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini, capolavoro assoluto del museo.
  • L'apertura a finestra dietro il trono, con il suo paesaggio e il suo castello — l'invenzione che fa la celebrità dell'opera.
  • La predella associata alla pala, con le sue piccole scene narrative.
  • I volti gravi e i panneggi scultorei dei santi che circondano il trono.
  • Le maioliche istoriato, piatti e coppe dipinti come quadri.
  • I pezzi a lustro metallico, riflessi dorati e iridescenti della ceramica rinascimentale.

Informazioni pratiche

I Musei Civici di Pesaro si trovano nel centro storico della città, nelle Marche. L'allestimento, la collocazione precisa delle opere e l'organizzazione delle sale possono variare al ritmo dei riordini e dei prestiti: la presentazione dell'Incoronazione della Vergine e il percorso delle maioliche possono differire da una visita all'altra. Per gli orari, i giorni di chiusura e le condizioni d'accesso, si consiglia vivamente di verificare presso l'istituzione prima di spostarsi. Il centro di Pesaro si percorre agevolmente a piedi.

Quiz

Quale pittore veneziano è autore della grande Incoronazione della Vergine conservata a Pesaro? Giovanni Bellini.

Quale invenzione rende questa pala così celebre nella storia del paesaggio? Lo schienale del trono è traforato da un'apertura che si apre, come una finestra, su un paesaggio con un castello.

Di quale arte del fuoco Pesaro fu, con Urbino, un grande centro nel Rinascimento? La maiolica, la ceramica dipinta a smalto stannifero.