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Musei del Rinascimento

Il Museo Stefano Bardini

Florence

Nel cuore dell'Oltrarno, la riva sinistra popolare e artigiana di Firenze, il Museo Stefano Bardini occupa un antico convento trasformato in palazzo-galleria da uno dei personaggi più affascinanti del mercato dell'arte europeo. Né museo statale costituito secondo una logica scientifica, né semplice collezione privata, è anzitutto la messa in scena di uno sguardo: quello di un antiquario di genio che fece della sua dimora una vetrina, un catalogo vivente e un manifesto estetico. Vi si entra meno per seguire un filo cronologico che per capire come un uomo dell'Ottocento ricomponeva il passato italiano a destinazione dei grandi collezionisti del mondo.

Stefano Bardini, principe degli antiquari

Stefano Bardini (1836-1922), nato a Pieve Santo Stefano in Toscana, si formò dapprima alla pittura prima di volgersi al commercio di oggetti d'arte, attività allora in piena espansione in un'Italia da poco unificata dove circolavano quantità di opere provenienti da chiese, conventi e palazzi smembrati. In pochi decenni divenne uno dei mercanti più potenti d'Europa, fornendo musei e fortune private, dalle collezioni berlinesi al mondo anglosassone. Fu soprannominato il «principe degli antiquari».

La sua influenza superò la semplice vendita. Bardini restaurava, rimontava, talvolta ricomponeva insiemi a partire da elementi disparati: cornici, boiserie, frammenti architettonici. Questa pratica, corrente all'epoca, invita oggi alla prudenza sull'origine e l'integrità di alcuni pezzi. Uomo d'affari accorto, costituì anche una collezione personale che non vendette mai, e che lasciò in eredità alla Città di Firenze alla sua morte nel 1922, insieme al palazzo che la ospitava. Il museo civico aprì così le porte nel 1925.

Non va confuso con la Villa Bardini, sulla vicina collina di Costa San Giorgio, legata ad altri personaggi e nota per i suoi giardini: due luoghi distinti, malgrado la vicinanza del nome e del quartiere.

Il palazzo blu e il suo allestimento

L'edificio stesso è un'opera. Bardini acquistò l'antica chiesa e il convento di San Gregorio della Pace e li fece profondamente rimaneggiare alla fine dell'Ottocento per creare un vasto scrigno espositivo. Vi integrò elementi autentici recuperati altrove — portali, scale, soffitti a cassettoni — in un'architettura neorinascimentale concepita per valorizzare la merce oltre che per abitarla.

Il tratto più memorabile resta il colore delle pareti: un blu profondo, saturo, divenuto così caratteristico che oggi si parla di «blu Bardini» (talvolta accostato al «blu di Prussia»). Questo fondo scuro non era una semplice scelta decorativa; isolava ogni scultura, ogni cornice dorata, ogni arazzo, facendone risaltare i volumi e gli ori come su un espositore di gioielliere. L'allestimento voluto da Bardini — accostamenti fitti, dialogo tra le epoche, effetti di prospettiva — è stato ampiamente restaurato durante la ristrutturazione che ha preceduto la riapertura al pubblico a cavallo degli anni 2000-2010, facendo del luogo una rara testimonianza conservata del gusto museografico di un antiquario dell'Ottocento. La collezione è eclettica per natura: sculture, dipinti, mobili, ceramiche, cornici, tappeti, armi e armature vi convivono, riflesso di un mercato dove tutto si vendeva.

I capolavori: Giambologna, il Porcellino, sculture rinascimentali

Al di là dell'atmosfera, il Bardini conserva diversi pezzi di primo piano.

Il più celebre è senza dubbio il Diavolino, piccolo bronzo attribuito al Giambologna (Jean de Boulogne, 1529-1608), il grande maestro fiammingo della scultura fiorentina manierista. La figura diabolica sarebbe servita da modello o da insegna per un angolo di palazzo del centro cittadino — il Canto del Diavolo presso il palazzo Vecchietti —, essendo l'originale entrato nel museo mentre una copia segna ancora la via. L'attribuzione al Giambologna stesso, anziché alla sua bottega, richiede la consueta prudenza.

Il museo ospita anche, secondo la tradizione, il cinghiale di bronzo originale di Pietro Tacca (1577-1640), allievo del Giambologna: la famosa fontana detta Il Porcellino, di cui la versione esposta all'aperto al Mercato Nuovo è una copia destinata a proteggere l'opera antica dalle intemperie e dall'usura delle mani dei visitatori — vuole la leggenda che si strofini il grugno dell'animale per assicurarsi un ritorno a Firenze. Tacca si era a sua volta ispirato a un marmo antico. Anche qui, statuto esatto e datazione precisa del pezzo conservato meritano verifica.

La collezione conta inoltre un insieme di sculture e rilievi del Rinascimento fiorentino: Madonne col Bambino in terracotta, in stucco o in marmo, nella tradizione delle botteghe del Quattrocento. Tra i pezzi notevoli figura una Carità che la tradizione riferisce all'ambito o alla cerchia di Donatello — attribuzione da considerare al condizionale, come per molti rilievi di devozione prodotti in serie all'epoca. Vi si trovano ancora opere avvicinate a nomi come Tino di Camaino o i della Robbia, oltre a una notevole collezione di cornici antiche, di cui Bardini era un conoscitore appassionato, e insiemi di armi, armature e tappeti che ricordano l'ampiezza del suo commercio.

Vanno dunque distinte nettamente due strati: da un lato, la collezione eclettica di un mercante, eterogenea e ineguale; dall'altro, un piccolo numero di veri capolavori rinascimentali e manieristi che giustificano da soli la visita.

Da non perdere

  • Il Diavolino del Giambologna, piccolo bronzo dal soggetto insolito, pezzo di punta del museo.
  • Il cinghiale originale del Porcellino attribuito a Pietro Tacca, l'antenato della fontana del Mercato Nuovo.
  • La Carità riferita alla cerchia di Donatello e i rilievi di Madonne col Bambino del Quattrocento.
  • Le sale dal «blu Bardini», esempio raro di allestimento d'antiquario conservato.
  • La collezione di cornici dorate, di tappeti e di armi, testimonianza del gusto e del commercio di Bardini.

Informazioni pratiche

Museo civico della Città di Firenze, situato nell'Oltrarno, vicino alla Piazza dei Mozzi e non lontano dal Ponte alle Grazie, tra gli Uffizi e il quartiere di San Niccolò. Il biglietto è in genere distinto dai grandi musei statali; biglietti combinati con altri musei civici fiorentini esistono secondo i periodi. L'accesso è facile a piedi dal centro. I giorni e gli orari di apertura, spesso ridotti ad alcuni giorni della settimana, vanno verificati prima della visita sul sito ufficiale dei musei civici fiorentini.

Quiz

  1. Quale soprannome si dava a Stefano Bardini?
  • a) Il pittore degli Uffizi
  • b) Il principe degli antiquari
  • c) Il duca dell'Oltrarno
  1. Di quale animale il Porcellino conservato al Bardini è l'originale in bronzo?
  • a) Un cinghiale
  • b) Un leone
  • c) Un toro
  1. Quale colore emblematico ricopre le pareti del museo?
  • a) Un rosso pompeiano
  • b) Un verde oliva
  • c) Un blu profondo, detto «blu Bardini»