Sono poche le città in cui la pittura sembra a tal punto nata da sé. Parma, capitale di un piccolo ducato destinato a grande fortuna, vide sbocciare nel giro di una generazione due temperamenti che bastarono a fare scuola: Antonio Allegri, detto il Correggio, e Francesco Mazzola, detto il Parmigianino. La Galleria Nazionale, collocata nell'immenso Palazzo della Pilotta dei Farnese, conserva il cuore di questa avventura. Vi si entra per la dolcezza fusa del primo e l'eleganza nervosa del secondo; se ne esce con la sensazione di aver capito come, lontano da Roma e da Firenze, una maniera propriamente parmense abbia saputo nascere, sedurre e diffondersi. A ciò si aggiunge, quasi in segreto, un foglio disegnato di una celebrità sproporzionata, una testa di giovane donna scarmigliata che la tradizione riferisce a Leonardo da Vinci: la Scapiliata.
La Pilotta e la Galleria
Il Palazzo della Pilotta non è un palazzo in senso ordinario, ma un colossale complesso di mattoni edificato a partire dalla fine del Cinquecento per i Farnese, duchi di Parma e Piacenza. Il suo nome verrebbe, si dice, da un gioco di palla (la pelota) che vi si sarebbe praticato nei cortili. L'insieme, mai del tutto completato e duramente provato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, ospita oggi più istituzioni: la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico Nazionale, il celebre Teatro Farnese e la Galleria Nazionale propriamente detta. Quest'ultima affonda le radici nelle collezioni ducali, arricchite nei secoli dai Borbone e poi dallo Stato italiano. Il suo percorso moderno, riordinato nel corso di campagne museografiche successive, vuole essere una traversata della scuola emiliana, con vertice incontestato il duo Correggio-Parmigianino. Va tenuto presente che l'allestimento di un tale insieme resta per natura mobile: restauri, prestiti e rotazioni possono spostare questa o quella opera.
Il Correggio della collezione
Il Correggio, attivo nel primo terzo del Cinquecento, è uno di quei pittori di cui si dice che inventano una luce. In lui i contorni si dissolvono, le carni respirano, gli sguardi si velano di una tenerezza quasi sensuale: quello sfumatoereditato da Leonardo, egli lo porta a una sorta di incandescenza intima. La Galleria conserva diversi suoi dipinti maggiori. Si citano volentieri laMadonna della Scodella, scena del riposo durante la fuga in Egitto dove la Vergine attinge acqua mentre Giuseppe coglie datteri; la Deposizionee ilMartirio di quattro santi, due tele di una stessa vena drammatica; e soprattutto la Madonna di san Girolamo, detta Il Giorno, una delle sue composizioni più ammirate, immersa in un chiarore dorato e in una grazia fluida. Queste attribuzioni e datazioni, che fanno consenso, conviene sempre verificarle sul cartellino: la maniera del Correggio, per quanto personale appaia, suscitò copie e varianti.
Il Parmigianino, la Schiava turca
Di fronte alla dolcezza del Correggio, il Parmigianino oppone un'eleganza più tesa, più intellettuale: allungamenti preziosi, pose complesse, raffinatezza da orefice. Genio precoce, viaggiatore inquieto, incarna a Parma il versante manierista del Rinascimento. La Galleria ospita, tra i suoi fiori all'occhiello, la Schiava turca, ritratto di una giovane donna dal turbante di piume il cui titolo, tardivo e probabilmente errato, designa meno una prigioniera che una dama di rango colta in tutta la sua altera presenza. Lo sguardo lievemente distolto, la mano posata con naturalezza, la stoffa trattata con una virtuosità da miniatore: tutto vi dice l'arte del ritratto portata a un punto di incandescenza. Vi si vede anche un Autoritratto e altri fogli o tavole che testimoniano la sua febbre inventiva. Anche qui la prudenza si impone sulla lista precisa dei pezzi esposti in un dato momento.
La Scapiliata di Leonardo
In questo concerto parmense, un foglio venuto d'altrove trattiene a lungo il visitatore: la Testa di fanciulla, più nota con il nome di Scapiliata(«la scarmigliata»). Si tratta di una piccola testa di giovane donna, dalle palpebre abbassate e dalla capigliatura disfatta, eseguita su tavola a terra d'ombra, biacca e lumeggiature, in uno stato di apparente incompiutezza che ne accresce il mistero. La tradizione la attribuisce a Leonardo da Vinci, e una menzione antica negli inventari gonzagheschi di Mantova alimenta questa filiazione. Bisogna però mantenere tutta la misura del condizionale: l'attribuzione come la datazione restano discusse, e alcuni vi vedono piuttosto un'opera della sua cerchia o di un seguace emiliano sensibile al suosfumato. Comunque sia, questo volto sembra condensare tutto ciò che la pittura parmense doveva all'esempio leonardesco: la fusione delle ombre, l'emozione trattenuta, quel modo di far nascere un'anima da un semplice modellato.
Il Teatro Farnese, da distinguere
Bisogna guardarsi dal confondere la pinacoteca con il luogo che le sta accanto. Il Teatro Farnese, immensa sala di spettacolo interamente costruita in legno e stucco all'inizio del Seicento per la corte ducale, appartiene a un altro capitolo: rientra nell'estetica barocca nascente, non nel Rinascimento. Distrutto e poi ricostruito nel dopoguerra, impressiona per le sue gradinate a ferro di cavallo e la sua pionieristica macchineria scenica. Lo si visita nello stesso complesso della Pilotta, spesso in successione con la Galleria, ma non può entrare nel racconto dei capolavori del Correggio e del Parmigianino: menzionarlo qui significa soprattutto invitare a non mescolare le epoche.
Portata
La Galleria Nazionale di Parma non è soltanto una bella collezione provinciale: è il luogo dove si legge, in forma concentrata, la nascita di una scuola. Il Correggio e il Parmigianino vi formano un dittico esemplare — la dolcezza e l'eleganza, il fuso e la tensione — la cui influenza si irradiò ben oltre l'Emilia, fino ad alimentare il manierismo europeo. In ciò Parma merita il suo posto accanto a Firenze, Roma o Venezia nella geografia del Rinascimento italiano. La presenza di un foglio riferito a Leonardo, se la sua attribuzione resta da confermare, dice ancora la circolazione dei modelli e delle mani attraverso la penisola. Visitare la Pilotta significa comprendere che un focolaio d'arte può nascere fuori dai grandi centri, e produrvi una luce che appartiene solo a lui.
Da non perdere
- La Madonna di san GirolamodettaIl Giorno, vertice luminoso del Correggio.
- La Madonna della Scodella, tenero riposo della Sacra Famiglia.
- La Schiava turca del Parmigianino, ritratto dall'eleganza sovrana.
- L'Autoritratto del Parmigianino, testimone del suo genio precoce.
- La Scapiliata, testa scarmigliata attribuita a Leonardo da Vinci.
- Il Teatro Farnese accanto, per misurare il passaggio dal Rinascimento al barocco (fuori dal percorso pittorico).
Informazioni pratiche
La Galleria Nazionale occupa il Palazzo della Pilotta, al centro di Parma, in un complesso che riunisce più musei e il Teatro Farnese. Si raccomanda di verificare prima della visita i giorni e gli orari di apertura, le modalità di biglietteria (spesso comune con il Teatro Farnese) e lo stato dell'allestimento, che può variare al ritmo dei restauri e dei prestiti. Alcune opere di punta possono essere temporaneamente assenti o spostate: nessuna lista qui può garantirne la presenza a una data precisa. Un tempo generoso permette di apprezzare il percorso, vasto e denso.
Quiz
Quale pittore, attivo a Parma all'inizio del Cinquecento, è autore della Madonna di san Girolamo detta Il Giorno? Il Correggio
Con quale titolo è noto il celebre ritratto femminile del Parmigianino conservato alla Galleria? La Schiava turca
A quale maestro la tradizione attribuisce il disegno della Scapiliata? Leonardo da Vinci
