Collocata all'ultimo piano del Palazzo dei Musei, la Galleria Estense è tra le più importanti gallerie di pittura d'Italia. Non è nata da un lascito isolato né da una fondazione museale moderna, ma dal lungo desiderio di una dinastia: gli Este, signori e poi duchi di Ferrara, di Modena e di Reggio, che furono per oltre due secoli tra i mecenati più accorti della penisola. Ciò che oggi si scopre in queste sale è dunque la memoria di un gusto principesco, pazientemente accumulato, spostato, talvolta amputato, ma mai privo di coerenza. Vi si attraversa la pittura ferrarese del Quattrocento, il manierismo emiliano del Cinquecento, la dotta dolcezza del Correggio, prima che vi si aggiunga — bisogna dirlo subito per non confondere gli strati — un versante nettamente barocco, quello del Bernini e di Velázquez, posteriore al Rinascimento.
Gli Este e la loro collezione
La storia della galleria si confonde con quella del potere estense. A lungo insediati a Ferrara, dove la loro corte fu uno dei focolai dell'umanesimo italiano, gli Este riunirono dipinti, sculture, medaglie e oggetti preziosi nelle residenze di famiglia. Nel 1598, alla morte di Alfonso II senza erede diretto, Ferrara tornò allo Stato pontificio; il ramo cadetto, guidato da Cesare d'Este, ripiegò su Modena, portando con sé una parte considerevole delle collezioni. Questo trasferimento del 1598 è il gesto fondatore della galleria modenese: spiega perché una città dell'Emilia conservi oggi un fondo così profondamente segnato dall'arte di Ferrara.
I duchi di Modena, primo fra tutti Francesco I d'Este, proseguirono lo sforzo di collezione nel Seicento. La galleria conobbe poi le sue vicissitudini: una parte notevole dei dipinti fu venduta nel Settecento all'elettore di Sassonia e si trova oggi a Dresda, episodio spesso citato per misurare ciò che Modena ha perduto. Il nucleo rimasto sul posto, riorganizzato nei secoli, forma la Galleria Estense così come la conosciamo, aperta al pubblico nell'ambito del Palazzo dei Musei.
Cosmè Tura e la scuola ferrarese
Il cuore rinascimentale della galleria è senza dubbio il suo fondo ferrarese. Cosmè Tura (1430 circa-1495), presunto fondatore di questa scuola singolare, vi è rappresentato da opere in cui si legge una maniera aspra, nervosa, quasi metallica: figure angolose, panneggi taglienti, luce minerale. La pittura di Ferrara, con Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti, sviluppò nel Quattrocento un linguaggio a parte, nutrito di influenze fiamminghe e padovane, lontano dalla dolcezza toscana. Vedere queste tavole a Modena significa comprendere perché la corte estense fu un laboratorio visivo oltre che un luogo di potere. La galleria prolunga questo racconto con maestri veneti di cui la collezione si è arricchita — vi si riferiscono tradizionalmente opere di Giovanni Bellini e di Cima da Conegliano —, testimoni degli scambi tra Ferrara e la laguna. Le attribuzioni e l'allestimento preciso di questi pezzi richiedono la consueta prudenza.
Dosso Dossi e il Correggio
Nel Cinquecento la pittura ferrarese si rinnova con Dosso Dossi (1486 circa-1542) e il fratello Battista Dossi, pittori di corte di Alfonso I. In Dosso il Rinascimento si tinge di un'immaginazione poetica e a tratti fantastica: paesaggi luminosi, figure mitologiche, atmosfere che si sono potute avvicinare all'universo dell'Ariosto, poeta anch'egli legato agli Este. Le loro opere sono tra i fiori all'occhiello del museo.
Accanto a loro, la galleria conserva dipinti del Correggio (Antonio Allegri, 1489 circa-1534), uno dei più grandi maestri dell'Emilia, nativo della regione. La sua pittura, tutta sfumato e tenerezza, arditi scorci e chiarori madreperlacei, annuncia già gli sviluppi del secolo successivo senza mai lasciare il terreno dell'Alto Rinascimento. L'incontro, in un solo luogo, dell'asprezza ferrarese di Tura e della soavità correggesca offre uno dei contrasti più istruttivi della pittura italiana.
Lo strato barocco da distinguere
Sarebbe ingannevole presentare la Galleria Estense come un museo puramente rinascimentale. Il regno di Francesco I d'Este (Seicento) vi ha lasciato un'impronta francamente barocca, da tenere distinta dal fondo precedente. Due capolavori la incarnano. Il primo è il busto in marmo di Francesco I d'Este di Gian Lorenzo Bernini: scultura d'apparato dal panneggio vorticoso e dallo sguardo vivo, appartiene pienamente all'arte barocca romana, non al Rinascimento. Il secondo è il ritratto di Francesco I d'Este di Diego Velázquez, altro vertice del Seicento. Vi si aggiungono tele del Guercino (Giovanni Francesco Barbieri), anch'egli barocco emiliano. Queste opere, prestigiose, non vanno collocate tra gli strati rinascimentali: testimoniano un momento di gusto posteriore, in cui il duca cercava di magnificare la propria immagine attraverso i più grandi artisti del suo tempo.
Portata
La Galleria Estense vale insieme come collezione e come documento. Mostra, quasi in sezione, la traiettoria di una dinastia di mecenati, dalla Ferrara umanistica del Quattrocento alla corte barocca di Modena. Per chi si interessa al Rinascimento è un passaggio obbligato: da nessun'altra parte la scuola di Ferrara è così leggibile, e la presenza del Correggio vi àncora l'Emilia alla grande pittura. La sua fama supera largamente la città, e figura tra le gallerie pubbliche italiane di primo piano.
Da non perdere
- Le tavole di Cosmè Tura, cuore della scuola ferrarese del Quattrocento.
- Le opere di Dosso Dossi e Battista Dossi, immaginazione poetica della corte di Alfonso I.
- I dipinti del Correggio, sfumato e grazia dell'Alto Rinascimento emiliano.
- I pezzi veneti riferiti a Bellini e Cima da Conegliano (attribuzioni da verificare sul posto).
- Il busto di Francesco I d'Este del Bernini — capolavoro barocco, da distinguere dal fondo rinascimentale.
- Il ritratto di Francesco I di Velázquez, vertice del Seicento spagnolo conservato a Modena.
Informazioni pratiche
La galleria occupa l'ultimo piano del Palazzo dei Musei, in piazza Sant'Agostino, al centro di Modena. Orari e tariffe possono variare secondo la stagione e la programmazione: è prudente verificarli presso l'istituzione prima della visita. L'allestimento delle sale può cambiare al ritmo dei restauri, dei prestiti e dei riordini; alcune opere qui menzionate possono essere temporaneamente spostate o non esposte.
Quiz
In quale anno la collezione degli Este fu trasferita da Ferrara a Modena? Nel 1598, dopo il ritorno di Ferrara allo Stato pontificio.
Quale pittore aspro e nervoso fonda la scuola ferrarese rappresentata nella galleria? Cosmè Tura.
Il busto di Francesco I d'Este del Bernini appartiene al Rinascimento? No: appartiene all'arte barocca, posteriore al Rinascimento.
