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Musei del Rinascimento

La Galleria Nazionale delle Marche

Urbino

Ospitata nelle sale del Palazzo Ducale di Urbino, la Galleria Nazionale delle Marche è tra i musei più preziosi d'Italia. Il luogo e la collezione si rispondono: un palazzo ritenuto un manifesto dell'ideale architettonico del Rinascimento custodisce oggi alcuni dei capolavori pittorici più studiati di quello stesso momento. Il visitatore attraversa gli appartamenti ducali, sale gli scaloni d'apparato e scopre, sala dopo sala, un insieme dove la pittura delle Marche, della Toscana e di Venezia dialoga sotto le volte volute dalla corte di Urbino. Poiché l'architettura del palazzo è oggetto di una scheda distinta, qui ci si concentra soprattutto su ciò che le sue mura racchiudono: i dipinti, le tavole e le predelle che fanno la fama del museo.

Va precisato subito che l'allestimento di un museo di questa portata può variare. Le sale vengono talvolta riordinate e alcune opere maggiori viaggiano al ritmo dei prestiti concessi alle grandi mostre internazionali. Un'opera qui descritta potrebbe dunque, occasionalmente, essere assente o spostata: meglio verificare la presenza dei pezzi che motivano in particolare la visita.

La «Flagellazione di Cristo» di Piero della Francesca

Se si dovesse citare un solo dipinto, sarebbe senza dubbio la «Flagellazione di Cristo» di Piero della Francesca. Di formato modesto, questa tavola è una delle opere più commentate di tutta la storia dell'arte occidentale. La sua composizione, di un rigore matematico quasi intimidatorio, ripartisce la scena in due: a sinistra, in secondo piano, la flagellazione di Cristo si svolge sotto un portico costruito secondo una prospettiva di assoluta precisione; a destra, in primo piano, tre personaggi enigmatici stanno in piedi, apparentemente estranei al dramma che si consuma dietro di loro.

È proprio questa stranezza ad alimentare da tempo l'enigma del dipinto. L'identità delle tre figure, il senso del loro conciliabolo, il significato esatto dell'insieme hanno dato luogo a innumerevoli interpretazioni, senza che nessuna faccia consenso. Ciò che si può affermare senza rischio, invece, riguarda il dominio dello spazio: Piero, anche teorico della prospettiva, vi dispiega una scienza del punto di fuga, del pavimento e della luce che fa di questa piccola tavola un vertice della costruzione geometrica. La misura dei colori, la chiarezza fredda dell'architettura e il silenzio della scena ne rafforzano ancora la potenza.

Lo stesso artista è presente nel museo con la «Madonna di Senigallia», Vergine col Bambino di raccolta gravità, dove la luce soffusa e la resa delicata delle materie testimoniano un'attenzione quasi fiamminga al dettaglio.

La tavola della «Città ideale»

Altra icona del museo, la tavola detta della «Città ideale» offre l'immagine più celebre dell'urbanistica sognata del Rinascimento. Rappresenta una piazza deserta, fiancheggiata da edifici dalle proporzioni armoniose, dominata da un edificio centrale circolare, il tutto ordinato secondo una prospettiva a punto di fuga unico e rigorosamente centrato. Nessuna figura umana viene a turbare quello spazio: è l'architettura stessa, idealizzata, geometrica e luminosa, a essere il vero soggetto.

L'attribuzione di questa tavola resta dibattuta. Gli storici l'hanno di volta in volta avvicinata a Francesco di Giorgio Martini, a Luciano Laurana, a Piero della Francesca o al loro ambito, senza risolvere definitivamente. Questa incertezza non intacca il suo valore di emblema: il dipinto condensa da solo il sogno di una città perfetta, dove l'ordine matematico e la bellezza si confondono, così come la cultura dotta della corte di Urbino poteva concepirlo. Lo si guarda oggi come un manifesto dipinto, eloquente quanto un trattato.

Raffaello e «La Muta»

Poiché Urbino è la città natale di Raffaello, è naturale che il museo onori il suo figlio più illustre. Vi si vede in particolare «La Muta», ritratto di una donna dalle mani incrociate, colta in un'immobilità pensosa. L'opera seduce per la sobrietà dell'impaginazione, la dolcezza del modellato e l'intensità trattenuta dello sguardo. Il soprannome di «muta» rimanda all'espressione riservata, quasi segreta, del modello, la cui identità non è accertata.

Questo ritratto testimonia l'arte del giovane Raffaello, ancora vicino alla lezione del suo maestro Perugino ma già sorretto da quella grazia e da quell'equilibrio che ne faranno la gloria. La presenza di una simile opera a Urbino dà alla visita una risonanza particolare, restituendo la pittura alla città che vide nascere il pittore.

Paolo Uccello e la predella del «Miracolo dell'ostia profanata»

Il museo conserva inoltre una notevole predella di Paolo Uccello, dedicata al «Miracolo dell'ostia profanata». Questa lunga fascia dipinta, fatta per ornare la base di una pala, si legge come una vera narrazione in più episodi successivi. Racconta una storia di profanazione e di castigo legata a un'ostia consacrata, dispiegata in scene che il pittore ha trattato con il suo senso così personale della prospettiva, degli interni e del colore.

Vi si ritrova il gusto di Uccello per gli spazi costruiti, i pavimenti fuggenti e le architetture nitide, al servizio di un racconto vivo e colorato. La predella offre così un prezioso contrasto con le grandi tavole vicine: là dove Piero coltiva il silenzio e l'astrazione geometrica, Uccello dispiega il movimento, l'aneddoto e la profusione dei dettagli.

A questi vertici si aggiungono, a seconda delle sale e dell'allestimento del momento, altri maestri del Rinascimento. Opere attribuite a Tiziano o ad altri pittori veneti e centro-italiani possono esservi presentate, allargando il percorso oltre il solo centro di Urbino.

Da non perdere

  • La «Flagellazione di Cristo» di Piero della Francesca, per il suo enigma e la sua ineguagliata prospettiva matematica.
  • La «Madonna di Senigallia» dello stesso Piero, per la finezza della sua luce e delle sue materie.
  • La tavola della «Città ideale», emblema dipinto dell'urbanistica sognata del Rinascimento.
  • «La Muta» di Raffaello, ritratto nativo di Urbino di un'intensità trattenuta.
  • La predella del «Miracolo dell'ostia profanata» di Paolo Uccello, racconto per immagini pieno di movimento.

Informazioni pratiche

La Galleria Nazionale delle Marche è un museo nazionale ospitato nel Palazzo Ducale, nel cuore del centro storico di Urbino, iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1998. La visita unisce la scoperta degli appartamenti ducali a quella delle collezioni di pittura. Orari di apertura, tariffe, giorni di chiusura ed eventuali condizioni di prenotazione possono cambiare e conviene verificarli prima dello spostamento, preferibilmente sulle fonti ufficiali del museo. Come indicato, l'allestimento può variare e alcune opere di punta potrebbero essere momentaneamente assenti per prestiti: una verifica preventiva è raccomandata per non mancare un pezzo preciso.

Quiz

  1. Quale pittore è autore della celebre «Flagellazione di Cristo» conservata a Urbino?
  • Sandro Botticelli
  • Piero della Francesca
  • Caravaggio
  1. Che cosa rappresenta la tavola della «Città ideale»?
  • Una battaglia navale
  • Una piazza urbana ideale in prospettiva centrata
  • Un paesaggio di campagna
  1. Quale grande pittore del Rinascimento nacque a Urbino?
  • Raffaello
  • Leonardo da Vinci
  • Tiziano