Lontano dalle folle che si accalcano agli Uffizi o all'Accademia, una porta discreta di via Cavour si apre su uno dei luoghi più raffinati di Firenze. Il Chiostro dello Scalzo è un chiostro di dimensioni modeste, ma le sue pareti portano un ciclo di affreschi che gli intenditori collocano tra le grandi riuscite della pittura fiorentina del Cinquecento. Andrea del Sarto vi ha dispiegato, a monocromo, tutta la Vita di san Giovanni Battista, trasformando un semplice cortiletto di confraternita in un manifesto del disegno e della misura classica. È un luogo intimo, silenzioso, dove si comprende perché i contemporanei soprannominavano Andrea «il pittore senza errori».
La confraternita di San Giovanni Battista detta «lo Scalzo»
Il chiostro deve la sua esistenza alla Compagnia di San Giovanni Battista dello Scalzo, una confraternita di penitenti laici votata al santo patrono di Firenze. Come molte di queste compagnie, riuniva uomini di condizioni diverse che si ritrovavano per la preghiera, la carità e l'accompagnamento delle processioni. Il suo soprannome, «lo Scalzo», significa «lo scalzo»: nei cortei, il confratello che portava la croce camminava senza scarpe, in segno di umiltà e di penitenza. Questo dettaglio dice tutto dello spirito del luogo, lontano dall'apparato delle grandi chiese.
La confraternita disponeva di un oratorio e di questo piccolo chiostro attiguo, cuore della sua vita comunitaria. È questo spazio, quasi domestico, che scelse di far decorare. Il programma prescelto si imponeva da sé: la vita del suo santo protettore, Giovanni Battista, il Precursore, la cui figura irrigava tutta la devozione fiorentina. Il risultato superò senza dubbio le attese dei committenti, perché questo cantiere modesto avrebbe impegnato a intermittenza uno dei migliori pittori della città per quasi due decenni.
Il capolavoro a monocromo di Andrea del Sarto
L'insieme è quasi interamente opera di Andrea del Sarto (1486-1530), che vi lavorò su un lungo periodo, all'incirca tra il 1509 e il 1526. Questo ciclo lo accompagnò dunque attraverso gran parte della sua carriera di maturità, e vi si può seguire l'evoluzione della sua maniera, dal disegno ancora fermo degli esordi verso un'ampiezza più morbida e più sicura.
Il partito più sorprendente è quello del colore, o piuttosto della sua assenza. Tutto il ciclo è dipinto a grisaille, a monocromo, in una gamma di bruni e di grigi. Questa scelta non ha nulla di un ripiego economico: è una sfida che il pittore lancia a se stesso. Rinunciando al colore, Andrea imita il rilievo scolpito, il bassorilievo antico di pietra o di bronzo, e fa poggiare tutto l'effetto sul disegno, sul modellato e sulla luce. Ogni figura deve esistere per la sua sola plasticità. È un tour de force che rivela la padronanza del pittore senza il soccorso del colore, e il luogo assume così valore di dimostrazione: qui la pittura rivaleggia con la scultura.
Alle scene narrative si aggiungono figure allegoriche delle Virtù, anch'esse a monocromo, che ritmano le pareti e danno al ciclo la sua armatura morale. Queste personificazioni eleganti, drappeggiate all'antica, sono tra le più belle invenzioni dell'insieme e mostrano quanto Andrea avesse meditato l'arte degli Antichi tanto quanto quella dei contemporanei.
Un ciclo-laboratorio: la Vita del Battista
Gli affreschi si leggono come un racconto continuo dispiegato lungo le pareti: gli episodi della vita di Giovanni Battista vi si susseguono, dall'annuncio della sua nascita fino al dramma finale. Vi si seguono i grandi momenti della sua storia, la sua predicazione nel deserto, il battesimo del Cristo, l'incontro con Erode, in composizioni equilibrate dove l'artista cura il ritmo dei gesti e la chiarezza dell'azione.
Il cantiere non fu ininterrotto. Andrea del Sarto si assentò da Firenze, in particolare per un soggiorno alla corte di Francia, il che sospese il suo lavoro al chiostro. Durante una di queste assenze, due scene furono affidate al suo amico e talvolta socio Franciabigio (1484-1525), pittore fiorentino di talento che seppe calarsi nello spirito dell'insieme. Il confronto tra le due mani fa oggi la gioia degli appassionati, anche se la ripartizione esatta delle scene tra Andrea e Franciabigio resta discussa.
Disteso su quasi vent'anni, il ciclo ha valore di laboratorio. Vi si vede un artista tornare regolarmente su una stessa parete, affinare la sua lingua, mettere alla prova le sue idee di composizione. Il Chiostro dello Scalzo non è soltanto un decoro compiuto: è il diario visivo di un pittore al lavoro, il che spiega il posto particolare che occupa nella storia dell'arte fiorentina.
Da non perdere
- Il monocromo integrale: prendetevi il tempo di constatare come, senza un'oncia di colore, le figure acquistino il rilievo della scultura. È la chiave di tutto il ciclo.
- Le allegorie delle Virtù, drappeggiate all'antica, che punteggiano le pareti e rivaleggiano in eleganza con le scene narrative.
- Lo svolgersi della Vita del Battista, da percorrere nell'ordine per cogliere la logica del racconto e le variazioni di stile da un episodio all'altro.
- Le due scene di Franciabigio: cercate la differenza di mano con Andrea, un gioco d'occhio che è tutto il sale della visita.
- La scala intima del luogo stesso: un chiostro a misura d'uomo, calmo, che dà all'affresco una presenza che i grandi decori di chiesa non hanno.
Informazioni pratiche
Il Chiostro dello Scalzo si trova a Firenze, in via Cavour, a breve distanza dal convento di San Marco e dalla cattedrale. L'accesso è di solito gratuito, ma l'apertura è ridotta a certi giorni e fasce orarie soltanto; meglio verificare gli orari in vigore prima di recarvisi. Il luogo, piccolo e poco frequentato, si visita come complemento naturale di San Marco e del quartiere del Rinascimento fiorentino.
Quiz
- Qual è la particolarità tecnica del ciclo di affreschi del Chiostro dello Scalzo? È dipinto a monocromo, in grisaille, per imitare il rilievo scolpito.
- Che cosa significa il soprannome «Scalzo» dato alla confraternita? Vuol dire «scalzo»: il portacroce delle processioni camminava senza scarpe, per umiltà.
- Quale pittore eseguì due scene del ciclo durante un'assenza di Andrea del Sarto? Franciabigio.
