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Musei del Rinascimento

Il Cenacolo di Fuligno

Florence

In una via discreta del quartiere di San Lorenzo, a pochi passi dal mercato centrale di Firenze, si nasconde una delle più delicate testimonianze della pittura umbra in Toscana. Il Cenacolo di Fuligno non ha nulla di spettacolare dalla strada: una porta, un corridoio, e poi d'improvviso un antico refettorio la cui intera parete si apre su un'Ultima Cena immersa nella luce. Lontano dalla potenza drammatica di un Castagno o dalla teatralità di un Ghirlandaio, vi si respira una dolcezza, una serenità, un senso dello spazio che portano la firma di un maestro d'Umbria: Pietro Vannucci, detto il Perugino. Il luogo, a lungo poco noto, appartiene a quella costellazione di «cenacoli» fiorentini che fanno della città un museo quasi a cielo aperto dell'iconografia dell'Ultima Cena.

Il refettorio e la sua Cena

Il nome del luogo viene dal convento che lo ospitava. Si trattava del refettorio delle suore terziarie francescane insediate nel monastero di Sant'Onofrio, detto «di Foligno» (deformato in «Fuligno» alla fiorentina), perché la comunità sarebbe venuta dalla città umbra di Foligno. Come in tutti i conventi, il refettorio — la sala dove si consumavano i pasti in comune — era il luogo naturale per raffigurare l'Ultima Cena: l'immagine dell'ultimo pasto del Cristo accompagnava, parete dopo parete, quello delle religiose.

L'affresco occupa tutta la larghezza di una parete. Il Cristo troneggia al centro di una lunga tavola apparecchiata di bianco, circondato dai dodici apostoli disposti ai due lati. Giuda, secondo la tradizione, sta isolato da questo lato della tavola, separato dal gruppo. Ma l'essenziale dell'emozione non viene dalla tensione narrativa: viene dallo sfondo. Dietro la sala dove si svolge il pasto, una serie di arcate si apre su un paesaggio umbro luminoso — colline dolci, alberi esili, cielo chiaro e profondo, architetture leggere che si perdono nell'atmosfera. Questo modo di arieggiare la scena con uno squarcio paesaggistico, questa luce argentea, questi volti dai tratti regolari e come quieti sono tipici dell'universo peruginesco, dove il sentimento religioso si esprime attraverso la calma anziché il pathos.

Sopra la Cena, in una lunetta, figura una scena della Passione — tradizionalmente identificata come una Preghiera nell'orto degli ulivi o un'Orazione nell'orto, che prolunga verso l'alto il racconto dell'ultima sera del Cristo.

Il Perugino, la sua bottega e il dibattito sull'attribuzione

L'attribuzione dell'opera ha fatto scorrere molto inchiostro. Riscoperto nell'Ottocento, l'affresco fu dapprima assegnato con entusiasmo al giovane Raffaello, allievo e collaboratore del Perugino. L'ipotesi era seducente: la dolcezza dei volti, l'eleganza dei panneggi, l'equilibrio della composizione evocavano irresistibilmente lo spirito raffaellesco degli esordi. Questa attribuzione lusinghiera ha segnato durevolmente la reputazione del luogo e si ritrova ancora in vecchie pubblicazioni.

La critica del Novecento è tornata a una lettura più prudente. Il consenso attuale vede in questa Cena un'opera di Pietro Perugino e della sua bottega, eseguita negli ultimi anni del Quattrocento — la datazione precisa resta discussa, e si evoca spesso la fine degli anni 1490 o la cerniera del secolo. La parte esatta della mano del maestro e quella dei collaboratori resta difficile da stabilire: la bottega del Perugino, immensa e produttiva, diffondeva un linguaggio formale così coerente che la distinzione tra il maestro e i suoi aiuti vi si rivela particolarmente ardua. Si può semplicemente ritenere che l'opera appartenga pienamente alla temperie peruginesca e che l'antica attribuzione a Raffaello, per quanto allettante fosse, non sia più accolta.

Questo andirivieni di attribuzioni non ha nulla di eccezionale per il periodo: la prossimità stilistica tra Perugino e il primo Raffaello ha alimentato numerose confusioni, e il Cenacolo di Fuligno ne è uno degli esempi più celebri a Firenze.

La tradizione dei cenacoli fiorentini

Il Cenacolo di Fuligno prende tutto il suo senso solo se ricollocato in una serie. Firenze possiede infatti un insieme notevole di refettori conventuali ornati di grandi Cene murali, scaglionate su quasi due secoli, che formano un vero percorso attraverso la storia dell'affresco toscano.

Vi si trovano i traguardi maggiori del genere: il Cenacolo di Sant'Apollonia, folgorante, di Andrea del Castagno (verso il 1447); il Cenacolo di Ognissanti e quello di San Marco di Domenico Ghirlandaio; il Cenacolo di Santo Spirito attribuito ad Andrea Orcagna; il Cenacolo di San Salvi di Andrea del Sarto, capolavoro del pieno Cinquecento. Il Cenacolo di Fuligno si inserisce in questa linea apportandovi una nota singolare: la sola grande Cena fiorentina di sensibilità propriamente umbra, un contrappunto tutto di dolcezza al realismo toscano circostante.

Questa accumulazione non è casuale. L'Ultima Cena era il tema obbligato del refettorio, e ogni convento voleva il suo; le commissioni si distesero su generazioni, mobilitando le migliori botteghe di ogni epoca. Visitare questi cenacoli, oggi, significa percorrere un museo disperso della pittura murale, di cui Fuligno costituisce una tappa insieme modesta e preziosa.

Da non perdere

  • La grande Cena murale: il Cristo al centro, gli apostoli allineati e Giuda isolato in primo piano.
  • Lo sfondo paesaggistico: le arcate aperte sulle colline umbre, la luce chiara e l'atmosfera arieggiata, cifra dello stile del Perugino.
  • I volti sereni e i panneggi eleganti, che un tempo fecero pensare al giovane Raffaello.
  • La lunetta superiore con la scena della Passione (Preghiera/Orazione nell'orto) che corona la composizione.
  • L'ambiente del refettorio stesso: la scala della sala conventuale, da ricollocare nella serie dei cenacoli fiorentini.

Informazioni pratiche

Il Cenacolo di Fuligno si trova nel quartiere di San Lorenzo, a breve distanza dal mercato centrale e dalla stazione di Santa Maria Novella. Fa parte dei musei statali fiorentini. L'accesso è spesso ridotto: il sito non è sempre aperto in continuità e può essere visitabile solo in certe fasce orarie, su prenotazione o in occasione di aperture straordinarie. Si consiglia vivamente di verificare in anticipo le modalità d'accesso e di prenotazione presso le istituzioni museali fiorentine prima di recarvisi.

Quiz

1. A chi è oggi attribuita la Cena del Cenacolo di Fuligno?

  • Ad Andrea del Castagno
  • A Pietro Perugino e alla sua bottega
  • A Domenico Ghirlandaio

2. A quale grande artista questo affresco fu a lungo attribuito per errore?

  • A Leonardo da Vinci
  • A Raffaello
  • A Michelangelo

3. Che cosa distingue soprattutto lo stile di questa Cena?

  • Uno sfondo paesaggistico luminoso e un'atmosfera serena
  • Una composizione cupa e drammatica
  • L'assenza totale di decoro