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Rinascimento italiano

Villa Giulia

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Villa Giulia

Alle porte settentrionali di Roma, ai margini dei giardini del Pincio e non lontano dalla porta del Popolo, Villa Giulia allinea la sua lunga facciata sobria davanti a un'architettura ben più sorprendente di quanto lasci immaginare. Nulla, visto dalla strada, prepara il visitatore allo spettacolo che lo attende nei cortili: una successione di spazi incastrati l'uno nell'altro, di logge curve e di livelli sotterranei che fanno di questa "villa suburbana" uno dei manifesti più compiuti del manierismo romano. Concepita come luogo di svago per un papa amante delle antichità e delle feste, ospita oggi, per un giusto ritorno delle cose, la più grande collezione di arte etrusca al mondo.

La villa di piacere di Giulio III

Eletto nel 1550, papa Giulio III (Giovanni Maria Ciocchi del Monte) appartiene a quella schiera di pontefici del tardo Rinascimento per i quali il mecenatismo e il piacere privato contavano quanto i doveri della carica. Fin dal suo avvento intraprese la sistemazione, su terreni che possedeva da tempo nella valle tra il Tevere e le colline settentrionali, di una vigna — una proprietà di delizie — destinata a diventare Villa Giulia. Il cantiere si svolse per lo più tra il 1551 e il 1555, gli anni del pontificato; la morte del papa nel 1555 segnò la fine delle grandi campagne di lavori.

L'insieme non era soltanto una residenza: era un percorso di rappresentanza. Il papa vi si recava volentieri risalendo il Tevere, sbarcava nei pressi e raggiungeva poi la villa al termine di una passeggiata scandita da fontane. Vi si organizzavano ricevimenti, banchetti e divertimenti, entro una scenografia pensata per evocare le ville antiche descritte dagli autori latini. Dopo la morte di Giulio III la villa fu in gran parte spogliata delle sue raccolte di antichità — molte statue presero la via del Vaticano — ma l'architettura, quella, ha attraversato i secoli.

Vignola, Ammannati, Vasari: il ninfeo

Villa Giulia è l'esempio tipico dell'opera collettiva, in cui più grandi nomi si sono succeduti o affiancati, al punto che la ripartizione esatta dei meriti resta ancora discussa dagli storici. La tradizione, fondata soprattutto sugli scritti dello stesso Giorgio Vasari, attribuisce a Jacopo Barozzi da Vignola (il Vignola) la facciata principale e l'impianto generale del corpo di fabbrica, con la sua grande loggia semicircolare aperta sul primo cortile. Bartolomeo Ammannati sarebbe invece il responsabile del ninfeo e delle architetture che chiudono la prospettiva in fondo al giardino. Quanto al Vasari, egli rivendica un ruolo nell'ideazione complessiva e nel coordinamento del progetto; si racconta infine che sarebbe stato richiesto anche il parere di Michelangelo, allora figura tutelare delle arti a Roma. Queste attribuzioni, per quanto solidamente stabilite nelle linee generali, vanno maneggiate con prudenza nel dettaglio, perché le fonti non sempre concordano e le campagne di lavori si sono sovrapposte.

Il cuore dell'intero congegno è il ninfeo, una delle invenzioni spaziali più ammirate del Rinascimento italiano. Si tratta di un cortile scavato in profondità, articolato su più livelli, che si scopre gradualmente dopo aver attraversato l'edificio e il primo cortile. Si scende attraverso scale curve verso un giardino d'acqua incassato, dove una fontana raccoglie le acque dell'Acqua Vergine, l'antico acquedotto romano (l'Aqua Virgo) rimesso in funzione, che alimenta anche altre celebri fontane della città. Cariatidi e una balaustra fanno da cornice a questo teatro d'acqua sotterraneo, sapiente gioco di piani, di ombra e di frescura pensato per offrire un rifugio durante la calura estiva. Questa regia del percorso — pieni e vuoti, salite e discese, svelamento graduale — annuncia l'arte delle ville e dei giardini che fiorirà nella seconda metà del Cinquecento.

Dal decoro rinascimentale al Museo Etrusco

Scomparso Giulio III, la villa cambiò destinazione più volte nel corso dei secoli, senza mai ritrovare lo splendore della sua breve stagione pontificia. Fu alla fine dell'Ottocento, dopo l'unità d'Italia e la proclamazione di Roma capitale, che il suo destino mutò radicalmente: l'edificio venne scelto per accogliere le collezioni di antichità preromane riportate alla luce nel Lazio, nell'Etruria meridionale e nell'antico territorio falisco. Nasce così, nel 1889, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Esso raccoglie oggi un insieme senza pari di oggetti etruschi e italici: ceramiche, bronzi, gioielli, urne e sculture provenienti dalle grandi necropoli di Cerveteri (l'antica Caere), Veio, Vulci e dal santuario di Pyrgi. Due capolavori ne riassumono la fama. Il Sarcofago degli Sposi, in terracotta, proveniente da Cerveteri e datato al VI secolo a.C., raffigura una coppia distesa su un letto conviviale, colta in un sorriso arcaico pieno di tenerezza: è una delle immagini più celebri dell'arte etrusca. L'Apollo di Veio, grande statua in terracotta dipinta attribuita alla bottega di Vulca, ornava un tempo il colmo di un tempio; la sua figura in cammino, carica di energia, è una pietra miliare della statuaria italica. Conviene distinguere bene le due Villa Giulia: da un lato lo scrigno architettonico del Rinascimento, opera del Vignola e dell'Ammannati; dall'altro il museo che lo occupa dal 1889 e le cui collezioni non hanno alcun rapporto con il papa che gli diede il nome.

Cosa vedere assolutamente

  • Il ninfeo su più livelli e la sua fontana alimentata dall'Acqua Vergine: il vero fulcro architettonico della villa.
  • La loggia semicircolare aperta sul primo cortile, attribuita al Vignola, e la sobria facciata che la precede.
  • Il Sarcofago degli Sposi, terracotta di Cerveteri (VI secolo a.C.), icona dell'arte etrusca.
  • L'Apollo di Veio, statua in terracotta dipinta, capolavoro della scultura italica.
  • Le lamine d'oro di Pyrgi e i grandi complessi funerari di Cerveteri e Veio, tra i fiori all'occhiello del museo.

Informazioni pratiche

Villa Giulia ospita il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, museo statale italiano situato a nord del centro storico di Roma, nei pressi dei giardini di Villa Borghese e del quartiere Flaminio. Vi si accede con i mezzi pubblici che servono la zona (tram e linee di autobus del Flaminio). L'ingresso è a pagamento, con tariffe ridotte e gratuità secondo la normativa nazionale in vigore. Poiché orari e giorni di chiusura possono variare, è consigliabile verificare le informazioni sul sito ufficiale del museo prima della visita.

Quiz

  1. A chi si attribuisce tradizionalmente l'impianto generale e la facciata di Villa Giulia?
  • Bramante
  • Il Vignola (Jacopo Barozzi da Vignola)
  • Il Bernini
  1. Che cosa si trova oggi a Villa Giulia?
  • Una pinacoteca di pittura barocca
  • Il Museo Nazionale Etrusco
  • L'Archivio Vaticano
  1. Quale di questi capolavori vi è conservato?
  • La Pietà di Michelangelo
  • Il Sarcofago degli Sposi
  • La Scuola di Atene