Arroccata su un crinale boscoso del Montalbano, una ventina di chilometri a ovest di Firenze e sopra il borgo di Artimino (comune di Carmignano), La Ferdinanda leva la sua massa bianca e la sua scalinata monumentale di fronte alle colline coperte di vigne e ulivi. Non palazzo di città né fattoria fortificata, la villa incarna un tipo tipicamente mediceo: la residenza di delizia e di caccia, dove la magnificenza dinastica si accorda con il paesaggio. La chiamano "la villa dei cento camini" per la selva di fumaioli e canne fumarie che irta le sue coperture e ne compone il profilo più riconoscibile. Voluta dal granduca Ferdinando I de' Medici e attribuita a Bernardo Buontalenti, è uno degli ultimi grandi cantieri di villeggiatura della casa Medici, a cavallo tra Cinquecento e Seicento.
Una villa di caccia di Ferdinando I
Ferdinando I (1549-1609), cardinale divenuto granduca di Toscana nel 1587, condusse una politica di prestigio che passava tanto per l'urbanistica fiorentina e il porto di Livorno quanto per la costellazione di ville sparse nel contado. Artimino rientra in questa logica. Il sito, che domina la piana dell'Arno e dell'Ombrone, aveva il duplice pregio di offrire aria salubre e un vasto terreno ricco di selvaggina. Secondo la tradizione, il granduca avrebbe desiderato una residenza da cui muovere alle cacce e ricevere la corte, appartata rispetto a Firenze ma collegata alla rete degli altri possedimenti medicei del Montalbano, come la vicinissima villa di Poggio a Caiano.
Il cantiere si colloca, secondo le datazioni comunemente accettate, intorno al 1596-1600, con talora una pietra di fondazione ricordata attorno al 1596. La villa prese il nome del suo committente, "La Ferdinanda". Ferdinando I ne godette appena una decina d'anni, morendo nel 1609. L'edificio rimase poi nel patrimonio mediceo e passò in seguito, come tutti i beni della dinastia estintasi nel 1737, ai Lorena, prima di conoscere nei secoli diversi proprietari privati. Va tuttavia usata prudenza sul dettaglio delle date e delle fasi: la documentazione d'archivio è lacunosa e le attribuzioni poggiano in parte sullo stile e sulla tradizione.
Il Buontalenti e la villa dei cento camini
L'ideazione è tradizionalmente ricondotta a Bernardo Buontalenti (1531 ca.-1608), l'ingegnere, architetto e scenografo prediletto della corte, uomo delle feste, delle grotte e delle macchine, cui si devono anche la Tribuna degli Uffizi e una parte del giardino di Boboli. Ad Artimino avrebbe dato un'architettura di dotta sobrietà, giocata sul contrasto tra muri nudi e chiari e pochi accenti forti.
Il corpo di fabbrica, di pianta compatta, si eleva su due piani principali sopra un basamento che riscatta il pendio. Gli angoli sono segnati, in più letture, da sporgenze a guisa di bastioni o di avancorpi che evocano con discrezione il castrum senza farne una fortezza: la villa resta aperta, forata da finestre regolari. Il tratto più celebre rimane però la copertura. Una moltitudine di camini, dai fumaioli vari e talvolta trattati come piccole edicole, punteggia i tetti e conferisce all'edificio la sua famosa cresta frastagliata. Il loro numero, ben inferiore al centinaio annunciato dal soprannome, risponde insieme al riscaldamento di una grande dimora e a una scelta estetica deliberata, in cui l'utile si fa ornamento e firma.
Il grande scalone monumentale a doppia rampa che oggi governa l'accesso principale, con i suoi bracci curvi che si aprono a ventaglio davanti alla facciata, partecipa di questa messa in scena; esso è però, secondo diverse fonti, un'aggiunta posteriore, spesso collocata nell'Ottocento, che avrebbe sostituito o completato un dispositivo d'accesso più modesto. Anche in questo caso la datazione precisa dello scalone è da verificare. All'interno sopravvivono sale decorate di affreschi e camini, testimoni delle successive campagne di allestimento.
Il feudo, la caccia e il paesaggio del Montalbano
Artimino non si comprende senza il suo territorio. La villa era il cuore di una vasta tenuta di caccia, connessa al grande barco reale mediceo, il recinto principesco del Montalbano cinto di muri che proteggeva la selvaggina — cervi, cinghiali, lepri — a uso esclusivo della corte. Questo "parco reale" mediceo, esteso sulle alture tra Artimino, Poggio a Caiano e le valli vicine, faceva dell'intero massiccio un immenso terreno di piacere aristocratico. Cacciarvi era un esercizio di potere non meno che uno svago, orchestrato come una festa.
Il paesaggio stesso è un protagonista della scheda. Le colline di Carmignano, rinomate per i loro vini fin dal Rinascimento, incorniciano la villa con una scacchiera di oliveti e filari di vite. La posizione a belvedere apre ampie vedute, e l'insieme villa-tenuta-paesaggio illustra esattamente ciò che l'UNESCO ha voluto distinguere iscrivendo nel 2013 il bene seriale "Ville e giardini medicei in Toscana": l'invenzione di un'arte del vivere in campagna in cui architettura, agricoltura e governo del territorio formano un tutt'uno. La zona di Artimino è del resto ricca di vestigia etrusche, poiché il colle fu un sito importante ben prima dei Medici.
Cosa vedere assolutamente
- Il profilo irto di camini visto dall'esterno, la lettura migliore del soprannome "villa dei cento camini".
- Lo scalone a doppia rampa aperto a ventaglio davanti alla facciata principale e la sua regia del paesaggio.
- Le facciate chiare e gli avancorpi d'angolo, sobria traduzione buontalentiana del tema della villa-belvedere.
- Le sale e i camini interni decorati, quando sono accessibili in occasione di visite o eventi.
- Il panorama sul Montalbano e sui vigneti di Carmignano, prolungato dalla piccola chiesa e dal borgo di Artimino.
Informazioni pratiche
La Ferdinanda è oggi una proprietà privata a vocazione congressuale e ricettiva: ospita ricevimenti, matrimoni, seminari e soggiorni, e l'accesso agli interni dipende dalle visite, dalle locazioni o dalle manifestazioni organizzate in loco. Si raccomanda perciò di verificare in anticipo le modalità di apertura presso i gestori della tenuta, poiché gli orari non sono garantiti da un periodo all'altro.
Nei pressi, il borgo di Artimino conserva un museo archeologico dedicato agli Etruschi (raccolte legate alle necropoli e alla città antica del sito), utile complemento per comprendere l'antichità del luogo; le sue condizioni di visita sono indipendenti da quelle della villa e vanno verificate localmente. L'insieme si combina agevolmente con la visita della villa medicea di Poggio a Caiano, altro anello del bene UNESCO, situata nella stessa area. (Qui non si indica alcun orario preciso: fare riferimento alle informazioni ufficiali aggiornate.)
Quiz
- Quale granduca fece costruire La Ferdinanda?
- a) Cosimo I
- b) Ferdinando I de' Medici
- c) Cosimo III
- Perché la villa è soprannominata "villa dei cento camini"?
- a) Per la sua sola collezione di camini interni
- b) Per la moltitudine di fumaioli che irtano le sue coperture
- c) Perché ospitava cento focolari di contadini
- In quale bene seriale UNESCO è stata iscritta la villa nel 2013?
- a) "Ville e giardini medicei in Toscana"
- b) "Centro storico di Firenze"
- c) "Val d'Orcia"

