Tesa come un filo a piombo per quasi un chilometro tra Ponte Sisto e i pressi del Vaticano, la Via Giulia è uno dei gesti urbani più ambiziosi della Roma dei papi. Aperta nei primi anni del Cinquecento in mezzo all'intricato tessuto medievale che orlava il Tevere, incarna un'idea nuova: quella di una città disegnata, razionale, dove una lunga prospettiva diritta ordina lo spazio e mette in scena il potere. Ancora oggi, malgrado il brusio vicinissimo del centro storico, la strada conserva una gravità silenziosa, una luce particolare e una densità di testimonianze che ne fanno una delle passeggiate più amate, e più fotografate, di Roma.
Il grande progetto urbano di Giulio II e del Bramante
La Via Giulia deve il proprio nome a papa Giulio II (Giuliano della Rovere), uno dei grandi committenti del Rinascimento, lo stesso che chiamò Michelangelo alla Sistina e il Bramante al cantiere della nuova basilica di San Pietro. Intorno al 1508, nel vasto programma di rinnovamento urbano che volle imprimere alla città, avrebbe affidato a Donato Bramante il compito di tracciare questa arteria rettilinea attraverso il rione affacciato sul fiume.
L'ambizione andava ben oltre la semplice viabilità. Si trattava di dotare Roma di una strada di rappresentanza, capace di collegare i grandi luoghi del potere: i tribunali e l'amministrazione pontificia, i pressi del Vaticano, le zone bancarie e notarili dove si concentrava la vita degli affari. Il rigore della linea retta, ancora raro in una città fatta di vicoli ereditati dalla tarda Antichità e dal Medioevo, affermava una precisa volontà politica: quella di un ordine nuovo, romano e papale insieme, che si riallacciava alla grandezza monumentale degli antichi.
La Via Giulia è spesso considerata il primo grande tracciato rettilineo della Roma moderna, un manifesto di urbanistica prima del tempo. Il progetto, tuttavia, fu realizzato solo in parte rispetto alle intenzioni iniziali. La morte di Giulio II, nel 1513, ne interruppe lo slancio, e diversi elementi maggiori rimasero incompiuti. La strada, invece, restò e divenne col passare dei decenni un indirizzo ricercato, fiancheggiato da dimore aristocratiche e da edifici religiosi.
Un'infilata di palazzi rinascimentali
Percorrere la Via Giulia significa costeggiare una successione di facciate che raccontano tre secoli di architettura, con un cuore rinascimentale e barocco. Più d'un palazzo qui trattiene lo sguardo.
Il Palazzo Sacchetti passa per uno dei più sontuosi: il progetto viene di solito ricondotto all'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, che vi avrebbe fatto erigere la propria abitazione prima che passasse ad altre famiglie. Le sale affrescate e il cortile figurano tra gli interni più ammirati della strada.
Il Palazzo Ricci, sulla piazza omonima che si apre in leggero arretramento, conserverebbe tracce di decorazioni dipinte in facciata, in quella tradizione romana delle facciate istoriate oggi quasi tutte scomparse. Poco oltre, il Palazzo Falconieri, rimaneggiato nel Seicento da Francesco Borromini, volge verso il Tevere la sua facciata inconfondibile, coronata da curiosi erme a testa di falco che alludono al nome della famiglia. L'edificio ospita oggi un'istituzione culturale e resta uno dei punti forti della passeggiata.
A queste dimore si aggiungono alcune chiese, tra cui la piccola Santa Maria dell'Orazione e Morte, celebre per il suo apparato macabro di teschi scolpiti, e l'imponente chiesa dei Fiorentini all'estremità nord della strada, San Giovanni dei Fiorentini, cantiere al quale si legarono diversi tra i maggiori nomi del Rinascimento e del barocco romano. Questa concentrazione di edifici, lungo un tracciato tanto raccolto, fa della Via Giulia una vera antologia dell'architettura romana.
Il Palazzo dei Tribunali mai compiuto e l'Arco Farnese
Due vestigia, più di ogni palazzo, dicono la storia fatta di grandezza e incompiutezza della strada.
La prima è quella del Palazzo dei Tribunali. Giulio II e il Bramante avrebbero concepito, nel cuore della Via Giulia, un vasto palazzo di giustizia destinato a riunire i tribunali pontifici, simbolo di un'amministrazione centralizzata. Il progetto, colossale, non andò oltre le fondamenta. Ne restano, a filo del suolo, enormi blocchi di travertino a bugnato, quelle pietre dalla sporgenza grezza, volutamente massiccia e antiquaria, che affiorano lungo la carreggiata. I romani li hanno soprannominati con affetto «i sofà di via Giulia», tanto la loro forma bassa e allungata richiama delle panche di pietra. Questo frammento abbandonato è diventato uno dei simboli malinconici del tracciato: la traccia di un sogno di ordine monumentale che la morte del papa lasciò in sospeso.
La seconda testimonianza celebre è l'Arco Farnese, che scavalca la strada all'altezza di Palazzo Farnese. Lo si attribuisce tradizionalmente a Michelangelo, che diresse il cantiere del palazzo dopo la morte del Sangallo il Giovane. L'arco avrebbe costituito l'inizio di un progetto spettacolare: un passaggio, forse un ponte, che avrebbe attraversato il Tevere per collegare Palazzo Farnese, sulla riva sinistra, ai giardini e alla villa che la famiglia possedeva sull'altra sponda, la Farnesina (Villa Farnesina), a Trastevere. Il ponte non fu mai portato a termine; resta soltanto quest'arco coperto di verzura, uno dei motivi più fotografati di Roma, dove la luce della sera spesso viene a insinuarsi. Incarna alla perfezione questa Via Giulia dei grandi disegni interrotti, la cui bellezza tiene tanto a ciò che fu costruito quanto a ciò che rimase allo stato di promessa.
Cosa vedere assolutamente
- L'Arco Farnese che scavalca la strada presso Palazzo Farnese, vestigia verdeggiante di un progetto di ponte verso la Farnesina, attribuito a Michelangelo.
- «I sofà di via Giulia», i grossi blocchi di travertino a bugnato del mai costruito Palazzo dei Tribunali, che affiorano a filo della carreggiata.
- Palazzo Falconieri, con i suoi erme a testa di falco dovuti al Borromini, aperto verso il Tevere.
- Palazzo Sacchetti, una delle dimore più ricche della strada, ricondotta ad Antonio da Sangallo il Giovane.
- La prospettiva d'insieme della strada rettilinea, da percorrere con calma, tra facciate antiche e selciato, per cogliere l'idea di urbanistica che le diede vita.
Informazioni pratiche
Strada pubblica e sempre aperta, la Via Giulia si percorre liberamente a piedi, nel rione Regola, tra Ponte Sisto e la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. È vicina a Campo de' Fiori, a piazza Farnese e alle rive del Tevere, il che permette di inserirla senza difficoltà in una passeggiata del centro storico. L'accesso agli interni dei palazzi dipende da ciascuna istituzione e non è garantito al visitatore di passaggio. La strada è particolarmente piacevole a fine giornata, per la luce, e si presta alla passeggiata più che all'automobile.
Quiz
1. A quale papa deve il proprio nome la Via Giulia ?
- A. Leone X
- B. Giulio II
- C. Sisto IV
2. Con quale soprannome i romani chiamano i grossi blocchi a bugnato del Palazzo dei Tribunali mai ultimato ?
- A. I sofà (i divani) di via Giulia
- B. I tamburi del papa
- C. Le pietre del Bramante
3. A quale progetto si lega l'Arco Farnese che scavalca la strada ?
- A. Un acquedotto antico restaurato
- B. Un ponte incompiuto che collegava Palazzo Farnese alla Farnesina
- C. Una porta della città

