Trento non è una città che mostra il suo Rinascimento soltanto nei quadri o nelle corti: lo porta sui propri muri. Lungo le vie e sulle piazze del centro, le facciate dei palazzi e delle case borghesi si coprono, nel Cinquecento, di figure dipinte, di fregi antiquari, di finte architetture e di finti marmi. Questa pratica della decorazione murale esterna — diffusa nell'Italia settentrionale, tanto nel mondo veneziano quanto nell'area germanica limitrofa — vale alla città vescovile il suo duraturo soprannome di città dipinta. Sotto l'impulso del principe-vescovo Bernardo Cles e di un'élite mercantile arricchita dal commercio transalpino, l'architettura civile di Trento diventa una superficie di ostentazione in cui l'ornamento all'antica esibisce il gusto, la cultura e l'ambizione dei committenti. Il Palazzo Geremia e, in Piazza Duomo, le Case Cazuffi-Rella ne restano i testimoni più eloquenti.
Trento, la « città dipinta »
Dipingere l'esterno delle dimore non è, nel Rinascimento, una bizzarria locale: è un linguaggio. Sulle facciate di Trento si ritrova il repertorio completo della decorazione all'antica rimessa in auge dalla riscoperta dell'Antichità — grottesche ispirate alle volte romane, candelabre, girali popolati di creature ibride, medaglioni all'antica, figure mitologiche e allegoriche, ghirlande e finti rilievi. A ciò si aggiungono le architetture finte: colonne, cornici, incorniciature e nicchie simulate che prolungano o correggono, in trompe-l'œil, l'ossatura reale dell'edificio. Il procedimento tecnico privilegiato è quello della pittura murale, spesso a fresco, esposta alle intemperie: queste decorazioni hanno dunque molto sofferto, e ciò che oggi si vede è il frutto di una lunga storia di usura, ridipinture e restauri, da leggere con cautela.
Questa fioritura decorativa coincide con il momento in cui Trento si afferma come capitale di un prospero principato vescovile, luogo di scambi tra il versante italiano e lo spazio germanico. La facciata dipinta vi assolve una funzione sociale: proclama, alla vista di tutti, la ricchezza e la raffinatezza di una casa senza esigere la ricostruzione completa dell'edificio. Così si costituisce, via dopo via, un insieme urbano coerente in cui l'ornamento dipinto diventa una firma collettiva della città.
Il Palazzo Geremia
Il Palazzo Geremia è tra le dimore patrizie più notevoli del centro di Trento. Edificio di architettura civile della fine del Quattrocento e del Cinquecento, presenta una facciata la cui decorazione dipinta, in parte conservata, illustra pienamente la maniera trentina: registri di figure, fregi e comparti antiquari organizzati intorno alle aperture. Vi si noterebbe in particolare un'effigie imperiale — spesso ricondotta all'imperatore Massimiliano I — collocata sulla facciata come un omaggio al sovrano la cui autorità sovrastava, nel gioco complesso delle fedeltà, il principe-vescovo di Trento. Questa presenza, se l'attribuzione del ritratto a Massimiliano dovesse ritenersi certa, dice molto sul posizionamento della città: tra fedeltà imperiale e cultura artistica italiana.
L'interesse del palazzo sta in questo incontro. La struttura e le aperture appartengono all'architettura civile del Rinascimento settentrionale; la decorazione, invece, attinge al vocabolario umanistico venuto dal Sud. Il Palazzo Geremia offre così, su una sola facciata, un compendio di ciò che è Trento nel Cinquecento: un luogo in cui l'immagine del potere germanico si esprime nelle forme del Rinascimento italiano. Le datazioni precise delle diverse campagne decorative, così come il dettaglio del programma, restano tuttavia da verificare presso gli studi specializzati.
Le Case Cazuffi-Rella e Marcello Fogolino
In Piazza Duomo, ai piedi della cattedrale e della fontana di Nettuno, due case contigue — note con il nome di Case Cazuffi-Rella — offrono l'insieme di facciate dipinte più celebre della città. I loro muri dispiegano un programma allegorico in cui si riconoscono figure morali e personificazioni: la Fortuna, la Giustizia, oltre a un corteo di scene e di figure antiquarie distribuite in fregi e comparti. Queste decorazioni sono attribuite, tra altre mani, al pittore Marcello Fogolino, artista attivo nell'area friulana e trentina, il cui stile nutrito di cultura veneziana e lombarda ben si accorda al gusto all'antica qui esibito. L'attribuzione a Fogolino, largamente accolta, resta nondimeno soggetta alle sfumature della critica e merita di essere presentata con cautela.
La scelta iconografica non è neutra. Far figurare la Fortuna e la Giustizia sulla facciata di una casa della piazza principale, di fronte alla cattedrale, equivale a iscrivere nello spazio pubblico un discorso morale e civico: la precarietà dei beni umani, l'esigenza del diritto. La decorazione esterna diventa allora un testo da leggere, offerto al passante, e non un semplice ornamento. Collocate in Piazza Duomo, cuore religioso e politico di Trento, le Case Cazuffi-Rella danno alla « città dipinta » il suo manifesto più visibile.
Il contesto italo-germanico e Bernardo Cles
Comprendere queste facciate presuppone di cogliere la situazione singolare di Trento. La città è allora la capitale di un principato vescovile, entità dipendente dall'Impero ma rivolta, per geografia e commercio, verso l'Italia. Questo crocevia spiega la duplice appartenenza della sua cultura visiva: i committenti guardano a Venezia, Verona e alla Lombardia per le forme artistiche, pur affermando la propria lealtà verso la casa d'Asburgo.
La figura di Bernardo Cles, principe-vescovo umanista, cristallizza questo orientamento. Grande costruttore e mecenate, egli conferisce alla sua corte uno splendore che fa di Trento un centro da cui si diffonde il linguaggio del Rinascimento italiano a nord delle Alpi. La sua azione — il cui cantiere maggiore resta, al di fuori del presente tema, il Castello del Buonconsiglio — crea un clima favorevole all'ornamentazione delle dimore civili. È in questa scia, e per effetto di commissioni private emule le une delle altre, che si moltiplicano le facciate dipinte del centro. Qualche decennio più tardi, la città accoglierà il grande concilio che porterà il suo nome; ma le facciate del Rinascimento appartengono al momento precedente, quello della fioritura clesiana.
Portata
L'insieme delle facciate dipinte di Trento costituisce una delle testimonianze più complete, nell'Italia settentrionale, della pittura murale esterna del Rinascimento applicata all'architettura civile. Il suo valore non è soltanto estetico: documenta un uso sociale dell'ornamento, un modo di abitare la città trasformandola in galleria a cielo aperto. Situato sulla linea di displuvio tra mondo italiano e mondo germanico, questo insieme illumina anche la circolazione delle forme all'antica al di là delle Alpi e il modo in cui un'élite provinciale se ne è impadronita per dire il proprio rango. Il Palazzo Geremia e le Case Cazuffi-Rella, per la qualità della loro decorazione e la loro collocazione centrale, ne sono i capisaldi maggiori e fanno di Trento un caso esemplare della città dipinta.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata dipinta del Palazzo Geremia e la sua effigie imperiale, spesso ricondotta a Massimiliano I.
- Le Case Cazuffi-Rella in Piazza Duomo, il loro programma allegorico e i loro fregi antiquari.
- Le figure della Fortuna e della Giustizia tra le personificazioni delle facciate della piazza.
- Il repertorio delle grottesche, candelabre e finti rilievi, da individuare nel dettaglio dei comparti.
- Le architetture finte (colonne, cornici, nicchie in trompe-l'œil) che dialogano con la struttura reale.
- L'insieme urbano stesso: camminare nel centro per cogliere la coerenza della città dipinta, facciata dopo facciata.
Informazioni pratiche
Le facciate dipinte del Palazzo Geremia e delle Case Cazuffi-Rella si contemplano liberamente dalla strada e da Piazza Duomo: è un patrimonio all'aperto, senza biglietto né orario per l'essenziale. Una luce radente di fine giornata rivela meglio i rilievi finti e le figure sbiadite. L'accesso agli interni dei palazzi, quando esiste, dipende dalle loro funzioni attuali e non è garantito: conviene verificarlo sul posto o presso gli uffici competenti. Le indicazioni di orari, tariffe o apertura di eventuali spazi interni non sono fornite qui e devono essere confermate.
Quiz
1. Quale soprannome vale a Trento il Rinascimento in ragione dei suoi muri ornati ? La città dipinta — Il « quartiere dei marmi » — La « città delle fontane »
2. A quale pittore si attribuiscono in particolare le facciate delle Case Cazuffi-Rella, in Piazza Duomo ? Marcello Fogolino — Andrea Mantegna — Paolo Veronese
3. Quale principe-vescovo umanista favorisce, nel Cinquecento, la fioritura artistica di Trento ? Bernardo Cles — Leon Battista Alberti — Cosimo de' Medici

