All'imbocco di Piazza San Marco, là dove la piazza si apre sul dedalo commerciale delle Mercerie, la Torre dell'Orologio innalza la sua facciata azzurra e dorata come un portale tra due Venezie: quella della cerimonia pubblica e quella del negozio. Eretta tra il 1496 e il 1499, è uno dei manifesti del primo Rinascimento veneziano: al tempo stesso strumento scientifico, macchina simbolica e arco di trionfo urbano. Il suo corpo centrale, aperto da un passaggio voltato, sarebbe stato concepito per segnare visivamente l'ingresso della principale arteria mercantile della città, offrendo insieme alla Serenissima una prova sfolgorante della sua maestria tecnica.
Un'attribuzione dibattuta
Il disegno della torre è tradizionalmente attribuito a Mauro Codussi (o Coducci), uno dei grandi architetti che introdussero a Venezia il vocabolario classico del Rinascimento. Questa paternità, spesso avanzata, resta tuttavia dibattuta: la documentazione d'archivio non permetterebbe di sciogliere il dubbio con certezza, e più mani poterono intervenire in un cantiere che riuniva muratori, scultori e orologiai. Sarebbe dunque opportuno presentare Codussi come il probabile autore dell'impianto architettonico, più che come un capomastro pienamente accertato.
La sagoma attuale risulta d'altronde da più campagne. Il corpo centrale appartiene alla fine del Quattrocento, ma le ali laterali che lo inquadrano sarebbero posteriori, aggiunte verso la fine del Cinquecento, mentre la sopraelevazione che corona l'insieme è stata ricondotta dalla tradizione all'ambito dell'architetto Giorgio Massari, nel Settecento. Queste aggiunte, più tarde, non appartengono dunque al progetto rinascimentale iniziale e meritano di essere distinte dal nucleo originario.
Il quadrante astronomico
Il cuore della torre è il suo grande quadrante astronomico, composto di smalti blu e oro di notevole ricchezza. Non si limita a indicare le ore: raffigura anche le fasi della Luna e il corso del Sole attraverso i segni dello zodiaco, secondo una concezione che univa, nel Rinascimento, la misura del tempo, l'astronomia e l'astrologia. Un quadrante monumentale di questo tipo faceva dell'orologio un vero e proprio modello ridotto del cosmo, offerto alla lettura di tutti nella piazza più frequentata di Venezia.
La realizzazione del meccanismo è attribuita agli orologiai Gian Paolo e Gian Carlo Rainieri, padre e figlio, il cui nome resta legato a questa impresa dell'orologeria civile. Concepire e mantenere un tale movimento, capace di animare più indicazioni simultanee, presupponeva un sapere all'avanguardia, che la Repubblica alimentò nei secoli con successive campagne di manutenzione.
I Mori e la campana
In cima alla torre, su una terrazza che domina la piazza, si ergono i celebri «Mori» — i due Mori di bronzo — che battono la campana per suonare le ore. Queste due figure, una raffigurata più anziana e l'altra più giovane, sono diventate uno degli emblemi popolari di Venezia; il loro nome deriva dalla patina scura del bronzo, più che da un intento etnografico. I bronzi sarebbero stati fusi da Ambrogio dalle Àncore nel 1497, nell'ambito dell'ornamentazione complessiva del monumento.
Sotto i Mori, la facciata è ornata dal leone alato di San Marco, emblema della città e del suo evangelista protettore, che si staglia su un fondo stellato. A un livello intermedio compare una Madonna col Bambino davanti alla quale, in occasione di grandi feste come l'Ascensione e l'Epifania, si svolgerebbe una processione meccanica dei Re Magi: automi uscirebbero e si inchinerebbero davanti alla Madonna, spettacolo che testimonia il gusto veneziano per le macchine animate e per la messa in scena del tempo sacro.
Cosa vedere assolutamente
- Il quadrante astronomico smaltato di blu e oro, con le sue indicazioni delle ore, delle fasi lunari e dei segni dello zodiaco.
- I due Mori di bronzo in cima, che battono la grande campana per suonare le ore.
- Il leone alato di San Marco sul suo fondo stellato, simbolo della Serenissima.
- La processione dei Re Magi davanti alla Madonna, animazione meccanica visibile durante l'Ascensione e l'Epifania.
- Il passaggio voltato sotto la torre, soglia monumentale che si apre sulle Mercerie, da distinguere dalle ali laterali posteriori.
Una macchina restaurata
Strumento esposto alle intemperie e all'usura di più secoli di funzionamento, la torre ha conosciuto numerosi interventi. L'ultimo grande restauro in ordine di tempo, sostenuto dalla maison orologiera Piaget, si è concluso nel 2006; avrebbe riguardato tanto il meccanismo quanto le decorazioni, restituendo al monumento la sua leggibilità e il suo splendore. Questa campagna ha in particolare permesso di rimettere in funzione l'insieme e di preservare un patrimonio orologiero d'eccezione.
Come l'intera Piazza San Marco, la Torre dell'Orologio rientra nel sito «Venezia e la sua laguna», iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1987, che riconosce il valore universale della città lagunare e dei suoi monumenti.
Informazioni pratiche
L'interno della torre, con i suoi meccanismi e l'accesso alla terrazza dei Mori, si visita nell'ambito di visite guidate su prenotazione, organizzate in piccoli gruppi. Questa formula consente di scoprire da vicino il movimento d'orologeria, i diversi livelli e la vista a picco sulla Piazza. Orari, lingue proposte e tariffe sono da verificare presso le istituzioni museali che gestiscono il monumento: la prenotazione preventiva è in linea di principio indispensabile e i posti sono limitati. La facciata e i Mori, invece, restano visibili liberamente dalla piazza a qualsiasi ora.
Quiz
1. In quale periodo è stato costruito il corpo principale della Torre dell'Orologio?
- 1496-1499
- 1587-1590
- 1730-1735
2. Che cosa fanno i due «Mori» di bronzo in cima alla torre?
- Battono la campana per suonare le ore
- Reggono il leone di San Marco
- Sorreggono il quadrante astronomico
3. A quale architetto è tradizionalmente (ma con dibattito) attribuito il disegno della torre?
- Mauro Codussi
- Giorgio Massari
- Ambrogio dalle Àncore

