Nel cuore di Rimini, il Tempio Malatestiano innalza una facciata di marmo che assomiglia meno a una chiesa che a un arco di trionfo romano. È uno dei testi fondatori dell'architettura del Rinascimento: per impulso del signore Sigismondo Pandolfo Malatesta, l'umanista Leon Battista Alberti avvolse un'antica chiesa gotica, San Francesco, in un guscio interamente all'antica, concepito come un monumento alla gloria del principe e della sua amata. Il risultato, rimasto incompiuto, fonde spiritualità cristiana e cultura pagana ritrovata con un'audacia che, fin dall'epoca, suscitò scandalo.
Sigismondo Malatesta e il progetto del tempio
Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), condottiero e signore di Rimini, incarna il principe umanista del primo Rinascimento: uomo di guerra temuto, mecenate colto, personaggio controverso. Verso il 1450 intraprende la trasformazione della chiesa conventuale di San Francesco in un monumento dinastico, insieme mausoleo familiare e manifesto della propria gloria.
Il programma va ben oltre la pietà ordinaria. L'edificio doveva accogliere le tombe di Sigismondo e dei suoi congiunti, ma anche celebrare, quasi allo stesso livello, il suo amore per Isotta degli Atti, che finirà per sposare. Ovunque ricorrono le cifre intrecciate « S » e « I » — che si leggono al tempo stesso come le iniziali di Sigismondo e Isotta e come la parola latina dell'assenso — insieme agli emblemi malatestiani (la rosa, l'elefante). Questa esaltazione di un amore profano e della persona del principe, in quella che restava una chiesa, alimentò l'accusa di paganesimo. Il papa Pio II, nei suoi Commentari, denuncerà un edificio « pieno di opere pagane »; la formula va tuttavia letta nel contesto del suo violento conflitto politico con Sigismondo.
Alberti e la facciata all'antica
È a Leon Battista Alberti (1404-1472) — architetto, teorico, uno degli ingegni più completi del suo secolo — che Sigismondo affida la concezione dell'involucro esterno, verosimilmente a partire dal 1450. Alberti non lavora in loco in permanenza; egli concepisce il progetto e lo trasmette, mentre la direzione del cantiere è assicurata localmente, in particolare da Matteo de' Pasti. Occorre dunque distinguere due realtà: il guscio gotico preesistente (la chiesa di San Francesco, con i suoi muri e la sua struttura medievali) e il rivestimento tutto classico che Alberti viene ad applicare tutt'intorno, senza distruggerla.
La facciata e i fianchi traducono in pietra i principi che Alberti teorizzerà nel suo trattato De re aedificatoria: ricorso al vocabolario antico (colonne addossate, archi, trabeazioni), ricerca di proporzioni armoniche, dignità mutuata dai monumenti romani. Per questa città di Romagna, il modello romano non era astratto: Rimini conserva l'arco di Augusto e il ponte di Tiberio, monumenti antichi che la facciata sembra prendere come riferimento diretto.
L'arco di trionfo e i fianchi a sarcofagi
La facciata si organizza attorno a un grande arco centrale incorniciato da due colonne addossate e sormontato da una trabeazione: il motivo è esplicitamente quello dell'arco di trionfo romano, trasposto al frontespizio di una chiesa. L'idea è forte: varcare la soglia del tempio significa passare sotto un arco di vittoria, come un tempo si celebrava il trionfo di un imperator.
I fianchi laterali prolungano l'idea con una fila di arcate profonde scavate nel muro. Sotto questi archi dovevano trovare posto — e in parte trovano posto — sarcofagi che accolgono le spoglie degli umanisti e dei familiari della corte malatestiana, trasformando il muro esterno della chiesa in una galleria funeraria all'antica. Questa fila di archi con tombe, ritmata e solenne, figura tra le invenzioni più notevoli del progetto.
L'insieme doveva essere coronato da un'ampia cupola, nota in particolare da una medaglia commemorativa coniata da Matteo de' Pasti che ne mostra il profilo progettato. Questa cupola non fu mai costruita: la sommità della facciata resta bruscamente interrotta, e l'edificio rimane, ancora oggi, un capolavoro incompiuto.
Agostino di Duccio e la decorazione scolpita
All'interno, il rivestimento gotico scompare sotto una decorazione scolpita di ricchezza eccezionale, dovuta essenzialmente ad Agostino di Duccio (1418-dopo il 1481) e alla sua bottega, attivi intorno alla metà del XV secolo. Le cappelle laterali si ricoprono di rilievi marmorei dal modellato fine, dai panneggi leggeri e animati, che declinano un vasto programma allegorico.
Vi si vedono succedersi i pianeti e i segni dello zodiaco, le arti liberali, le Sibille e i Profeti, le virtù, putti e figure di ispirazione antica. Questo ciclo dotto, in cui l'astrologia e la mitologia si affiancano ai temi cristiani, partecipa pienamente della tonalità umanistica — e, agli occhi dei contemporanei ostili, « pagana » — dell'edificio. La cosiddetta cappella dei Pianeti è uno dei vertici di questo insieme, con rilievi spesso commentati per la loro iconografia astrologica. Lo stile di Agostino, tutto in una linearità gracile, vi offre una sorta di contrappunto leggero alla gravità romana dell'architettura di Alberti.
L'affresco di Piero della Francesca
Il tempio conserva anche un'opera maggiore della pittura: l'affresco firmato e datato 1451 da Piero della Francesca (v. 1415/1420-1492), raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a san Sigismondo. Il principe, inginocchiato di profilo, è presentato al suo santo patrono in una cornice architettonica di rigore tutto matematico, caratteristica dell'arte di Piero, con i suoi volumi chiari e la sua luce uniforme.
Due levrieri accompagnano la scena, e un medaglione fittizio lascia intravedere la fortezza (il Castel Sismondo) che Sigismondo faceva allora edificare. L'affresco, esempio precoce e splendente dell'arte di Piero, associa il ritratto di devozione e la celebrazione principesca: il signore vi appare come fedele, ma in una messinscena che serve tanto la sua memoria quanto la sua pietà.
Il tempio ospita inoltre un grande Crocifisso dipinto su tavola, tradizionalmente attribuito a Giotto (o al suo ambito) e anteriore di circa un secolo e mezzo al cantiere malatestiano. Quest'opera appartiene all'arte gotica e non al Rinascimento: ricorda che l'edificio rivestito da Alberti era già, in precedenza, una chiesa dotata di un proprio patrimonio.
Un manifesto umanistico incompiuto
Il Tempio Malatestiano occupa un posto singolare nella storia dell'arte: è una delle prime volte in cui un linguaggio architettonico deliberatamente antico viene applicato, su larga scala, a un edificio cristiano, sotto la guida di un teorico che ne avrebbe presto formulato per iscritto le regole. In questo senso, la facciata di Rimini annuncia tutta l'architettura religiosa del Rinascimento.
Ma il monumento vale anche per la sua stessa incompiutezza. La caduta politica e militare di Sigismondo, scomunicato e sconfitto, interrompe il cantiere; la cupola progettata non si innalzerà mai, e diverse parti rimangono allo stato di abbozzo. Ciò che sussiste — la facciata ad arco di trionfo, i fianchi a sarcofagi, i rilievi di Agostino di Duccio, l'affresco di Piero — compone nondimeno uno degli insiemi più affascinanti del Quattrocento, dove l'ambizione di un principe, il pensiero di un umanista e il genio di più artisti si incontrano in un medesimo slancio rimasto sospeso.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata ad arco di trionfo di Alberti: il grande arco centrale ispirato ai monumenti romani di Rimini, manifesto dell'architettura all'antica.
- I fianchi ad arcate e sarcofagi: la galleria funeraria all'antica che accoglie le tombe degli umanisti della corte.
- L'affresco di Piero della Francesca (1451): Sigismondo inginocchiato davanti a san Sigismondo, capolavoro di rigore geometrico.
- I rilievi di Agostino di Duccio: cappelle dei Pianeti e delle Arti liberali, ciclo allegorico dallo stile gracile.
- Le cifre intrecciate S–I e gli emblemi malatestiani (rosa, elefante) disseminati in tutta la decorazione.
- Il Crocifisso attribuito a Giotto: testimonianza gotica anteriore, da distinguere dal rivestimento rinascimentale.
- Il profilo interrotto della facciata: la traccia visibile della cupola progettata e mai costruita.
Informazioni pratiche
Il Tempio Malatestiano è la cattedrale di Rimini (dedicata a San Francesco) e resta un luogo di culto in attività: l'abbigliamento e il silenzio propri di una chiesa sono d'obbligo, e le funzioni possono limitare occasionalmente la visita. Si trova nel centro storico, a breve distanza dalla stazione e dai monumenti antichi (arco di Augusto, ponte di Tiberio). L'ingresso è di norma libero, ma gli orari di apertura variano e non sono riprodotti qui: è prudente verificare le informazioni aggiornate presso la diocesi di Rimini o l'ufficio del turismo prima di recarvisi.
Quiz
1. Quale architetto ideò l'involucro esterno all'antica del Tempio Malatestiano ?
- Filippo Brunelleschi
- Leon Battista Alberti
- Donato Bramante
2. A quale tipo di monumento romano la facciata prende in prestito la sua forma ?
- Un arco di trionfo
- Un tempio circolare
- Una basilica civile
3. Quale elemento previsto dal progetto non fu mai realizzato ?
- La facciata in marmo
- La grande cupola
- Le cappelle con rilievi

