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Rinascimento italiano

Tempietto del Bramante

Rome

Tempietto del Bramante

Incastonato in uno stretto cortile del chiostro di San Pietro in Montorio, sulle pendici del Gianicolo, il Tempietto è uno degli edifici più discussi dell'intera storia dell'architettura. Le sue dimensioni sono quasi irrisorie — pochi metri di diametro — eppure la sua portata è immensa: vi si riconosce comunemente il momento in cui l'architettura del Rinascimento raggiunge la sua piena maturità classica. Innalzato attorno al 1502 da Donato Bramante per i Re Cattolici, Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, questo "piccolo tempio" racchiude in un solo oggetto la riconciliazione sognata tra l'antichità pagana e la fede cristiana.

Un martyrium sul Gianicolo

Il Tempietto sorge nel punto che la tradizione indicava come luogo del martirio di san Pietro, ritenuto crocifisso a testa in giù su questo colle affacciato sul Tevere. Tale localizzazione, oggi messa in dubbio dagli storici, era considerata certa alla fine del Quattrocento, e conferiva al sito una carica sacra eccezionale. L'edificio appartiene così alla lunga stirpe dei martyria paleocristiani: quei santuari commemorativi, spesso a pianta centrale (circolare o poligonale), eretti per segnare il sepolcro o il luogo del supplizio di un martire.

La committenza proviene dalla corona di Spagna. I Re Cattolici, desiderosi di affermare la propria pietà e il proprio prestigio nel cuore della cristianità, avrebbero finanziato l'opera; del resto la chiesa e il convento vicini erano stati sostenuti dalla monarchia spagnola e affidati ai francescani osservanti. Il Tempietto è dunque a un tempo monumento devozionale, ex voto dinastico e dichiarazione di potenza politica, oltre che prodezza d'architetto.

La datazione esatta resta discussa. Il 1502 è la data più spesso indicata, di solito accostata a un'iscrizione e a un contesto documentario, ma diversi studiosi propongono un'esecuzione un po' più tarda, entro il primo decennio del Cinquecento. Conviene perciò accogliere il "1502 circa" con prudenza, senza farne una certezza assoluta.

Bramante e il ritorno all'antico

Donato Bramante (1444 ca.-1514), originario dei dintorni di Urbino e formatosi nell'ambiente della Lombardia umanistica prima di giungere a Roma verso il 1499, vi scopre di prima mano le rovine antiche, che studia con l'ardore di un archeologo. Il Tempietto è il frutto di questa immersione: anziché citare l'antichità per frammenti decorativi, come volentieri faceva il primo Quattrocento, Bramante ne restituisce la logica costruttiva e lo spirito.

La struttura è di una chiarezza esemplare. Un peristilio circolare di sedici colonne di granito, sormontate da capitelli dorici, cinge una cella cilindrica chiusa. Bramante sceglie l'ordine dorico — il più sobrio, il più "virile" e il più antico secondo la gerarchia degli antichi — giudicato adatto a un santo della statura di Pietro. Ne applica il vocabolario con un rigore nuovo: la trabeazione presenta un fregio a triglifi e metope, queste ultime ornate di strumenti liturgici scolpiti, trasposizione cristiana degli attributi sacrificali dei templi pagani.

Sopra il colonnato corre una balaustra che cinge un terrazzo, da cui si eleva il tamburo forato di nicchie alternate, conchiglie e finestre, e infine la cupola emisferica. All'interno, l'angusta cella è raddoppiata da una cripta seminterrata che dovrebbe custodire il punto preciso del martirio. L'insieme gioca sulla sovrapposizione di volumi puri — cilindro, tamburo, semisfera — di una geometria limpida, dove ogni elemento risponde agli altri secondo un sistema di proporzioni dominato con sicurezza.

Un dettaglio è capitale: il Tempietto è concepito per essere visto da ogni lato, come una statua antica. È un edificio pienamente "a tutto tondo", senza una facciata privilegiata, e in questo rompe con la concezione medievale della chiesa orientata. Bramante aveva del resto previsto di iscriverlo al centro di un cortile circolare porticato, un peristilio concentrico che avrebbe fatto dialogare il tondo del tempio con il tondo del cortile, moltiplicando l'effetto di centralità. Questo progetto — noto soprattutto attraverso l'incisione che ne darà più tardi Sebastiano Serlio nel suo trattato d'architettura — non fu mai realizzato, e il Tempietto resta stretto in un cortile rettangolare troppo angusto per lui.

Un manifesto: proporzioni e posterità

Se il Tempietto occupa un posto a sé, è perché funziona come un manifesto teorico oltre che come un edificio. Incarna l'ideale della pianta centrale che il Rinascimento, da Brunelleschi ad Alberti fino a Leonardo, considerava la forma architettonica più perfetta, poiché il cerchio passava per l'immagine sensibile della perfezione divina. Realizzare un martyrium cristiano nel puro linguaggio del tempio circolare antico — un genere che gli umanisti associavano a Vesta o a divinità tutelari — equivaleva a dimostrare che il cristianesimo poteva assumere e superare l'eredità classica.

La lezione fu colta all'istante. Il Tempietto fa di Bramante l'architetto di riferimento della Roma dei papi: già nel 1505-1506 Giulio II gli affida la ricostruzione della basilica di San Pietro, il cui primo progetto, a pianta centrale coronata da un'immensa cupola, prolunga su scala monumentale l'idea sperimentata sul Gianicolo. Si è potuto dire, non senza ragione, che la cupola di San Pietro discende in linea diretta dal piccolo tempio del Montorio.

La sua posterità travalica ampiamente Roma e l'epoca. Diffuso dai trattati — Serlio soprattutto — il Tempietto diventa un modello canonico, citato e reinterpretato per secoli: se ne riconosce l'eco in molte rotonde, tribune e cupole, fino alle cupole di San Paolo a Londra o del Panthéon di Parigi, e persino nella cupola del Campidoglio degli Stati Uniti. Pochi edifici avranno esercitato, a una scala così piccola, un'influenza tanto duratura. In pochi metri condensa l'ambizione di un'intera epoca: pensare l'architettura come un'arte della proporzione, della misura e della ragione, capace di fondere in un solo gesto la bellezza antica e il senso cristiano.

Cosa vedere assolutamente

  • Il peristilio dorico di sedici colonne di granito e il suo fregio a triglifi, dove le metope recano simboli liturgici cristiani anziché motivi pagani.
  • La sovrapposizione dei volumi — colonnato, balaustra, tamburo a nicchie, cupola — che dà al monumento la sua sagoma a gradini e la sua perfetta leggibilità geometrica.
  • La cella interna e la cripta seminterrata, che dovrebbe segnare il luogo presunto del martirio di san Pietro.
  • Il carattere circolare e "a tutto tondo" dell'edificio: giratevi attorno per cogliere che non ha facciata, come una scultura antica.
  • Con l'immaginazione (o guardando l'incisione di Serlio), il cortile circolare porticato che Bramante aveva progettato tutt'intorno e che non vide mai la luce.

Informazioni pratiche

Il Tempietto si trova nel chiostro della chiesa di San Pietro in Montorio, sul Gianicolo, a Roma, sopra il rione di Trastevere che si stende più in basso. Il sito è oggi gestito nell'ambito della Reale Accademia di Spagna a Roma (Real Academia de España en Roma), adiacente alla chiesa. L'accesso al Tempietto avviene dal cortile attiguo; le condizioni e i giorni di visita dipendono dall'Accademia e dalla chiesa, ed è consigliabile verificarli prima di recarsi sul posto. La salita offre inoltre uno dei più bei panorami su Roma.

Quiz

  1. Chi è l'architetto del Tempietto?
  • Michelangelo
  • Donato Bramante
  • Sebastiano Serlio
  1. Quale evento il Tempietto dovrebbe commemorare?
  • La sepoltura di san Paolo
  • Il luogo presunto del martirio di san Pietro
  • Il battesimo dell'imperatore Costantino
  1. Quale ordine architettonico impiega Bramante per il colonnato?
  • Corinzio
  • Ionico
  • Dorico