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Rinascimento italiano

Monumento equestre al Gattamelata (Padova)

Padoue

Monumento equestre al Gattamelata (Padova)

Davanti alla basilica di Sant'Antonio a Padova, un cavaliere di bronzo domina la piazza, innalzato sulla sommità di un alto basamento di pietra. È il Gattamelata, capolavoro di Donatello che passerebbe per la prima grande statua equestre in bronzo fusa in Occidente dopo l'Antichità. Cavaliere in armatura all'antica, cavallo massiccio e placido, gravità monumentale: l'opera condensa l'ambizione umanistica di rivaleggiare con gli Antichi e segna uno dei vertici del lungo soggiorno dello scultore fiorentino in Veneto.

Erasmo da Narni, «il Gattamelata», e la committenza

Il monumento onora Erasmo da Narni (v. 1370-1443), condottiero soprannominato il Gattamelata — «la gatta screziata» o «il gatto dal pelo color miele», secondo le diverse interpretazioni. Capitano generale degli eserciti della Repubblica di Venezia, avrebbe servito la Serenissima con una fedeltà tale da meritare, dopo la morte, un omaggio pubblico di ampiezza eccezionale per un uomo che non era né principe né sovrano.

La statua sarebbe stata commissionata poco dopo la scomparsa del condottiero, verosimilmente su iniziativa della sua famiglia e con l'avallo delle autorità veneziane, per poi essere innalzata sulla piazza antistante il santuario di sant'Antonio. Erigere un simile monumento equestre a un semplice capitano, in uno spazio tanto prestigioso, costituiva di per sé una presa di posizione: si trasponeva su un uomo d'armi contemporaneo una forma riservata fino ad allora, nella memoria collettiva, agli imperatori romani.

Donatello a Padova

Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi, v. 1386-1466), figura maggiore del primo Rinascimento fiorentino, soggiorna a Padova durante un periodo decisivo della metà del Quattrocento, all'incirca tra il 1443 e il 1453. La città, sede di un'università rinomata e crocevia dell'umanesimo, offre allo scultore un terreno di sperimentazione in cui si incrociano eredità antica e innovazione.

È qui che avrebbe condotto in parallelo due imprese maggiori: i bronzi dell'altare maggiore della basilica del Santo (rilievi, statue della Vergine e di santi) e la statua del Gattamelata. La fusione di una figura equestre di queste dimensioni presupponeva una padronanza tecnica notevole — modellazione, fusione a cera persa in più parti, assemblaggio e cesellatura — che Donatello avrebbe potuto condurre grazie alle risorse e ai fonditori disponibili a Padova. Questo soggiorno veneto peserà a lungo sulla scultura dell'Italia settentrionale.

La prima statua equestre in bronzo del Rinascimento e il ritorno all'antico

L'importanza storica del Gattamelata sta nel fatto che fa rivivere un genere antico. Il modello dichiarato è la statua equestre di Marco Aurelio, allora a Roma (al Laterano prima del trasferimento in Campidoglio), unica grande equestre in bronzo antica ad aver attraversato il Medioevo, preservata perché ritenuta raffigurare Costantino. I celebri cavalli di bronzo di San Marco, a Venezia, offrivano un altro repertorio antico della potenza animale fusa nel metallo.

Donatello, tuttavia, non copia: compone. Il cavaliere indossa un'armatura all'antica, a capo scoperto, bastone di comando in mano, in un atteggiamento di gravità controllata più che di movimento eroico. Il cavallo, saldo sulle zampe, trasmette un'impressione di forza trattenuta e solidità. L'insieme mira meno al ritratto somigliante che all'ideale del condottiero — una virtus militare tradotta nel vocabolario visivo della Roma imperiale, reinventato da un artista del Quattrocento.

Il basamento e Piazza del Santo

L'effetto del monumento deve molto al suo alto piedistallo. Innalzando il gruppo equestre ben al di sopra dei passanti, il basamento isola la statua contro il cielo e le conferisce una presenza quasi funeraria — diversi commentatori vi hanno letto l'idea di una tomba simbolica, tanto più che il basamento recherebbe una decorazione scolpita in parte legata alla memoria del defunto.

Anche la scelta della collocazione conta molto. La statua si erge su Piazza del Santo, davanti alla basilica di Sant'Antonio, uno dei maggiori santuari di pellegrinaggio d'Italia. Il dialogo fra il bronzo profano del condottiero e la mole sacra della chiesa contribuisce alla forza del luogo, dove la gloria militare di un uomo e la devozione a un santo si rispondono in uno stesso spazio urbano.

Il posto nella storia della scultura

Il Gattamelata inaugura quella che diventerà una vera e propria linea di discendenza. Una generazione più tardi, Andrea del Verrocchio realizzerà a Venezia la statua equestre del condottiero Bartolomeo Colleoni (completata dopo la sua morte, alla fine del Quattrocento), l'altro grande capostipite del genere nel Rinascimento — cavaliere più teso, più veemente, in risposta e in contrasto con la gravità padovana di Donatello.

Insieme, questi due bronzi restituiscono al monumento equestre il rango di vertice dell'ambizione scultorea, sulla scia di Marco Aurelio e in preludio ai cavalli di bronzo del Cinquecento. Il Gattamelata resta, per la sua anteriorità, il punto di partenza: la dimostrazione che un artista moderno poteva, tecnicamente e artisticamente, misurarsi con gli Antichi sul loro stesso terreno.

Cosa vedere assolutamente

  • Il cavaliere in armatura all'antica, a capo scoperto e bastone di comando in mano, immagine idealizzata del condottiero più che ritratto fedele.
  • Il cavallo, massiccio e composto, studio di forza contenuta: osservate l'equilibrio della massa e la lavorazione del bronzo su collo e muscoli.
  • L'alto piedistallo di pietra, che staglia la sagoma contro il cielo ed evoca una tomba simbolica.
  • Il dialogo con la basilica del Santo sullo sfondo: allontanatevi sulla piazza per cogliere il rapporto di scala tra il monumento e la facciata del santuario.
  • All'interno della basilica, i bronzi dell'altare maggiore attribuiti a Donatello, complemento indispensabile per misurare il suo soggiorno padovano.

Informazioni pratiche

  • Dove: Piazza del Santo, davanti alla basilica pontificia di Sant'Antonio (Basilica di Sant'Antonio), a Padova, in Veneto.
  • Accesso: la statua si erge all'aperto su una piazza pubblica; sarebbe quindi liberamente visibile a qualsiasi ora, senza biglietto.
  • Da abbinare: la visita alla basilica del Santo (orari e regole proprie del santuario, abbigliamento consono richiesto) e, poco distante, l'Oratorio di San Giorgio e la Scuola del Santo.
  • Consiglio: privilegiate una luce radente (mattina o tardo pomeriggio) per far risaltare il modellato del bronzo, e prendete distanza per inquadrare insieme statua e basilica.
  • Orari, condizioni di accesso ed eventuali lavori potendo cambiare, è consigliabile verificare le informazioni aggiornate prima della visita.

Quiz

  1. Chi ha realizzato la statua equestre del Gattamelata?
  • Andrea del Verrocchio
  • Donatello
  • Michelangelo
  1. Quale personaggio onora la statua?
  • Il condottiero Erasmo da Narni, detto «il Gattamelata»
  • Un doge di Venezia
  • L'imperatore Marco Aurelio
  1. Perché questo monumento è considerato una pietra miliare del Rinascimento?
  • È la prima statua in marmo della città
  • Passerebbe per la prima grande statua equestre in bronzo dopo l'Antichità
  • È la statua più alta d'Italia