Nel cuore di Trento, città alpina dove l'italiano incontra i mondi germanici, la chiesa di Santa Maria Maggiore occupa un posto singolare nella memoria europea. Edificio del Rinascimento, ricostruito negli anni Venti del Cinquecento su strutture più antiche, sarebbe passata alla posterità meno per la sua mole che per ciò che vi fu detto: è tra le sue mura che si riunirono, a più riprese, le congregazioni generali del Concilio di Trento, quella lunga assemblea (1545-1563) che avrebbe dovuto ridefinire il cattolicesimo di fronte alla Riforma. Il paradosso merita di essere tenuto ben fermo: l'evento è il punto di partenza della Controriforma, ma si svolge in pieno Cinquecento, in pieno Rinascimento — e l'arte che qui si ammira, a cominciare dalla sontuosa tribuna d'organo di marmo, appartiene senza ambiguità al linguaggio rinascimentale, non al barocco che sboccerà solo più tardi.
La chiesa rinascimentale
La Santa Maria Maggiore che si vede oggi è il risultato di una ricostruzione condotta negli anni Venti del Cinquecento, sotto l'episcopato del principe-vescovo Bernardo Cles, grande mecenate che volle dotare Trento di un apparato all'altezza delle sue ambizioni politiche e culturali. La direzione del cantiere è tradizionalmente attribuita all'architetto Antonio Medaglia, al quale si deve una navata chiara e ordinata, concepita secondo la grammatica del Rinascimento: paraste, trabeazioni, archi a tutto sesto, una cura della proporzione e della luce che rompe con il vocabolario gotico ancora dominante nella regione alpina.
All'esterno, la facciata e soprattutto il campanile rinascimentale segnalano la volontà di inscrivere l'edificio nel gusto italiano della Penisola, piuttosto che nelle tradizioni d'oltralpe. Il campanile, con la sua silhouette slanciata e il suo coronamento accurato, partecipa di questa messinscena urbana in cui l'architettura diventa un manifesto. L'insieme dà una chiesa relativamente sobria, la cui ricchezza si concentra all'interno, attorno ad alcune opere d'eccezione.
La cantoria dei fratelli Grandi
Il capolavoro assoluto di Santa Maria Maggiore è la sua cantoria, la tribuna destinata all'organo e ai cantori, scolpita nel marmo verso il 1534. La si attribuisce ai fratelli Vincenzo e Gian Girolamo Grandi, scultori originari della regione (la loro bottega irradia su Trento e sul Veneto), che figurano tra i più fini interpreti della scultura decorativa dell'alto Rinascimento nell'arco alpino.
Questa tribuna è un pezzo di bravura. Il marmo vi è lavorato con una virtuosità propriamente da orafo: girali, putti, ghirlande, figure allegoriche, mascheroni, candelabri scolpiti si dispiegano in una profusione perfettamente padroneggiata, in cui ogni motivo obbedisce alla logica ornamentale «all'antica» rimessa in auge dal Rinascimento. Vi si legge l'assimilazione delle grottesche romane, la scienza della simmetria e del rilievo, il piacere dotto della citazione classica. Lungi dall'essere un semplice supporto funzionale, la cantoria funziona come una vera e propria pagina di scultura autonoma, un manifesto della raffinatezza rinascimentale trasposta nella pietra. È a questo titolo una delle opere che giustificano da sole la visita, e uno dei vertici della scultura rinascimentale del Trentino.
La pala e la pittura
L'apparato dipinto della chiesa comprende un'opera — pala o quadro d'altare — che la tradizione attribuisce a Marcello Fogolino, pittore attivo nell'Italia settentrionale nel Cinquecento, la cui maniera mescola le lezioni veneziane a un senso narrativo più regionale. Come spesso accade per gli artisti di questa generazione operanti lontano dai grandi centri, l'attribuzione va maneggiata con prudenza e dovrà essere confermata sul posto, ma colloca la chiesa nella rete delle botteghe che alimentarono Trento nel momento stesso in cui la città diventava, per alcuni anni, la capitale spirituale della cristianità latina.
Santa Maria Maggiore e il Concilio di Trento
È qui che si gioca la dimensione storica maggiore del luogo. Convocato per rispondere alla crisi aperta dalla Riforma protestante, il Concilio di Trento si tenne, a intermittenza e per quasi diciotto anni (1545-1563), in questa città d'Impero al confine dei mondi. Ora, l'assemblea aveva due tipi di riunioni. Le sessioni solenni, momenti ufficiali di proclamazione dei decreti, si tenevano nel Duomo di San Vigilio, la cattedrale della città. Ma la parte essenziale del lavoro — i dibattiti, le congregazioni generali in cui si discutevano passo per passo le questioni di dottrina e di disciplina — si svolse in parte importante a Santa Maria Maggiore.
La chiesa fu così il teatro degli scambi che approdarono a decisioni decisive per la storia del cristianesimo: definizione del canone delle Scritture, dottrina della giustificazione, riforma dei sacramenti, disciplina del clero. Piace ricordare che è in questa cornice che furono discusse le grandi direttrici che avrebbero plasmato la Chiesa cattolica moderna. Per il visitatore di oggi, stare nella navata significa collocarsi letteralmente nello spazio in cui teologi venuti da tutta l'Europa dibatterono sul futuro della fede occidentale.
Distinguere il luogo di lavoro e il luogo solenne
Bisogna guardarsi da una scorciatoia frequente che farebbe di Santa Maria Maggiore «la chiesa del Concilio» in senso unico. Trento visse il concilio in due luoghi complementari: il Duomo di San Vigilio per le sessioni solenni e pubbliche, Santa Maria Maggiore per una parte notevole delle congregazioni e del lavoro conciliare. Questa ripartizione, lungi dall'essere aneddotica, illumina il modo in cui funzionava l'assemblea: la parola ufficiale e il lavoro preparatorio non occupavano lo stesso spazio. Trattenere questa distinzione significa comprendere la topografia religiosa della città nel Cinquecento ed evitare la confusione, corrente, tra i due edifici.
Portata
Santa Maria Maggiore riunisce due ordini di grandezza raramente associati. Sul piano artistico, offre, con la cantoria dei Grandi, uno dei più begli esempi di scultura rinascimentale dell'arco alpino, testimonianza della diffusione del linguaggio classico italiano fino ai margini germanici della Penisola. Sul piano storico, fu uno dei luoghi in cui si elaborò il Concilio di Trento, matrice della Controriforma e svolta maggiore della storia europea. Questa doppia dimensione ne fa una tappa essenziale di ogni percorso dedicato al Rinascimento nel Trentino: un edificio in cui l'arte e la storia delle idee si incontrano nello stesso momento, quello del Cinquecento, senza mai scivolare verso il barocco.
Cosa vedere assolutamente
- La cantoria di marmo dei fratelli Grandi (v. 1534), vertice della scultura rinascimentale, con i suoi girali, putti e grottesche cesellati.
- La navata rinascimentale attribuita ad Antonio Medaglia, dalla geometria chiara, da confrontare con il vocabolario gotico regionale.
- Il campanile rinascimentale, marcatore del gusto italiano importato nella città alpina.
- La pala / quadro d'altare ricondotta a Marcello Fogolino (attribuzione da verificare sul posto).
- Lo spazio della navata come luogo delle congregazioni generali del Concilio di Trento: fermarvisi pensando ai dibattiti che vi si tennero.
- Il confronto mentale con il Duomo di San Vigilio, vicinissimo, per cogliere la ripartizione tra sessioni solenni e lavoro conciliare.
Informazioni pratiche
La chiesa si trova nel centro storico di Trento, a breve distanza dal Duomo di San Vigilio e dalla città vescovile. Come per ogni edificio di culto, è prudente verificare localmente gli orari di apertura e le eventuali restrizioni legate alle funzioni prima di recarvisi; queste informazioni non sono riprodotte qui, in mancanza di una fonte aggiornata. La visita si svolge nel rispetto del luogo; la cantoria e l'apparato decorativo sono visibili dalla navata.
Quiz
1. Quale capolavoro di marmo fa la celebrità artistica di Santa Maria Maggiore ?
- Un tramezzo gotico fiammeggiante
- La cantoria (tribuna d'organo) dei fratelli Grandi
- Un pulpito barocco in stucco dorato
2. Quale ruolo ebbe la chiesa nel Concilio di Trento ?
- Accolse diverse congregazioni generali e sessioni di lavoro
- Servì da residenza al papa
- Non ebbe alcun legame con il concilio
3. Dove si tenevano invece le sessioni solenni del concilio ?
- A Santa Maria Maggiore
- Nel Duomo di San Vigilio
- Al Castello del Buonconsiglio

