In fondo alla valle della Sesia, nel piccolo borgo di Varallo, la chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie conserva uno degli affreschi più straordinari del Rinascimento nell'Italia settentrionale: la Parete Gaudenziana, grande tramezzo dipinto che separa la navata riservata ai fedeli dal coro dei religiosi. Su questa parete Gaudenzio Ferrari dispiegò nel 1513 un ciclo continuo della Vita e Passione di Cristo, orchestrando in una ventina di scomparti una narrazione di uno splendore, di un movimento e di un'umanità tali da farne, agli occhi dei posteri, il grande maestro della Valsesia.
Varallo, Gaudenzio Ferrari e la chiesa delle Grazie
Varallo è il capoluogo della Valsesia, la valle alpina del Piemonte che risale verso il massiccio del Monte Rosa. Lontana dai grandi centri del Rinascimento, la piccola città divenne nondimeno, sul volgere del Cinquecento, un notevole crogiolo artistico — in gran parte grazie a un figlio di quella terra, Gaudenzio Ferrari, nato a Valduggia intorno al 1475. La chiesa di Santa Maria delle Grazie appartiene all'ordine francescano, il cui insediamento a Varallo accompagnò il grande fervore devozionale della regione. Fu in questo scrigno conventuale, segnato dalla sensibilità francescana per la meditazione sulla vita e sulla sofferenza di Cristo, che Gaudenzio realizzò il suo affresco, facendo dell'edificio uno dei luoghi più alti della sua arte.
La Parete Gaudenziana (1513)
La Parete Gaudenziana è una parete trasversale, eretta di traverso nella chiesa, che separa lo spazio dei fedeli dal coro: una disposizione ereditata dai tramezzi (i jubé o setti divisori) che scandivano molte chiese medievali e del primo Rinascimento. Sull'intera superficie si dispiega, ad affresco, un ciclo della Vita e Passione di Cristo, organizzato in una griglia di scene — una ventina di scomparti, per i quali si cita tradizionalmente la cifra di ventuno, da confermare sulla documentazione dell'edificio. L'opera reca la data del 1513, in piena fioritura del Rinascimento.
Ciò che colpisce subito è l'ampiezza narrativa dell'insieme: dall'Annunciazione agli episodi della Passione e oltre, Gaudenzio guida lo sguardo di scena in scena come si voltassero le pagine di un libro figurato. Il colore è sontuoso, le composizioni pullulano di figure, il movimento anima le folle, e i volti — attenti, dolenti, meditativi — testimoniano un acuto senso del reale. Vi si avverte l'eco della cultura lombarda e dell'esempio leonardesco, percepibile nel modellato delle espressioni e nell'attenzione alle fisionomie, senza che l'affresco perda mai il suo sapore proprio, aspro e fervente.
L'arte di Gaudenzio Ferrari
Gaudenzio Ferrari (1475 ca.-1546) fu al tempo stesso pittore e scultore, e non è cosa indifferente: la sua pittura ha il rilievo, la presenza carnale di un'arte plasmata nello spazio. Formatosi nell'ambiente lombardo, sensibile alle novità leonardesche diffuse a Milano, lavorò anche la materia cromatica con un'esuberanza tutta personale. La sua maniera, espressiva e a tratti veemente, sa passare dalla dolcezza dei volti mariani all'intensità patetica delle scene di Passione.
A lungo rimasto nell'ombra dei grandi nomi toscani e veneti, Gaudenzio appare oggi come una delle figure maggiori del Rinascimento piemontese e lombardo, un artista che la critica moderna ha riabilitato con forza. La sua opera, largamente concentrata in Piemonte e in Lombardia, resta tuttavia troppo poco conosciuta fuori d'Italia, benché figuri tra le invenzioni più originali del suo tempo.
Il legame con il Sacro Monte
La chiesa di Santa Maria delle Grazie sorge ai piedi del Sacro Monte di Varallo, quella «montagna sacra» dove cappelle, statue a grandezza naturale e apparati dipinti ricostruiscono i luoghi della vita di Cristo in una Gerusalemme alpina. Anche lì Gaudenzio Ferrari fu un artefice essenziale, intrecciando scultura e pittura per dar corpo ai misteri sacri. Tra l'affresco della Parete e le cappelle del Sacro Monte si tesse così una medesima ambizione: rendere presente, quasi tangibile, la storia della salvezza. L'intera Valsesia appare in tal modo come un focolaio gaudenziano, dove il maestro ha lasciato un'impronta duratura.
Portata
Per la ricchezza narrativa, il colore e l'umanità, la Parete Gaudenziana si impone come uno dei vertici dell'affresco narrativo del Rinascimento in Piemonte. Essa condensa, su un'unica parete, tutto ciò che fa la forza di Gaudenzio Ferrari: il senso del racconto, la verità dei volti, l'energia delle composizioni. Scoprire quest'opera significa anche riparare a un'ingiustizia — quella che ha a lungo tenuto in disparte, fuori d'Italia, un maestro il cui genio merita di essere annoverato tra i grandi.
Cosa vedere assolutamente
- La Parete Gaudenziana nel suo insieme, colta con un solo sguardo come un'immensa pagina dipinta
- Le scene della Passione, dove l'emozione e il movimento raggiungono la loro più alta intensità
- Il realismo dei volti, attenti ed espressivi, segnati dalla cultura leonardesca
- Il colore gaudenziano, sontuoso e vibrante, che dà carne all'insieme
- Il legame visivo e spirituale con il Sacro Monte tutt'intorno, altro grande cantiere del maestro
- La chiesa francescana stessa, scrigno conventuale di questo affresco eccezionale
Informazioni pratiche
La chiesa di Santa Maria delle Grazie si trova a Varallo, in Valsesia (Piemonte). Si tratta di un luogo di culto; gli orari di apertura possono essere legati alle funzioni e alla vita della comunità. È preferibile verificare le condizioni di accesso e gli orari presso le fonti ufficiali o l'ufficio turistico locale prima di ogni visita. La vicinanza del Sacro Monte di Varallo invita ad associare i due siti in un'unica scoperta.
Quiz
1. Chi ha dipinto la Parete Gaudenziana di Varallo?
- Leonardo da Vinci
- Gaudenzio Ferrari
- il Correggio
2. Che cosa rappresenta il grande ciclo di questa parete dipinta?
- La Vita e Passione di Cristo
- Le fatiche di Ercole
- La battaglia di Pavia
3. A quale anno risale la Parete Gaudenziana?
- 1420
- 1607
- 1513

