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Rinascimento italiano

Santa Maria delle Grazie a Milano

Milan

Santa Maria delle Grazie a Milano

Santa Maria delle Grazie è uno dei monumenti in cui si legge, quasi a libro aperto, il passaggio dell'architettura lombarda dal tardo gotico al primo classicismo del Rinascimento. In poche decine di metri, la chiesa accosta due mondi : la lunga navata di mattoni, buia e verticale, ereditata dalla tradizione medievale dell'Italia settentrionale, e l'ampia tribuna luminosa a pianta centrale, cupola su tamburo e ordinamento «all'antica», che la tradizione attribuisce a Donato Bramante. A questa duplice lezione di architettura si aggiunge, nel refettorio del convento adiacente, la presenza dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, che vale all'insieme una fama mondiale e la sua iscrizione nel patrimonio dell'UNESCO.

Il convento domenicano e Ludovico il Moro

Il complesso nasce da una fondazione domenicana. Verso la metà del XV secolo, i frati predicatori ottengono un terreno a ovest di Milano, dove esisteva una cappella dedicata alla Vergine «delle Grazie». La costruzione della chiesa e del convento prende avvio negli anni 1460, sotto il patrocinio della famiglia regnante, gli Sforza. È tuttavia con Ludovico Sforza, detto Ludovico il Moro, che governa Milano a partire dagli anni 1480 e ne diventa poi duca nel 1494, che il cantiere assume una nuova ampiezza.

Il Moro fa di Santa Maria delle Grazie uno dei luoghi emblematici della sua politica di prestigio. Vi concentra commissioni artistiche e ambizioni dinastiche, al punto da progettare, secondo la tradizione, di farne il mausoleo della sua casata. È in questo contesto di mecenatismo principesco che si inseriscono la ricostruzione dell'abside e la commissione dell'Ultima Cena a Leonardo, allora al servizio della corte milanese. La caduta di Ludovico il Moro nel 1499-1500, durante l'invasione francese del Milanese, interrompe una parte di questi progetti e spiega alcune incompiutezze.

La navata gotica di Solari

La prima grande campagna di costruzione è affidata a Guiniforte Solari, figura di spicco di una dinastia di architetti e scultori lombardi assai attivi a Milano (a lui si associano anche lavori alla Certosa di Pavia e al Duomo). Innalzata per lo più tra gli anni 1460 e 1480, la navata appartiene ancora pienamente al tardo gotico lombardo : materiale di mattone a vista, articolazione verticale, volte a crociera ogivali, cappelle laterali collocate tra i contrafforti.

Questa parte dell'edificio conserva l'atmosfera densa e colorata delle grandi chiese conventuali dell'Italia settentrionale, con le sue decorazioni in terracotta e i suoi affreschi a ornare le cappelle. Costituisce il corpo «medievale» del monumento, quello contro cui verrà a innestarsi, appena pochi anni più tardi, un manifesto di tutt'altro spirito architettonico.

La tribuna di Bramante e la pianta centrale

La svolta interviene verso il 1492-1497, quando l'abside gotica inizialmente prevista da Solari viene abbattuta per lasciare spazio a un'immensa tribuna (il termine designa qui l'insieme formato dal coro, dall'abside e dallo spazio della crociera coronato da una cupola). Questa realizzazione è tradizionalmente attribuita a Donato Bramante, l'architetto originario delle Marche che lavora allora a Milano e vi elabora un vocabolario nuovo, nutrito dallo studio dell'Antichità e delle esperienze del Rinascimento toscano e romano.

Occorre tuttavia sfumare questa attribuzione : essa si fonda su una tradizione antica e solida, coerente con lo stile e con la presenza documentata di Bramante a Milano, ma la parte esatta della sua ideazione, rispetto ad altri maestri lombardi attivi nel cantiere, resterebbe dibattuta. Si parlerà quindi di una tribuna attribuita a Bramante piuttosto che di un'opera sicuramente autografa in ogni suo dettaglio.

Ciò che invece non lascia dubbi è la rottura visiva. La tribuna sostituisce alla penombra verticale della navata uno spazio luminoso, ampio e centrato. Vi si riconoscono i tratti del primo classicismo :

  • una pianta centrale, organizzata attorno a un vasto quadrato di crociera prolungato da tre absidi (coro e bracci laterali), secondo una logica di simmetria raggiante ;
  • una cupola su tamburo (tiburio), mascherata all'esterno da un grande volume a sedici lati traforato da oculi, sagoma caratteristica dell'architettura lombarda del Rinascimento ;
  • una decorazione sobria e geometrica di paraste, cornici e medaglioni (tondi) che scandisce le pareti chiare, al posto del sovraccarico ornamentale gotico ;
  • un sapiente gioco di proporzioni e di luce, in cui lo spazio si offre alla comprensione in un solo sguardo.

L'insieme appare come un manifesto del primo classicismo lombardo, una tappa tra le ricerche milanesi di Bramante (per esempio a Santa Maria presso San Satiro) e i grandi progetti romani che egli condurrà in seguito, fino alla basilica di San Pietro.

Il progetto di mausoleo sforzesco

La tribuna si comprende pienamente solo se rapportata all'ambizione dinastica di Ludovico il Moro. Dotando la chiesa di un'abside monumentale a pianta centrale, il duca intendeva, secondo la tradizione, procurarsi un mausoleo degno della sua casata, dove avrebbero riposato gli Sforza. La pianta centrata, ereditata dai modelli antichi e carica di un forte valore simbolico (lo spazio perfetto, rivolto verso il cielo), si addiceva particolarmente a una funzione commemorativa e funeraria.

Questo programma giungerà a compimento solo in parte. La morte prematura di Beatrice d'Este, moglie del Moro, nel 1497, poi la caduta di Ludovico di fronte ai Francesi alla fine del decennio, privano il progetto del suo compimento. Il monumento funebre coniugale scolpito per la coppia ducale non resterà del resto in loco a Santa Maria delle Grazie. La tribuna rimane così testimone di un sogno principesco interrotto : un mausoleo concepito come il cuore spirituale del potere sforzesco, rimasto in parte allo stato di intenzione.

Il refettorio e l'Ultima Cena (breve rimando)

Il convento domenicano conserva, nel suo antico refettorio, la celebre Ultima Cena(Il Cenacolo) dipinta da Leonardo da Vinci per Ludovico il Moro, nella stessa epoca dei grandi lavori dell'abside. Capolavoro assoluto del Rinascimento, questo dipinto murale è oggetto di una visita specifica, distinta da quella della chiesa, e di un accesso rigorosamente regolamentato.

Questo monumento è oggetto di una scheda separata : si rimanda a quest'ultima per la storia, la tecnica e lo stato di conservazione dell'Ultima Cena. Qui si ricorderà soltanto che la sua presenza, nel refettorio attiguo, è indissociabile dalla fama di Santa Maria delle Grazie e dalla sua iscrizione nel patrimonio mondiale.

L'iscrizione UNESCO

Nel 1980, l'UNESCO ha iscritto nella Lista del patrimonio mondiale l'insieme formato dalla «Chiesa e convento domenicano di Santa Maria delle Grazie con l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci». Il riconoscimento riguarda dunque congiuntamente l'architettura (navata, tribuna, chiostro ed edifici conventuali) e il capolavoro dipinto di Leonardo.

Questa iscrizione consacra il valore eccezionale di un luogo in cui si incontrano una tappa cruciale dell'architettura del Rinascimento e una delle vette della pittura occidentale, riunite dal mecenatismo di un'unica corte, quella degli Sforza alla fine del XV secolo.

Cosa vedere assolutamente

  • La tribuna attribuita a Bramante : entrare dalla navata, poi alzare lo sguardo sotto la crociera per cogliere il contrasto tra la penombra gotica e lo spazio luminoso a pianta centrale coronato dalla sua cupola.
  • La cupola e il suo tamburo a sedici lati : da osservare all'interno (gioco di luce degli oculi) e, dall'esterno o dall'abside, la sagoma del grande tiburio.
  • La decorazione di medaglioni (tondi) e di paraste della tribuna : l'ornamentazione geometrica e misurata, emblematica del primo classicismo lombardo.
  • La navata di Guiniforte Solari : il mattone a vista, le cappelle laterali e le loro decorazioni, testimoni del tardo gotico lombardo.
  • Il chiostro e l'antica sacrestia : gli spazi conventuali che prolungano la visita architettonica.
  • L'Ultima Cena di Leonardo, nel refettorio adiacente (visita e biglietto distinti, prenotazione necessaria) : da prevedere separatamente.

Informazioni pratiche

  • Indirizzo : Piazza di Santa Maria delle Grazie, Milano (Lombardia), a ovest del centro storico.
  • Accesso : quartiere servito dai trasporti pubblici milanesi ; la chiesa si trova a distanza di cammino dal Castello Sforzesco.
  • Chiesa : l'accesso alla chiesa è generalmente possibile al di fuori delle funzioni religiose ; è opportuno rispettare il carattere di luogo di culto (abbigliamento adeguato, silenzio).
  • L'Ultima Cena: la visita del refettorio di Leonardo èindipendenteda quella della chiesa, con unbiglietto specifico, un numero di visitatori molto limitato e unaprenotazione anticipata vivamente raccomandata, se non obbligatoria.
  • Orari e tariffe : suscettibili di variazioni (giorni di chiusura, funzioni, condizioni di visita dell'Ultima Cena). Fare riferimento alle fonti ufficiali aggiornate prima di ogni spostamento — nessun orario né prezzo è garantito in questa sede.

Quiz

1. A chi la tradizione attribuisce la grande tribuna (coro a pianta centrale) di Santa Maria delle Grazie ?

  • Guiniforte Solari
  • Donato Bramante
  • Leonardo da Vinci

2. Quale duca di Milano fece della chiesa un luogo di prestigio e pensò di farne il mausoleo della sua casata ?

  • Ludovico Sforza, detto il Moro
  • Lorenzo de' Medici
  • Federico da Montefeltro

3. Che cosa si trova nel refettorio del convento adiacente ?

  • La tomba di Bramante
  • L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci
  • Il tesoro degli Sforza