Incastonata nel quartiere della Loggia, nel cuore della vecchia Palermo, la chiesa di Santa Cita — chiamata anche Santa Zita, o addirittura San Mamiliano — custodisce uno dei tesori maggiori della scultura marmorea del Rinascimento in Sicilia: il grande arco e i rilievi usciti dalla bottega di Antonello Gagini all'inizio del XVI secolo. Occorre subito sgombrare il campo da un equivoco tenace: l'oratorio del Rosario di Santa Cita, adiacente e celebre per gli stucchi di Giacomo Serpotta, appartiene al tardo barocco e non rientra dunque nel capitolo rinascimentale di cui tratta questa scheda.
Una chiesa segnata dai secoli e dal 1943
La fondazione di Santa Cita risalirebbe al Medioevo, e l'edificio fu più volte rimaneggiato prima di ricevere, nel Rinascimento e poi in età barocca, l'essenziale del suo apparato decorativo. Come molti santuari del centro storico, essa reca le cicatrici della lunga storia di Palermo: campagne di ricostruzione, riadattamenti liturgici, ridistribuzione delle opere nel susseguirsi delle cappelle.
Il trauma più grave risale al 1943: i bombardamenti alleati che colpirono Palermo in quell'anno danneggiarono gravemente la chiesa, come numerosi edifici del quartiere. Una parte della decorazione fu intaccata, e il restauro condotto successivamente si adoperò per salvare e ricollocare ciò che era possibile. Alcuni pezzi sarebbero stati spostati, rimontati o messi al riparo; il dettaglio esatto di ciò che sussiste in situ, di ciò che è stato trasferito e di ciò che andò perduto merita di essere verificato pezzo per pezzo sulla documentazione patrimoniale.
L'arco e i marmi di Antonello Gagini
Il gioiello rinascimentale di Santa Cita è il grande arco marmoreo — l'arco Gagini —, opera monumentale eseguita da Antonello Gagini e dalla sua bottega intorno agli anni 1517-1527. Capostipite di una dinastia di scultori, Antonello vi dispiega il vocabolario di un Rinascimento pienamente maturo: incorniciatura architettonica, lesene e fregi all'antica, registri di figure incassate in una composizione d'insieme di grande coerenza.
L'arco si orna in particolare di rilievi dedicati ai Misteri del Rosario, sequenza narrativa in cui lo scultore modula i piani, dall'altorilievo quasi a tutto tondo al bassorilievo appena staccato dal fondo, per conferire alla pietra profondità e racconto. Statue e una Madonna completano l'insieme, in quella maniera soave ed equilibrata che ha fatto la fama di Antonello in tutta l'isola. Per la sua ampiezza e la sua qualità, questo arco figura tra i vertici della statuaria palermitana dell'inizio del XVI secolo.
Il resto della decorazione rinascimentale
Attorno a questo capolavoro, la chiesa conserverebbe altri elementi provenienti dalla bottega Gagini o dalla sua cerchia: sculture, frammenti e ornamenti marmorei distribuiti nella tribuna e nelle cappelle, in particolare la cappella del Rosario. La parte rispettiva di Antonello stesso e dei suoi collaboratori — figli, aiutanti, seguaci — resta, per diversi pezzi, materia di dibattito attributivo; conviene dunque guardarvi da vicino piuttosto che ricondurre tutto alla sola mano del maestro. L'insieme delinea nondimeno un prezioso saggio della scultura rinascimentale così come si diffuse in Sicilia.
Una precisazione: l'oratorio del Rosario del Serpotta è barocco
Attiguo alla chiesa, l'oratorio del Rosario di Santa Cita è ammirato in tutto il mondo per la sua decorazione a stucco dovuta a Giacomo Serpotta. Ma questo capolavoro appartiene al tardo barocco, eseguito a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo: allegorie femminili, angioletti, un teatro di figure bianche che animano le pareti rientrano in un'arte posteriore di quasi due secoli ai marmi di Antonello Gagini.
Occorre dunque tenere i due registri nettamente distinti. Il visitatore passa, in pochi passi, dal marmo rinascimentale dei Gagini allo stucco virtuosistico del Serpotta: due momenti distinti dell'arte palermitana, riuniti dalla vicinanza ma che nulla deve confondere. Solo il primo rientra nella sezione rinascimentale di questo atlante.
Portata
Santa Cita occupa un posto di rilievo nella geografia dell'opera di Antonello Gagini, artista che, da Messina a Palermo, ha ricoperto la Sicilia di pale d'altare, archi e Madonne di marmo. L'arco di Santa Cita testimonia quella Sicilia del marmo in cui il Rinascimento italiano trovò, lontano dai grandi centri toscani e romani, un terreno d'espressione originale e fecondo. È a questo titolo una tappa preziosa per chi voglia comprendere la diffusione insulare delle forme del Cinquecento.
Cosa vedere assolutamente
- Il grande arco marmoreo di Antonello Gagini (c. 1517-1527), pezzo cardine della chiesa.
- I rilievi dei Misteri del Rosario, in cui lo scultore gioca con tutti i gradi del rilievo.
- La Madonna e le statue di marmo associate all'insieme Gagini.
- Le sculture e i frammenti provenienti dalla bottega Gagini, distribuiti nella tribuna e nelle cappelle.
- La precisazione sull'oratorio attiguo: gli stucchi del Serpotta, barocchi e non rinascimentali.
- Le tracce della storia recente: lo stato dell'edificio dopo i danni del 1943 e il suo restauro.
Informazioni pratiche
La chiesa si trova nel quartiere della Loggia, nel centro storico di Palermo, a due passi dall'oratorio del Rosario di Santa Cita. L'edificio di culto e l'oratorio rientrano in regimi di apertura distinti, spesso con orari variabili; è meglio verificare presso le fonti ufficiali (diocesi, uffici del patrimonio, circuiti degli oratori serpottiani) prima di recarsi sul posto. Nessun orario o tariffa è qui indicato volontariamente, per evitare qualsiasi informazione obsoleta.
Quiz
1. A chi si devono i marmi rinascimentali di Santa Cita, tra cui il grande arco?
- A Giacomo Serpotta
- Ad Antonello Gagini
- Ad Antonello da Messina
2. A quale stile appartiene l'oratorio del Rosario di Santa Cita, decorato dal Serpotta?
- Barocco
- Rinascimento
- Gotico
3. Quale evento del XX secolo danneggiò gravemente la chiesa?
- Un terremoto nel 1908
- Un incendio nel 1960
- I bombardamenti del 1943

