Alle porte di Milano, lungo la strada che un tempo conduceva i pellegrini verso il nord della Lombardia, il santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno nasconde dietro una facciata discreta uno degli insiemi pittorici più abbaglianti del Cinquecento italiano. Edificato a partire dal 1498 per accogliere un'immagine miracolosa della Vergine, fu nel corso del XVI secolo trasformato in un vero e proprio scrigno da due dei più grandi pittori della scuola lombarda: Bernardino Luini, erede sottile di Leonardo da Vinci, e Gaudenzio Ferrari, che nella cupola dispiegò una nube di angeli musicanti rimasta celebre con il nome di « Concerto degli angeli ». Santuario di devozione e museo a cielo aperto della pittura rinascimentale, Saronno offre al visitatore un'esperienza al tempo stesso spirituale e vertiginosa.
Il santuario mariano e il pellegrinaggio
L'origine del santuario è, come spesso accade per i grandi luoghi mariani, legata a un'immagine venerata e a grazie ritenute miracolose. La tradizione riconduce la fondazione a una figura della Vergine considerata taumaturga, attorno alla quale si sarebbe sviluppato un culto locale già alla fine del XV secolo. Fu per onorare e custodire degnamente questa devozione che si sarebbe intrapresa la costruzione di un nuovo edificio a partire dal 1498.
Situata su un importante asse di collegamento tra Milano e le valli e i laghi del nord, Saronno divenne rapidamente una tappa di pellegrinaggio frequentata. L'afflusso dei fedeli e la generosità dei donatori spiegano l'ampiezza dei lavori e, soprattutto, la ricchezza eccezionale della decorazione dipinta: nella logica dei santuari del Rinascimento, la bellezza delle immagini partecipava pienamente all'esperienza devozionale, guidando lo sguardo e lo spirito del credente verso i misteri della fede.
Il titolo di Beata Vergine dei Miracoli dice da solo la vocazione del luogo: quella di un santuario di guarigione e di intercessione, dove ci si recava a implorare e a ringraziare. Questa funzione di pellegrinaggio non è mai cessata e continua ancora oggi ad animare l'edificio, che rimane un luogo di culto vivo tanto quanto un capolavoro artistico.
L'architettura a cupola
L'edificio si presenta come una costruzione a pianta allungata prolungata da un coro profondo e coronata da una cupola, disposizione caratteristica delle grandi chiese di pellegrinaggio lombarde della fine del XV e del XVI secolo. La cupola, elemento architettonico maggiore, non svolge soltanto un ruolo strutturale: offre l'ampia superficie concava che sarebbe divenuta il supporto del capolavoro di Gaudenzio Ferrari.
La campagna di costruzione si estende su più decenni, man mano che si aggiungono il presbiterio, le cappelle e gli allestimenti liturgici. La facciata, così come la si vede oggi, è nettamente più tarda rispetto al corpo dell'edificio: la sua ordinatura monumentale appartiene a un linguaggio successivo al primo Rinascimento e testimonia gli abbellimenti successivi di cui il santuario è stato oggetto. Occorre dunque distinguere le diverse stratificazioni cronologiche dell'insieme, in cui si sovrappongono la struttura fondativa della fine del XV secolo, le decorazioni degli anni 1520-1530 e le aggiunte posteriori.
All'interno, lo spazio è concepito per assicurare una progressione: il fedele avanza dalla navata verso il presbiterio e il coro, cuore sacro del santuario, prima che il suo sguardo venga rapito verso l'alto dalla cupola. Questa drammaturgia architettonica, che culmina nell'elevazione, mette in scena la decorazione dipinta come un dispiegamento celeste al di sopra dell'assemblea.
Gli affreschi di Bernardino Luini
È verosimilmente verso il 1525 che Bernardino Luini interviene nel santuario, nella zona del presbiterio e del coro. Allievo e continuatore dell'estetica leonardesca, Luini è uno degli interpreti più delicati dello sfumato e della dolce grazia ereditata da Leonardo da Vinci: i suoi volti levigati, le sue espressioni serene e i suoi colori teneri ne fanno il pittore per eccellenza della devozione lombarda.
A Saronno egli consacra la sua arte a un ciclo mariano e cristologico. Gli si devono in particolare celebri scene dell'infanzia e della vita della Vergine: un'Adorazione dei Magi, una Presentazione al Tempio, uno Sposalizio della Vergine, episodi trattati con la chiarezza narrativa e la tenerezza che caratterizzano la sua maniera. Le composizioni, disposte nello spazio del presbiterio, incorniciano il luogo più sacro della chiesa e preparano spiritualmente lo sguardo alla visione della cupola.
L'insieme di Saronno è tra le realizzazioni maggiori di Luini e permette di apprezzare, ad altezza d'uomo, la finezza di un'arte che unisce pietà popolare e raffinatezza dotta. Va osservato che l'attribuzione precisa e la datazione di ciascuna scena possono variare a seconda degli studi degli storici: conviene considerare la forbice degli anni 1520 come una stima da confermare caso per caso.
La cupola di Gaudenzio Ferrari: il Concerto degli angeli
La vetta della visita si trova sopra le teste. Nel 1535, Gaudenzio Ferrari dipinge la cupola del santuario e vi compone quella che resta una delle immagini più stupefacenti del Rinascimento lombardo: il Concerto degli angeli.
Sull'intera superficie concava si dispiega un'immensa nube di angeli musicanti, come sospesi nei cieli aperti. Ferrari vi moltiplica le figure in un vortice di movimenti, di scorci e di colori, ogni angelo intento a suonare uno strumento. Questa dimensione musicale fa della cupola un documento di eccezionale interesse per la storia della musica: vi si riconosce una notevole varietà di strumenti dell'epoca — a corda, a fiato e a percussione —, tanto che l'opera è spesso citata come un vero e proprio inventario organologico del Rinascimento.
Al di là del suo valore documentario, il Concerto degli angeli è un prodigio di illusionismo. Ferrari gioca con le prospettive e con l'apertura del cielo per dare allo spettatore, posto al suolo, la sensazione che la volta si sia squarciata su una gloria celeste viva e vibrante. Quest'arte dell'apparizione, in cui l'architettura dipinta si fonde con lo spazio reale, annuncia per molti aspetti i grandi soffitti illusionistici dei secoli successivi, pur restando profondamente radicata nella sensibilità lombarda. Gaudenzio Ferrari, formatosi in Piemonte e nella regione dei laghi, vi dà piena misura del suo genio del colore e dell'energia drammatica.
Una vetta della pittura lombarda
Riunire in uno stesso edificio gli affreschi di Bernardino Luini e la cupola di Gaudenzio Ferrari fa di Saronno un luogo unico per comprendere la scuola lombarda del Cinquecento. Due temperamenti vi si rispondono: la dolcezza meditativa e leonardesca di Luini, e l'ardore colorato, quasi teatrale, di Ferrari. Insieme, offrono un panorama di ciò che la pittura della Lombardia ha prodotto di più compiuto tra l'eredità di Leonardo e l'affermarsi delle tendenze che preparano il Manierismo.
Il santuario supera così l'ambito della sola devozione locale per divenire una pietra miliare della storia dell'arte. Esso consente di misurare quanto la provincia lombarda, nell'orbita di Milano, sia stata un focolaio di creazione di primo piano, e perché ancora oggi tanti visitatori ne varchino la soglia tanto per la fervore del pellegrinaggio quanto per la meraviglia estetica. Saronno rimane, in sostanza, uno di quei luoghi rari in cui la fede e l'arte raggiungono, insieme, uno stesso punto di incandescenza.
Cosa vedere assolutamente
- La cupola di Gaudenzio Ferrari (1535), il Concerto degli angeli: alzate lo sguardo per abbracciare la nube di angeli musicanti e prendetevi il tempo di individuare la diversità degli strumenti del Rinascimento.
- Il ciclo di Bernardino Luini nel presbiterio (v. 1525): l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempioe loSposalizio della Vergine, gioielli dello sfumato lombardo.
- Lo spazio del presbiterio e del coro, cuore sacro del santuario, pensato come una progressione verso la visione celeste della cupola.
- L'effetto di illusionismo: cercate il punto del pavimento in cui la volta sembra aprirsi sul cielo, per cogliere l'intenzione di Ferrari.
- La facciata e la lettura delle diverse epoche di costruzione, dal nucleo del 1498 agli abbellimenti più tardi.
Informazioni pratiche
Il santuario si trova a Saronno, in provincia di Varese (Lombardia), nei pressi di Milano e ben servito dalla rete ferroviaria regionale. Rimane un luogo di culto attivo: la visita si svolge nel rispetto delle funzioni e della preghiera dei fedeli.
Gli orari di apertura, le condizioni di accesso alla zona del presbiterio e della cupola, così come le eventuali modalità di visita guidata o di illuminazione degli affreschi possono variare secondo le stagioni e le celebrazioni. Vi invitiamo a verificare queste informazioni presso il santuario o l'ufficio turistico locale prima della vostra venuta. Per apprezzare pienamente la cupola, è consigliabile portare con sé di che osservare i dettagli in alto e scegliere un momento di buona luminosità.
Quiz
1. Chi ha dipinto la cupola del « Concerto degli angeli » a Saronno nel 1535?
- Bernardino Luini
- Leonardo da Vinci
- Gaudenzio Ferrari
2. Che cosa rende il « Concerto degli angeli » particolarmente prezioso per gli storici?
- Rappresenta una grande varietà di strumenti musicali del Rinascimento
- È firmato e datato sul retro di ogni figura
- Fu dipinto interamente a foglia d'oro
3. A quale maestro del Rinascimento si ricollega lo stile tutto dolcezza di Bernardino Luini?
- Michelangelo
- Leonardo da Vinci
- Tiziano

