A pochi passi da via dei Coronari, nel rione Ponte, San Salvatore in Lauro si nasconde dietro una piazza discreta della Roma antica, tra il Tevere e piazza Navona. Il soprannome «in Lauro» rimanderebbe ai boschetti di allori che un tempo crescevano in questo luogo. Per l'appassionato di Rinascimento, l'interesse del complesso non risiede nella facciata — neoclassica e tarda, da escludere dal racconto umanistico — ma in ciò che si conserva alle sue spalle: un chiostro, un refettorio e un sepolcro pontificio che riportano lo sguardo fino al Quattrocento.
Una chiesa ricostruita nel Rinascimento
L'edificio medievale che occupava il sito fu, a quanto pare, devastato da un incendio e interamente riedificato nella seconda metà del Quattrocento. La tradizione attribuisce questa ricostruzione all'iniziativa del cardinale Latino Orsini, che avrebbe dotato di un convento la comunità religiosa officiante la chiesa — i canonici regolari di San Giorgio in Alga, congregazione di origine veneziana. I lavori sarebbero proseguiti nel Cinquecento, con l'interno rimaneggiato a più riprese, in particolare, si dice, da Ottaviano Mascherino verso la fine del secolo dopo un nuovo sinistro. Queste attribuzioni e questa scansione cronologica restano da confermare: converrà soprattutto ricordare che la chiesa, nella sua struttura e nelle sue pertinenze conventuali, appartiene pienamente al grande movimento di rinnovamento architettonico della Roma rinascimentale.
La facciata che si vede oggi, al contrario, appartiene all'Ottocento. Di fattura neoclassica — la si attribuisce generalmente a Camillo Guglielmetti, verso la metà o la seconda metà del secolo —, è stata applicata a un edificio ben più antico e non deve trarre in inganno sulla datazione reale del complesso. Il visitatore frettoloso che giudica il monumento dal suo frontespizio si lascia sfuggire l'essenziale.
Il chiostro a doppia loggia e il refettorio
L'elemento più notevole del complesso è il suo chiostro rinascimentale, organizzato su due livelli di arcate — una doppia loggia il cui ritmo regolare, la sobrietà delle colonne e la chiarezza delle proporzioni traducono bene lo spirito architettonico del Quattrocento finale e del Cinquecento. Questo chiostro, a lungo riservato alla vita conventuale, offre oggi uno degli spazi più quieti del quartiere e una delle rare testimonianze così complete di un chiostro a logge sovrapposte in questo settore di Roma.
Attiguo, il refettorio conserva la sua ampiezza originaria e, si ritiene, una decorazione dipinta d'epoca. Vi si segnala un grande ciclo murale che la tradizione riferisce al Cinquecento; l'attribuzione precisa e il soggetto esatto andrebbero tuttavia verificati prima di qualsiasi affermazione. L'insieme chiostro-refettorio costituisce in ogni caso un prezioso frammento dell'architettura monastica romana del Rinascimento, da visitare per se stesso quanto per la chiesa.
Il sepolcro di Eugenio IV e la confraternita picena
San Salvatore in Lauro custodisce il monumento funebre di papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer, morto nel 1447), figura veneziana del concilio di Ferrara-Firenze e della breve unione con la Chiesa greca. Questo sepolcro, opera del Quattrocento, non fu concepito per la chiesa attuale: proverrebbe dall'antica basilica di San Pietro e sarebbe stato qui trasferito durante i rimaneggiamenti del Vaticano. La scultura è talvolta accostata all'ambito di Isaia da Pisa o alla sua bottega; questa attribuzione resta prudente e discussa. La sua presenza fa della chiesa una tappa inattesa della memoria pontificia del primo Rinascimento.
A partire dalla fine del Cinquecento o dall'inizio del Seicento, la chiesa passò alla confraternita dei Piceni — gli originari del Piceno, ossia delle Marche —, che ne fecero la loro chiesa nazionale a Roma. Questa comunità pose il luogo sotto il patrocinio della Madonna di Loreto, il cui santuario marchigiano era uno dei grandi poli di pellegrinaggio della penisola. San Salvatore in Lauro resta ancora oggi strettamente legata a questa devozione mariana e alla presenza marchigiana nell'Urbe.
Cosa vedere assolutamente
- Il chiostro rinascimentale a doppia loggia, su due livelli di arcate.
- Il refettorio conventuale e la sua decorazione dipinta (soggetto e datazione da verificare).
- Il sepolcro di papa Eugenio IV, opera del Quattrocento trasferita dall'antica San Pietro.
- Il radicamento devozionale alla Madonna di Loreto e alla confraternita dei Piceni.
- L'interno della chiesa, rimaneggiato tra Cinque e Seicento, da scoprire escludendo mentalmente la facciata neoclassica.
Informazioni pratiche
- Tipo: chiesa e complesso conventuale (chiostro, refettorio) in attività.
- Ubicazione: rione Ponte, presso via dei Coronari e piazza Navona, Roma.
- Accesso: nel cuore del centro storico pedonale; a piedi da Castel Sant'Angelo o da piazza Navona.
- Orari: variabili secondo le funzioni e le esposizioni temporanee; informarsi sul posto. (Orari non dettagliati qui per non affermare nulla di errato.)
- Chiostro e refettorio: l'accesso può dipendere dagli eventi in corso; verificare prima della visita.
Quiz
- Che cosa indica il soprannome «in Lauro» della chiesa?
- Un'antica bottega di orafi
- Gli allori che un tempo crescevano sul sito
- Un cardinale di nome Lauro
- Quale papa riposa in un sepolcro del Quattrocento qui trasferito?
- Eugenio IV
- Giulio II
- Paolo III
- A quale devozione mariana la confraternita dei Piceni legò la chiesa?
- La Madonna di Loreto
- La Salus Populi Romani
- La Madonna di Częstochowa

