Aggrappata al fianco del Gianicolo, affacciata su Roma dalla riva destra del Tevere, San Pietro in Montorio appartiene a quella schiera di monumenti che si visitano dapprima per un altro: il celebre Tempietto del Bramante, il piccolo tempio circolare incastonato nel chiostro adiacente, mette spesso in ombra la chiesa stessa (al Tempietto è dedicata una scheda a parte). Sarebbe però un errore passare troppo in fretta davanti alla sobria facciata dell'edificio francescano, perché custodisce una delle opere più affascinanti del primo Cinquecento romano — una Flagellazione concepita nell'orbita di Michelangelo — e ospitò per un certo tempo l'ultimo capolavoro di Raffaello.
La chiesa dei Re Cattolici sul Gianicolo
Il nome «Montorio» deriverebbe da mons aureus, la «montagna dorata», per il colore sabbioso del suolo del Gianicolo. Una tradizione medievale, oggi contestata dagli storici, voleva che proprio qui san Pietro fosse stato crocifisso: di qui il legame particolare del papato e dei sovrani cristiani con questo luogo.
La chiesa attuale è frutto di una ricostruzione condotta negli ultimi decenni del Quattrocento. Il cantiere sarebbe stato finanziato in gran parte dai Re Cattolici, Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia, le cui armi e il cui emblema (il giogo e le frecce) si leggono ancora nella decorazione. I lavori, avviati sotto il pontificato di Sisto IV e proseguiti sotto Alessandro VI, si sarebbero conclusi attorno al 1500. L'attribuzione del disegno architettonico resta incerta: talvolta si fa il nome di Baccio Pontelli, ma senza una prova documentaria sicura. L'edificio si presenta come una chiesa a navata unica fiancheggiata da cappelle laterali, in un tardogotico venato dalle prime inflessioni rinascimentali, coronato da una semplice facciata con rosone.
Questo mecenatismo spagnolo segnò a lungo il destino del sito: San Pietro in Montorio è oggi legata all'Accademia di Spagna a Roma (Real Academia de España en Roma), insediata nel convento attiguo, e rimane un centro della presenza culturale spagnola nella Città eterna.
La Flagellazione di Sebastiano del Piombo su disegno di Michelangelo
La prima cappella a destra entrando, detta cappella Borgherini, racchiude il gioiello della chiesa. Verso il 1516 il banchiere fiorentino Pierfrancesco Borgherini ne avrebbe affidato la decorazione a Sebastiano del Piombo (Sebastiano Luciani), pittore veneziano attivo a Roma, allora vicino a Michelangelo.
L'opera principale, una Flagellazione di Cristo dipinta a olio sul muro (tecnica insolita che ne favorì la conservazione), sarebbe stata eseguita all'incirca tra il 1516 e il 1524. La sua singolarità sta nella genesi: secondo Vasari e la tradizione critica, Michelangelo avrebbe fornito a Sebastiano i disegni preparatori per le figure, in particolare quella del Cristo legato alla colonna. Vi si riconoscerebbero la potenza scultorea e la torsione dei corpi tipiche del Fiorentino, sostenute dalla materia cromatica e dal senso del modellato del Veneziano. Questa collaborazione, negli anni in cui Michelangelo e Raffaello si contendevano la scena romana, illustra tanto la rivalità artistica del momento quanto il genio proprio di Sebastiano.
La cappella comprende altri elementi attribuiti a Sebastiano, tra cui una Trasfigurazione e figure di profeti nella parte superiore, oltre a una finta architettura dipinta. L'insieme costituisce una delle testimonianze più compiute dello stile «michelangiolesco» diffuso attraverso un pittore terzo.
Cappelle manieriste e la Trasfigurazione perduta
Il resto della chiesa offre un vero e proprio percorso nel manierismo romano, anche se le attribuzioni vanno prese con cautela.
La cappella del Monte (Cappella del Monte), a sinistra, sarebbe stata commissionata verso la metà del Cinquecento da papa Giulio III per la propria famiglia. La sua ideazione è generalmente associata a Giorgio Vasari, che vi avrebbe dipinto una Conversione di san Paolo, mentre l'apparato scultoreo e l'architettura sono spesso ricondotti a Bartolomeo Ammannati; vi si vedono sepolcri ornati da figure allegoriche. Altre cappelle conservano interventi attribuiti a Daniele da Volterra — a lui si assegna talora un Battesimo di Cristo — e all'ambito dei Bregno, scultori attivi a Roma a cavallo tra Quattro e Cinquecento, alla cui bottega si ricollegano certi elementi d'altare o di sepolcro. Questi accostamenti, in parte trasmessi dalle fonti antiche, restano da confermare caso per caso.
La vicenda dell'altare maggiore merita una menzione particolare. La Trasfigurazione di Raffaello, ultimo grande dipinto del maestro lasciato incompiuto alla sua morte nel 1520, sarebbe stata commissionata verso il 1516-1517 dal cardinale Giulio de' Medici (il futuro Clemente VII). La sua destinazione fu oggetto di esitazioni — si cita spesso la cattedrale di Narbona — ma l'opera fu infine collocata sull'altare maggiore di San Pietro in Montorio, dove rimase per quasi tre secoli. Portata in Francia sotto Napoleone e poi restituita, entrò in seguito nelle collezioni pontificie: oggi si ammira alla Pinacoteca Vaticana. Un dipinto sostitutivo occupa ormai l'altare, ma la chiesa custodisce la memoria di aver ospitato uno dei più grandi capolavori del Rinascimento.
Va aggiunto che la chiesa subì danni durante l'assedio di Roma del 1849, quando il Gianicolo divenne teatro degli scontri tra la Repubblica Romana e le truppe francesi — episodio che colpì anche il chiostro e il Tempietto.
Cosa vedere assolutamente
- La Flagellazione di Cristo di Sebastiano del Piombo (cappella Borgherini), concepita sui disegni che Michelangelo gli avrebbe fornito: il momento culminante della visita.
- La cappella del Monte e il suo apparato decorativo associato a Vasari e Ammannati, manifesto del manierismo di corte sotto Giulio III.
- Le cappelle ricondotte a Daniele da Volterra e all'ambito dei Bregno, per cogliere l'evoluzione del gusto dal Quattro al Cinquecento.
- Il sito dell'altare maggiore, un tempo occupato dalla Trasfigurazione di Raffaello oggi in Vaticano.
- La vista panoramica sui tetti di Roma dal sagrato, uno dei più bei belvedere del Gianicolo — e, nel chiostro attiguo, il Tempietto del Bramante (scheda dedicata).
Informazioni pratiche
La chiesa di San Pietro in Montorio si trova sul Gianicolo (piazza San Pietro in Montorio), al di sopra di Trastevere, nei pressi della Fontana Paola (Fontana dell'Acqua Paola). È servita dalle linee di autobus che salgono il colle; l'accesso a piedi da Trastevere avviene tramite una salita piuttosto ripida. Il complesso è oggi gestito in collegamento con l'Accademia di Spagna a Roma, insediata nel convento contiguo. Il Tempietto del Bramante, nel chiostro, può prevedere un accesso distinto da quello della chiesa. Poiché i giorni e gli orari di apertura possono variare (funzioni religiose, attività dell'Accademia, restauri), si consiglia di verificare le condizioni di visita prima di recarsi sul posto.
Quiz
1. Chi avrebbe finanziato principalmente la ricostruzione di San Pietro in Montorio alla fine del Quattrocento?
- I Medici di Firenze
- I Re Cattolici di Spagna, Ferdinando e Isabella
- La Repubblica di Venezia
2. La Flagellazione della cappella Borgherini è opera di Sebastiano del Piombo, ma su disegni di quale artista?
- Raffaello
- Michelangelo
- Il Bernini
3. Quale capolavoro, un tempo collocato sull'altare maggiore della chiesa, si trova oggi in Vaticano?
- L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci
- La Trasfigurazione di Raffaello
- La Scuola di Atene

