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Rinascimento italiano

La chiesa di San Matteo a Genova

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La chiesa di San Matteo a Genova

Nel cuore del centro storico di Genova, lontano dal frastuono, una piccola piazza chiusa come un salotto a cielo aperto: la piazza San Matteo. Tutto qui appartiene, o appartenne, a una sola famiglia — i Doria. La chiesa che le dà il nome fu il loro santuario privato, la loro necropoli e il teatro di pietra della loro potenza. Edificio romanico-gotico a fasce bianche e nere, San Matteo cela tuttavia, nel coro e nella cripta, un'opera pienamente rinascimentale: il sepolcro del grande ammiraglio Andrea Doria, rimaneggiato a metà del Cinquecento da Giovanni Angelo Montorsoli, allievo e collaboratore di Michelangelo.

La piazza San Matteo e i Doria

La piazza San Matteo è uno degli insiemi familiari meglio conservati dell'Europa medievale e rinascimentale. La Repubblica di Genova aveva concesso alla famiglia Doria, in premio dei suoi servigi, la proprietà di questo isolato urbano. Attorno alla piccola piazza si ergono le dimore dei principali membri del casato — tra esse il palazzo detto di Lamba Doria e quello attribuito a Branca Doria —, dalle facciate ritmate anch'esse da fasce chiare e scure.

Questi muri parlano: iscrizioni gotiche, incise in lettere dorate su fondo scuro, vi celebrano le glorie della famiglia. Vi si ricordano in particolare le vittorie navali del casato, come quella attribuita a Lamba Doria contro Venezia alla fine del XIII secolo. La piazza funziona così come un manifesto araldico e politico: ogni facciata proclama che i Doria non sono semplici patrizi, ma gli artefici della fortuna marittima di Genova. L'aquila dei Doria, motivo ricorrente, vi regna come emblema.

La chiesa romanico-gotica gentilizia

San Matteo sarebbe stata fondata nel primo terzo del XII secolo da un membro della famiglia Doria, come chiesa privata del casato. L'edificio che vediamo oggi è per l'essenziale il risultato di una ricostruzione gotica della fine del XIII secolo, attorno agli anni 1278.

La sua facciata illustra mirabilmente il linguaggio dell'architettura ligure medievale: l'alternanza regolare di fasce di marmo bianco e di pietra nera (l'ardesia o il calcare scuro della regione), che rigano orizzontalmente il muro. Questa scelta bicolore, segno di prestigio, era riservata agli edifici maggiori — la cattedrale di San Lorenzo a Genova ne offre l'esempio più celebre. Sulla facciata di San Matteo si leggono anche iscrizioni che rievocano gli onori accordati alla famiglia. All'interno, lo spazio primitivo, rimasto modesto e sobrio nelle sue proporzioni gotiche, fece da cornice a una profonda ripresa rinascimentale quando Andrea Doria volle farne il proprio mausoleo.

Il Montorsoli e il coro-memoriale di Andrea Doria

Andrea Doria (1466-1560), ammiraglio, condottiero e vero signore di Genova dopo aver rifondato la Repubblica nel 1528, intese fare della chiesa di famiglia il monumento della propria gloria e il luogo del suo ultimo riposo. A tale scopo si rivolse a Giovanni Angelo Montorsoli (1507 ca.-1563), scultore e architetto fiorentino formatosi nella bottega di Michelangelo, di cui era stato collaboratore, in particolare nel cantiere delle tombe medicee di San Lorenzo a Firenze.

Tra il 1543 e il 1547 circa, il Montorsoli intraprese la trasformazione del coro, del presbiterio e della cripta di San Matteo in un vasto insieme memoriale. Sopraelevò e riorganizzò la zona del santuario, ricavò sotto l'altare maggiore la cripta destinata ad accogliere il sepolcro dell'ammiraglio e orchestrò una decorazione unitaria di marmi, stucchi e sculture. Il programma, ancora impregnato dello spirito michelangiolesco che il Montorsoli aveva assimilato, traduce nel dotto vocabolario del Rinascimento fiorentino ciò che restava, sul piano dell'uso, una necropoli signorile. Andrea Doria vi fu sepolto dopo la sua morte nel 1560, sotto quel coro che egli stesso aveva voluto.

La decorazione di stucchi e marmi, la spada del papa

L'intervento del Montorsoli si riconosce dalla sua ambizione decorativa. Il coro e la cripta associano marmi policromi, rivestimenti scolpiti e modellati di stucco, in una messa in scena dove l'architettura, la scultura e l'ornamento dialogano — eredità diretta delle ricerche di Michelangelo sull'unità del sepolcro monumentale. Statue e rilievi, opera del Montorsoli e della sua bottega, popolano l'insieme.

Tra gli oggetti insigni conservati nella chiesa figura la spada (o stocco d'onore) che sarebbe stata donata ad Andrea Doria da un papa, verosimilmente Paolo III. Questo tipo di dono — la spada e il berrettone benedetti, consegnati dal sommo pontefice a un campione della cristianità — ricompensava i servigi resi contro i Turchi e faceva del suo destinatario un difensore ufficiale della fede. La presenza di quest'arma a San Matteo suggella l'immagine che Doria voleva lasciare di sé: un capo militare al servizio della Chiesa non meno che della patria.

La decorazione dipinta appartiene invece alla successiva generazione manierista: le volte e le pareti del santuario avrebbero ricevuto, nella seconda metà del Cinquecento, affreschi attribuiti a maestri genovesi come Luca Cambiaso e Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco. Queste attribuzioni e la loro datazione precisa richiederebbero una verifica sul posto o nella letteratura specialistica.

Il chiostro romanico

Alla chiesa è addossato un piccolo chiostro, uno dei rari esemplari conservati di questo tipo a Genova. Recando tradizionalmente la data del 1308, presenta gallerie con colonnine binate e capitelli scolpiti, in uno stile di transizione romanico-gotico. Le sue pareti conservano frammenti lapidei, iscrizioni ed elementi scolpiti provenienti dalla storia della famiglia e della chiesa. Questo spazio intimo, appartato rispetto alla piazza, completa l'insieme monumentale dei Doria e prolunga la funzione commemorativa del luogo.

Portata

San Matteo è ben più di una chiesa di quartiere: è un monumento-memoriale, in cui l'ambizione di una sola famiglia ha modellato un intero frammento della città. La piazza, i palazzi, la facciata rigata e le iscrizioni compongono un discorso coerente sulla grandezza doriana, mentre il coro del Montorsoli vi introduce, nel Cinquecento, la modernità del Rinascimento fiorentino al servizio di un culto dinastico. Pochi luoghi dicono con altrettanta chiarezza come, a Genova, il potere patrizio e la memoria dei grandi uomini si siano scritti nella pietra.

Cosa vedere assolutamente

  • La piazza San Matteo nel suo insieme, piazza chiusa cinta dalle dimore dei Doria.
  • La facciata a fasce bianche e nere della chiesa e le sue iscrizioni celebrative della famiglia.
  • Il coro e il presbiterio rimaneggiati dal Montorsoli, allievo di Michelangelo, verso il 1543-1547.
  • La cripta-mausoleo che custodisce il sepolcro di Andrea Doria.
  • La spada d'onore che sarebbe stata donata all'ammiraglio dal papa.
  • Il chiostro romanico attiguo, datato tradizionalmente al 1308, e i suoi frammenti lapidei.

Informazioni pratiche

La chiesa di San Matteo si trova nella piazza San Matteo, nel centro storico di Genova, a pochi passi dalla piazza San Lorenzo e dalla cattedrale. Il quartiere, fatto di vicoli stretti (i celebri caruggi), si percorre a piedi. L'accesso alla cripta, al chiostro e alle zone decorate dal Montorsoli può essere soggetto a condizioni particolari (funzioni religiose, visite guidate): si consiglia di informarsi sul posto prima della visita. Gli orari e gli eventuali costi non sono qui indicati, poiché soggetti a variazioni.

Quiz

1. A quale famiglia genovese è intimamente legata la chiesa di San Matteo?

  • I Doria
  • I Medici
  • I Grimaldi

2. Quale scultore, allievo di Michelangelo, rimaneggiò il coro per il sepolcro di Andrea Doria?

  • Giovanni Angelo Montorsoli
  • Benvenuto Cellini
  • Luca Cambiaso

3. Quale tratto caratterizza la facciata romanico-gotica della chiesa?

  • Le sue fasce alternate di marmo bianco e pietra nera
  • Una cupola dorata
  • Un portico a colonne antiche