HitsMap

Rinascimento italiano

Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo)

Venise

Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo)

Uno scrigno gotico per il pantheon di Venezia

Occorre chiarirlo subito: la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, che i veneziani contraggono affettuosamente in « San Zanipolo » nel loro dialetto, è un edificio gotico, non un monumento rinascimentale. Edificata dall'ordine dei Domenicani a partire dalla metà del XIII secolo e condotta a compimento nel XV (fu consacrata nel 1430), dispiega la grande architettura degli ordini mendicanti: un'immensa navata a pilastri, volte a crociera ogivali, un'abside gotica traforata da alte finestre slanciate e quella sobrietà del laterizio tipica dei cantieri domenicani e francescani dell'Italia settentrionale. Con la chiesa francescana dei Frari, sull'altra riva del Canal Grande, San Zanipolo forma la coppia delle due più vaste chiese di Venezia, due vascelli gotici rivali nati dal fervore mendicante.

Se questa chiesa gotica figura in un corpus dedicato al Rinascimento, è per ciò che custodisce e per ciò che si erge davanti a essa. San Zanipolo divenne infatti, nel corso dei secoli, il pantheon della Repubblica di Venezia: si stima che vi riposino circa venticinque dogi, cifra esatta da precisare a seconda che si contino i sepolcri monumentali o le semplici lastre. A partire dal XV secolo la basilica divenne il luogo quasi ufficiale delle esequie dogali, e le sue pareti si coprirono di monumenti funebri sempre più ambiziosi. È precisamente in questa fioritura di sepolcri che la scultura del primo Rinascimento veneziano trovò uno dei suoi più begli spazi d'espressione. L'edificio è dunque uno di quei casi, frequenti a Venezia, in cui un guscio medievale fa da scrigno a un contenuto risolutamente moderno: il gotico avvolge, il Rinascimento parla.

Bisogna guardarsi da un equivoco: entrare a San Zanipolo non significa visitare un monumento rinascimentale, bensì visitare una necropoli gotica in cui il Rinascimento si è insediato opera dopo opera. Questa distinzione non è un dettaglio d'erudizione; spiega la tensione estetica che coglie il visitatore, tra l'austerità verticale dello spazio mendicante e la dolcezza classicheggiante, tutta nutrita di Antichità ritrovata, dei marmi scolpiti che lo abitano.

Il Colleoni del Verrocchio: il bronzo equestre del Rinascimento

Ancor prima di varcare il portale, il visitatore incontra l'opera rinascimentale più celebre del luogo — e una delle più celebri di tutto il Quattrocento. Sull'ampio campo che si apre davanti alla chiesa, fiancheggiato dalla facciata rinascimentale della Scuola Grande di San Marco, si erge il monumento equestre del condottiero Bartolomeo Colleoni, capo di guerra al servizio di Venezia che lasciò in eredità la propria fortuna alla Repubblica a condizione che gli si innalzasse una statua. L'opera fu affidata al fiorentino Andrea del Verrocchio, maestro della bottega in cui si formò il giovane Leonardo da Vinci. Il Verrocchio ne concepì il modello negli anni 1480 ma morì nel 1488 senza aver fuso il bronzo; la fusione fu portata a termine dal veneziano Alessandro Leopardi, che tra l'altro firmò la statua e disegnò l'alto piedistallo che la sorregge. Si data generalmente l'intera impresa agli anni 1480-1496, riferimenti che restano da confermare.

Il Colleoni è, insieme al Gattamelata di Donatello a Padova, uno dei due grandi monumenti equestri in bronzo del Rinascimento, quelli che resuscitano la statuaria imperiale antica — il ricordo del Marco Aurelio romano — per glorificare non più l'imperatore ma il capitano mercenario. Là dove il Gattamelata di Donatello impone una gravità impassibile, quasi stoica, il Colleoni del Verrocchio sceglie l'energia e la tensione: il cavaliere si solleva sulle staffe, il busto ritorto, il volto contratto in un ghigno di comando, mentre il cavallo, una zampa alzata, sembra marciare verso la battaglia. È una lezione di anatomia e di movimento, in cui si intuisce l'ossessione della bottega fiorentina per il corpo in azione, quello dell'uomo come quello dell'animale. Il monumento, piantato in alto sul suo piedistallo, domina il campo con una superbia che ne ha fatto un manifesto: il Rinascimento fiorentino piantato nel cuore di Venezia.

Sepolcri Lombardo e polittico di Bellini: il Rinascimento all'interno

All'interno, il Rinascimento si legge anzitutto nei grandi monumenti funebri dei dogi, dove domina la dinastia dei Lombardo, quella famiglia di scultori e architetti che acclimatò a Venezia il vocabolario classico. Il sepolcro del doge Pietro Mocenigo, opera di Pietro Lombardo (verso il 1476-1481, da confermare), passa per uno dei capolavori della scultura funebre del primo Rinascimento: su un'architettura ad arco di trionfo scandita da colonne, guerrieri in armatura all'antica montano la guardia, il doge sta in piedi e vivo anziché giacente, e tutto il programma celebra le virtù militari del defunto in un linguaggio attinto da Roma. È il passaggio consapevole dal sepolcro-reliquiario medievale al sepolcro-monumento civico, che glorifica l'uomo di Stato.

Un po' più tardi, il sepolcro del doge Andrea Vendramin, attribuito a Tullio Lombardo, figlio di Pietro, spinge ancora più in là l'ideale classicheggiante. Tullio è il più « antichizzante » della famiglia: le sue figure hanno il polito, la purezza di proporzioni e la serenità dei marmi greco-romani che studiava, al punto che alcune sue statue furono un tempo scambiate per antiche. Il monumento Vendramin, immensa elevazione architettata, riassume questa ambizione di rivaleggiare con Roma nel cuore di una chiesa gotica — contrasto sorprendente tra l'ogiva che lo accoglie e il rigore classico dei suoi ordini. La basilica conserva così, sepolcro dopo sepolcro, una vera antologia della scultura veneziana dei Lombardo e della loro bottega, sulla quale l'attribuzione precisa di ciascun monumento merita di essere verificata.

Alla pittura rinascimentale appartiene il polittico di san Vincenzo Ferrer di Giovanni Bellini (verso il 1464-1468, datazione da confermare), uno dei grandi maestri della scuola veneziana. La pala, dedicata al predicatore domenicano canonizzato nel XV secolo, sovrappone più registri di tavole in cui si legge ancora l'organizzazione gotica del polittico, ma che Bellini anima già di una luce, di un modellato e di una presenza fisica tutta rinascimentale. Vi si ammira il modo in cui il pittore dispone i suoi santi come presenze monumentali, immerse in un chiarore che diventerà la firma della pittura veneziana. La basilica conserva inoltre vetrate rinascimentali eseguite dai vetrai di Murano, rarità a Venezia, tra cui la grande vetrata del transetto meridionale, sfolgorante di colori, che illustra l'eccellenza della vetreria lagunare della fine del XV secolo.

Un'ultima parola per distinguere le epoche, perché San Zanipolo mescola i secoli. Paolo Veronese, che si ricollega alla fine del Rinascimento veneziano, vi lasciò tele e soffitti, in particolare nella cappella del Rosario. Per contro, le decorazioni di Giambattista Piazzetta, spesso citate tra gli splendori della chiesa, appartengono al XVIII secolo: sono dell'età barocca e rococò, non del Rinascimento, e vanno escluse dal nostro discorso come lo sono, più in generale, i numerosi altari barocchi aggiunti dopo il Concilio di Trento. Il visitatore attento imparerà dunque a leggere la basilica per strati: ossatura gotica, innesto rinascimentale, fasto barocco.

Cosa vedere assolutamente

  • Il monumento equestre di Bartolomeo Colleoni del Verrocchio (fuso dal Leopardi), sul campo davanti alla chiesa: il grande bronzo equestre del Rinascimento insieme al Gattamelata.
  • Il sepolcro del doge Pietro Mocenigo di Pietro Lombardo, vertice della scultura funebre del primo Rinascimento.
  • Il sepolcro del doge Andrea Vendramin, attribuito a Tullio Lombardo, per il suo classicismo quasi antico.
  • Il polittico di san Vincenzo Ferrer di Giovanni Bellini, tappa della pittura veneziana del Quattrocento.
  • Le vetrate rinascimentali di Murano del transetto, raro esempio di vetreria monumentale a Venezia.

Informazioni pratiche

La basilica sorge nel sestiere di Castello, sul Campo Santi Giovanni e Paolo, a breve distanza a piedi da piazza San Marco e da Rialto; i vaporetti servono la fermata Ospedale (sulla laguna) o Rialto. La chiesa è un luogo di culto e insieme un sito patrimoniale di primo piano, la cui visita è generalmente soggetta a un biglietto; orari e tariffe, soggetti a variazioni stagionali e alle funzioni, sono da verificare sui canali ufficiali prima della visita. Prevedere un abbigliamento decoroso come in ogni edificio religioso. Il campo e il suo monumento Colleoni, ad accesso libero e all'aperto, si scoprono a ogni ora.

Quiz

  1. A quale stile architettonico appartiene l'edificio di San Zanipolo?
  • a) Barocco
  • b) Gotico
  • c) Neoclassico
  1. Chi concepì il modello del monumento equestre del condottiero Colleoni eretto davanti alla chiesa?
  • a) Andrea del Verrocchio
  • b) Donatello
  • c) Alessandro Leopardi
  1. Quale funzione storica fa di San Zanipolo un luogo essenziale di Venezia?
  • a) La sede del governo della Repubblica
  • b) Il pantheon dove riposano numerosi dogi
  • c) La residenza del patriarca di Venezia