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Rinascimento italiano

Santa Maria dei Miracoli

Venise

Santa Maria dei Miracoli

slug_fr: sainte-marie-des-miracles-venise slug_it: santa-maria-dei-miracoli-venezia nom_fr: L'église Santa Maria dei Miracoli nom_it: Santa Maria dei Miracoli ville: Venise regione: Vénétie lat: 45.4395033 lng: 12.3392540 adresse: "Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, Campo dei Miracoli, Cannaregio, Venezia-Murano-Burano, Murano, Venezia, Veneto, 30121, Italia" geo_source: osm categorie: église votive tier: majeur siecle_dates: 1481-1489 drapeau_datation: première Renaissance (Pietro Lombardo ; marbres polychromes) unesco: "Venise et sa lagune (1987)" illustres_lies: [Pietro Lombardo, Tullio Lombardo] is_draft: true source_quality: premium lang: it

Santa Maria dei Miracoli

meta_description : Gioiello del primo Rinascimento veneziano, Santa Maria dei Miracoli è uno «scrigno di marmo» eretto dai Lombardo a Cannaregio per un'immagine mariana miracolosa.

Uno scrigno di marmo per un'immagine miracolosa

Raccolta nel cuore del sestiere di Cannaregio, tra canali stretti e facciate di mattoni, la piccola chiesa di Santa Maria dei Miracoli sorprende il passante per il bagliore inatteso dei suoi marmi. La si soprannomina volentieri lo «scrigno di marmo» (scrigno), tanto essa evoca un oggetto prezioso posato sul filo dell'acqua più che un ordinario edificio religioso. Figura tra le creazioni più compiute del primo Rinascimento veneziano e illustra quel gusto così particolare di Venezia per il rivestimento di pietre colorate, ereditato dalla tradizione bizantina quanto rinnovato dal vocabolario antico riscoperto nel Quattrocento.

La chiesa deve la propria esistenza a un'immagine di devozione. Sarebbe stata edificata, negli anni Ottanta del Quattrocento, per accogliere e onorare un dipinto della Vergine cui la popolazione attribuiva grazie e miracoli — di qui il nome di Miracoli. Questo tipo di fondazione votiva, nata dalla fervente devozione popolare intorno a un'icona reputata taumaturga, è frequente a Venezia; ciò che lo è meno è la qualità eccezionale dell'involucro architettonico che la città offrì a quell'immagine. Il cantiere è affidato a Pietro Lombardo, scultore e architetto lombardo stabilitosi nella laguna, coadiuvato dai figli, tra cui Tullio e Antonio Lombardo, destinati a diventare a loro volta scultori di primo piano. La costruzione si svolge intorno agli anni 1481-1489, date tradizionalmente accolte per l'edificazione e il compimento della decorazione, che converrebbe verificare nel dettaglio.

La concezione dell'edificio risponde a una logica da orafo. Anziché giocare sulla massa e sull'ombra, come farà l'architettura romana coeva, Pietro Lombardo lavora la superficie: concepisce la chiesa come un volume nitido e chiaro, interamente rivestito di marmi accuratamente assortiti. All'esterno, la facciata principale e le lunghe pareti laterali sono rivestite di pannelli di marmo incorniciati da lesene, ritmati da arcate cieche e coronati, sulla facciata d'ingresso, da un grande frontone semicircolare traforato da un oculo. Il vocabolario è già pienamente rinascimentale — lesene scanalate, capitelli all'antica, trabeazioni, dischi di porfido e di serpentino incastonati nel paramento — ma lo spirito resta veneziano per quel gusto dell'incrostazione policroma, in cui il porfido purpureo, il serpentino verde e diversi marmi venati compongono una vera e propria tarsia di pietra. Questa ricerca fa dell'esterno non una semplice facciata ma un oggetto visibile da ogni angolatura, cosa che ne consente l'impianto quasi isolato sul filo del rio.

Il vascello interno: volta dipinta e coro rialzato

Se l'esterno seduce, l'interno finisce di convincere. Lo spazio è di grande semplicità di pianta: un'unica navata, rettangolare, senza navate laterali né cappelle sporgenti, interamente tappezzata di marmi almeno fino a mezza altezza. Le pareti, le lesene e gli zoccoli declinano la stessa tavolozza dell'esterno, sicché il visitatore ha la sensazione di penetrare nello scrigno di cui la facciata non era che il coperchio. La luce, smorzata, scivola sulle superfici levigate e fa vibrare le venature delle pietre, creando un'atmosfera al tempo stesso raccolta e sontuosa.

Lo spazio è coperto da una volta a botte. Lungi dall'essere lasciata nuda, questa volta è ornata da un soffitto a cassettoni di legno, i cui scomparti accolgono una serie di pannelli dipinti. Secondo la tradizione, questi scomparti presentano una galleria di figure — profeti, patriarchi o santi —, ogni cassettone isolando un busto o un personaggio su fondo dorato o scuro. Questo insieme dipinto, che richiederebbe di essere identificato con precisione quanto al programma iconografico e agli autori, apporta all'interno minerale una nota narrativa e calorosa, contrappunto colorato al rigore dei marmi. Lo sguardo, guidato dal ritmo regolare dei cassettoni, è naturalmente condotto verso l'estremità orientale dell'edificio.

Lì si gioca uno dei partiti più originali della chiesa: il coro è nettamente rialzato rispetto alla navata, eretto in cima a una gradinata che lo solleva al di sopra di una cripta o di uno spazio basso ricavato al di sotto. Questa elevazione conferisce al santuario una solennità particolare e concentra l'attenzione sull'altare, dove era onorata l'immagine miracolosa all'origine della fondazione. Il coro è coronato da una cupola, che assicura un coronamento centralizzato al di sopra della parte più sacra dell'edificio e corona simbolicamente l'ascesa dello sguardo a partire dall'ingresso. Il passaggio dalla navata al coro è segnato da una ricca balaustra e da un arco, supporti privilegiati della decorazione scolpita.

È proprio in questo registro che meglio si esprime il genio della famiglia Lombardo. La separazione tra la navata e il coro rialzato, le rampe della scala, le lesene e i parapetti sono popolati da una scultura di estrema finezza: cherubini, figure di fanciulli, motivi vegetali avvolti, e quelle creature ibride — sirene o tritoni dalla coda di pesce — che il Rinascimento mutua dal repertorio antico delle grottesche. Il rilievo vi è trattato con una delicatezza quasi da orafo, le superfici levigate contrastando con i fondi, in un'arte del bassorilievo in cui si riconosce la mano di una bottega familiare esperta nel lavoro del marmo. La parte esattamente spettante a Pietro e quella spettante ai figli Tullio e Antonio restano discusse e vanno considerate con prudenza, ma l'insieme testimonia una virtuosità che avrebbe fatto dei Lombardo i grandi scultori-decoratori della Venezia di fine Quattrocento.

Un manifesto dell'estetica lombardesca

Al di là della sua funzione votiva, Santa Maria dei Miracoli occupa un posto particolare nella storia dell'arte veneziana: è come il manifesto di una maniera, quella che talvolta si dice «lombardesca» dal nome stesso dei suoi autori. Questa maniera si riconosce da alcuni tratti che la chiesa spinge al loro punto di compimento. Anzitutto, il primato accordato al rivestimento di marmo: il muro non è soltanto costruito, ma rivestito, trasformato in una superficie preziosa dove il disegno delle commettiture e l'assortimento dei colori contano quanto gli ordini architettonici. Poi, l'alleanza di un vocabolario classico — lesene, capitelli, trabeazioni, oculo, cupola — con una sensibilità decorativa che deve ancora molto alla tradizione veneto-bizantina del rivestimento colorato e dell'oro.

Questa sintesi spiega perché la chiesa abbia tanto colpito i contemporanei e i posteri. In un'epoca in cui Firenze esplorava la chiarezza delle proporzioni e Roma la grandezza dei volumi, Venezia, per voce dei Lombardo, affermava un Rinascimento tutto suo: sensuale, colorato, attento alla materia e alla luce della laguna. Il piccolo edificio di Cannaregio condensa questa proposta in un formato ridotto, quasi in miniatura, che ne fa un oggetto di ammirazione costante. Lo si è potuto paragonare a un reliquiario o a uno scrigno prezioso proprio perché tutto vi concorre all'idea di uno scrigno: proporzioni raccolte, materiali sontuosi, esecuzione meticolosa.

Anche la storia materiale dell'edificio merita di essere evocata con prudenza. Come molti monumenti veneziani rivestiti di marmo, la chiesa ha sofferto nel corso dei secoli dell'umidità della laguna e del sale, che aggrediscono le pietre e le sigillature. È stata oggetto, in epoca contemporanea, di importanti campagne di restauro destinate a salvare i suoi marmi e la sua decorazione dipinta; il dettaglio e la cronologia di questi interventi meriterebbero di essere verificati presso fonti specializzate. Questa lotta contro l'acqua fa parte integrante del destino di un monumento che sembra, più di ogni altro, essere stato concepito per riflettersi nei canali.

Ancora oggi, Santa Maria dei Miracoli resta una tappa ricercata per chi voglia comprendere la specificità del Rinascimento veneziano. Ricorda che a Venezia l'architettura si è a lungo pensata come un'arte della superficie e del colore quanto della struttura, e che il confine tra l'edificio e l'oggetto prezioso, tra l'architettura e l'oreficeria, vi fu deliberatamente sfumato. È questa lezione, tanto quanto la sua bellezza immediata, ad assicurare allo «scrigno di marmo» il suo posto tra i capolavori della laguna, oggi iscritto nel sito «Venezia e la sua laguna» nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Cosa vedere assolutamente

  • Il rivestimento esterno di marmi policromi — porfido, serpentino e marmi venati — che vale alla chiesa il soprannome di «scrigno di marmo» e si lascia scoprire da ogni angolatura sul filo del rio.
  • La facciata d'ingresso coronata dal grande frontone semicircolare traforato da un oculo, sintesi del vocabolario classico e del gusto veneziano per l'incrostazione.
  • Il soffitto a cassettoni della volta a botte, con la sua galleria di figure dipinte (profeti o santi, da confermare) che riscalda l'interno minerale.
  • Il coro rialzato al di sopra della sua cripta, coperto dalla cupola, dove era onorata l'immagine mariana miracolosa.
  • La fine scultura dei Lombardo sulla balaustra e sulla scala del coro: cherubini, girali e creature marine (sirene, tritoni) trattati in bassorilievo da orafo.

Informazioni pratiche

La chiesa si trova nel sestiere di Cannaregio, a Venezia, discosta dai grandi assi turistici, in un dedalo di calli e piccoli canali tra Rialto e le Fondamente Nove; vi si accede a piedi. Edificio di culto tuttora affidato alla diocesi, può essere soggetto a particolari condizioni di visita (accesso talvolta a pagamento, orari ridotti al di fuori delle funzioni). Non essendo qui noti con certezza gli orari, gli eventuali costi e le modalità di accesso, si raccomanda di verificarli presso fonti ufficiali prima di ogni visita.

Quiz

  1. Con quale soprannome si indica comunemente Santa Maria dei Miracoli?
  • a) La cappella d'oro
  • b) Lo scrigno di marmo
  • c) La basilica dei Dogi
  1. A quale famiglia di scultori-architetti si deve la chiesa?
  • a) I Lombardo (Pietro, Tullio, Antonio)
  • b) I Bellini
  • c) I Sansovino
  1. Quale particolarità presenta il coro della chiesa?
  • a) È decentrato verso nord
  • b) È rialzato al di sopra di una cripta e coperto da una cupola
  • c) È privo di ogni decorazione