Ai piedi della Colonna Traiana, di fronte al Vittoriano, sorge una chiesa che il passante nota anzitutto per la sua alta silhouette scalata, coronata da una lanterna esuberante che sembra sfidare le leggi della pietra. Santa Maria di Loreto non possiede la celebrità delle grandi basiliche romane, ma offre una delle sintesi più eloquenti dell'architettura italiana del Cinquecento: sotto i nostri occhi, passa dal rigore sapiente del Rinascimento all'invenzione sfrenata del Manierismo.
La chiesa ottagonale dei fornai
L'edificio sarebbe nato da una modesta cappella che custodiva un'immagine mariana, prima che una confraternita decidesse di erigere una vera e propria chiesa. Il cantiere sarebbe iniziato a partire dal 1507, il che iscrive l'opera nei primi decenni del grande rinnovamento architettonico romano, contemporaneo dei progetti per la nuova San Pietro. La chiesa è strettamente legata alla confraternita dei fornai di Roma, che ne fecero la loro sede devozionale: questa dimensione corporativa spiega l'attaccamento della comunità all'edificio e la sua manutenzione attraverso i secoli.
Il partito architettonico prescelto è quello della pianta centrale, tema caro ai teorici del Rinascimento, che vedevano nelle forme regolari — cerchio, quadrato, poligono — il riflesso di una perfezione ideale. Qui il corpo della chiesa adotta una pianta ottagonale, la cui elevazione è tradizionalmente attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane, uno dei maggiori architetti della Roma dei papi, appartenente alla grande dinastia dei Sangallo. Il piano terreno sarebbe stato condotto secondo un vocabolario classico misurato, giocato su lesene, ordini sovrapposti e un ritmo sobrio. Occorre tuttavia prudenza sul dettaglio delle attribuzioni e sulla cronologia esatta delle campagne: l'edificio conobbe più fasi, e la parte rispettiva di ciascun protagonista è oggetto di sfumature presso gli storici.
La cupola e la lanterna di Giacomo del Duca
È nella parte alta che Santa Maria di Loreto vira verso un'altra estetica. La cupola e, soprattutto, la lanterna che la sormonta sarebbero opera di Giacomo del Duca, architetto e scultore formatosi nella cerchia di Michelangelo, di cui fu uno dei collaboratori. Realizzata nella seconda metà del Cinquecento, questa parte superiore costituisce uno dei brani più arditi dell'architettura manierista romana.
Là dove un architetto del primo Rinascimento avrebbe cercato la chiarezza e l'equilibrio, Giacomo del Duca moltiplica gli effetti di tensione e di movimento. La lanterna, in particolare, si presenta come una struttura slanciata, riccamente articolata di colonnine, volute, risalti e ornamenti che paiono quasi in levitazione al di sopra del tamburo. Il vocabolario classico vi è ripreso ma liberamente ricomposto, dilatato, drammatizzato — esattamente l'atteggiamento che definisce il Manierismo, quel momento in cui le regole ereditate da Bramante e da Raffaello vengono coscientemente forzate per produrre sorpresa e virtuosismo. Molti vi scorgono un'eredità diretta della maniera tarda di Michelangelo, presso il quale l'architettura cessa di essere un semplice assemblaggio di ordini per diventare un organismo plastico ed espressivo. Questa lanterna figura, a tale titolo, tra le creazioni più commentate del suo autore.
Decorazione, nota barocca e posterità
All'interno, lo spazio ottagonale predispone un'atmosfera raccolta, scandita da cappelle e arricchita nel tempo di pale d'altare e di ornamenti. Tra le opere qui conservate, la più celebre appartiene a un'epoca e a uno spirito del tutto diversi: la statua di santa Susanna, dovuta allo scultore fiammingo François Duquesnoy (Frans Duquesnoy) ed eseguita nel Seicento, appartiene pienamente al barocco romano. Conviene dunque considerarla a parte: è posteriore alla concezione rinascimentale-manierista dell'edificio e testimonia un'altra sensibilità, quella della naturalezza idealizzata e della dolcezza classicheggiante che Duquesnoy opponeva agli slanci del Bernini. La sua presenza ricorda che le chiese romane sono palinsesti, in cui ogni secolo ha sovrapposto le proprie aggiunte.
Occorre infine distinguere Santa Maria di Loreto dalla sua vicina immediata, la chiesa del Santissimo Nome di Maria, edificata assai più tardi su una pianta comparabile: le due cupole gemelle che incorniciano la Colonna Traiana ingannano spesso lo sguardo, ma appartengono a epoche distinte. Questa dualità fa di Santa Maria di Loreto un riferimento prezioso per chi voglia leggere, nella pietra, il passaggio dal Rinascimento al Manierismo.
Cosa vedere assolutamente
- La lanterna di Giacomo del Duca, vertice del Manierismo romano, da osservare dall'esterno per coglierne l'elevazione e la ricchezza ornamentale.
- La pianta ottagonale centrale, esempio di un ideale rinascimentale di forma regolare, attribuita al corpo disegnato dal Sangallo.
- La statua di santa Susanna di François Duquesnoy, capolavoro del classicismo barocco (da considerare come un apporto posteriore).
- Il contrasto, su una stessa facciata, tra il piano terreno misurato e lo slancio verticale della cupola e della sua lanterna.
- Il dialogo visivo con la vicinissima Colonna Traiana e con la chiesa gemella del Santissimo Nome di Maria.
Informazioni pratiche
- Tipologia: chiesa cattolica, sede storica della confraternita dei fornai.
- Ubicazione: presso la Colonna Traiana e i Fori Imperiali, sulla Piazza della Madonna di Loreto, a Roma.
- Accesso: cuore del centro storico, facilmente raggiungibile a piedi da Piazza Venezia.
- Status patrimoniale: compresa nel perimetro UNESCO del Centro storico di Roma (1980).
- Non essendo qui garantiti gli orari di apertura, si raccomanda di verificarli presso fonti ufficiali prima di ogni visita.
Quiz
1. A quale corporazione era legata la chiesa di Santa Maria di Loreto?
- A. Gli orafi
- B. I fornai
- C. I tessitori
2. A chi si attribuisce la spettacolare lanterna, vertice del Manierismo?
- A. Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo
- B. Il Bernini
- C. Bramante
3. A quale stile appartiene la statua di santa Susanna di François Duquesnoy?
- A. Gotico
- B. Barocco (XVII secolo)
- C. Romanico

