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Rinascimento italiano

Santa Maria della Pace

Rome

Santa Maria della Pace

A pochi passi da Piazza Navona, nascosta nel dedalo di vicoli del rione Ponte, Santa Maria della Pace racchiude in uno spazio ristretto una parte notevole del genio del pieno Rinascimento romano. Chiesa di devozione mariana divenuta laboratorio di architettura e di pittura, riunisce in un solo luogo due dei nomi più grandi dell'epoca: Donato Bramante, che vi firma la sua prima opera romana, e Raffaello, le cui Sibille sono tra gli affreschi più ammirati della città. Vale la pena soffermarsi anche su un tranello cronologico ricorrente: la spettacolare facciata a portico non appartiene al Rinascimento, bensì al Barocco.

La chiesa di Sisto IV

L'edificio attuale sarebbe frutto di una ricostruzione condotta sotto il pontificato di Sisto IV della Rovere (1471-1484), intorno al 1482. La tradizione lega questa fondazione a un voto del papa, connesso al desiderio di pace — da cui il titolo della Pace — e a un episodio devozionale legato a un'immagine miracolosa della Vergine. L'attribuzione del progetto architettonico resta discussa: si avanza spesso il nome di Baccio Pontelli, talvolta quello di altri maestri attivi nella cerchia sistina, senza però una certezza documentaria assoluta.

La pianta combina una navata breve, probabilmente a campata unica coperta da volta a botte, prolungata da un corpo centrale di impianto ottagonale coronato da una cupola. Questa soluzione, che sposa la navata longitudinale a uno spazio centrale, riflette le ricerche spaziali del tardo Quattrocento, in cui l'ideale della pianta centrale ereditato da Alberti dialoga con le esigenze liturgiche. Le cappelle laterali, aperte sotto le arcate, diventeranno tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento scrigni per alcuni dei più grandi pittori del Rinascimento.

Fin dalle origini la chiesa fu luogo di prestigio, patrocinato da ricche famiglie romane e dalla stessa papato. È questo favore a spiegare la densità eccezionale di opere di primo piano riunite in un volume tanto modesto.

Il chiostro di Bramante, la sua prima opera romana

Adiacente alla chiesa, il Chiostro del Bramante (1500-1504) segna una data nella storia dell'architettura. Giunto a Roma verso il 1499 dopo una lunga carriera lombarda, in particolare a Milano presso Ludovico il Moro, Bramante misura qui la propria cultura al contatto diretto con l'antichità romana. Il chiostro della Pace sarebbe la sua prima realizzazione romana documentata, commissionata dal cardinale Oliviero Carafa, le cui armi e un'iscrizione commemorativa contrassegnerebbero l'opera.

Il chiostro si sviluppa su due livelli di una chiarezza tutta classica. Al piano terreno, un'arcata su pilastri scandita da lesene di ordine ionico disegna un portico sobrio e vigoroso. Al piano superiore, la loggia adotta una soluzione di grande finezza: in corrispondenza di ciascuna arcata inferiore rispondono due aperture, separate da una colonnina allineata sulla chiave dell'arco sottostante. Questo gioco di corrispondenze — una campata bassa per due campate alte — introduce un ritmo sincopato che alleggerisce la composizione senza rinunciare a un rigore matematico perfetto. L'alternanza degli ordini, ionico in basso, composito o corinzio in alto secondo le descrizioni, rispetta la gerarchia antica nella sovrapposizione degli ordini codificata da Vitruvio.

Per la sua misura, la sua leggibilità e il rispetto del vocabolario antico, questo chiostro annuncia già il Bramante del Tempietto di San Pietro in Montorio e dei grandi progetti per Giulio II. Divenne presto un modello del classicismo romano a due livelli, studiato e copiato da generazioni di architetti.

Le Sibille di Raffaello

Il nome di Santa Maria della Pace resta indissolubile dalle Sibille di Raffaello, affresco eseguito verso il 1514 per la cappella della famiglia Chigi — il banchiere senese Agostino Chigi, grande mecenate dell'artista e committente anche della Villa Farnesina. Sull'arco che sovrasta la cappella, quattro sibille — figure antiche della profezia pagana che annunciano la venuta di Cristo — sono raffigurate in movimento, mentre ricevono l'ispirazione da angeli che recano loro cartigli e tavolette.

La composizione, di un dinamismo sapiente, testimonierebbe l'assimilazione da parte di Raffaello della lezione di Michelangelo, i cui profeti e sibille della volta Sistina erano stati da poco svelati (1512). Torsioni dei corpi, panneggi ampi, orchestrazione degli sguardi e dei gesti: Raffaello vi dispiega una pienezza classica integrando al contempo una nuova energia plastica. Nel registro superiore, i Profeti sarebbero opera di Timoteo Viti, artista urbinate vicino a Raffaello, che avrebbe completato il programma secondo una ripartizione tradizionale tra annunciatori pagani ed ebraici della salvezza.

La chiesa conserva del resto le tracce di altri grandi nomi. La cappella Ponzetti è ornata di affreschi attribuiti a Baldassare Peruzzi (verso il 1516), architetto-pittore senese. A questo stesso ambiente artistico si ricollegano interventi di Rosso Fiorentino, il cui affresco apparterrebbe al manierismo nascente, e si citano opere legate a Sebastiano del Piombo, vicino a Michelangelo. Questa concentrazione fa della Pace una vera antologia della pittura romana degli anni 1510-1520, nel punto di svolta tra il Rinascimento classico e il manierismo.

Una facciata barocca da scartare

È qui che occorre vigilare sulla datazione. La facciata che oggi accoglie il visitatore, con il suo celebre portico semicircolare aggettante incorniciato da colonne, non risale al Rinascimento: è opera di Pietro da Cortona (1656-1657), sotto il pontificato di Alessandro VII Chigi. Questo portico concavo-convesso, che avanza come una scena teatrale scavando la piccola piazza davanti alla chiesa, appartiene in pieno al Barocco romano. È un capolavoro a sé, ma di un altro secolo e di un altro spirito: confonderlo con l'architettura di Bramante o di Sisto IV sarebbe un errore di attribuzione frequente. Il Rinascimento, a Santa Maria della Pace, si legge all'interno e nel chiostro; il Barocco teatrale, all'esterno.

Cosa vedere assolutamente

  • Le Sibille di Raffaello (v. 1514) sull'arco della cappella Chigi, vertice dell'affresco romano.
  • Il chiostro di Bramante (1500-1504), prima opera romana dell'architetto e manifesto del classicismo a due livelli.
  • I Profeti attribuiti a Timoteo Viti, al di sopra delle Sibille, a completamento del programma.
  • Gli affreschi della cappella Ponzetti attribuiti a Peruzzi (v. 1516) e le tracce dei maestri manieristi (Rosso Fiorentino, cerchia di Sebastiano del Piombo).
  • Il contrasto tra l'interno rinascimentale e la facciata barocca di Pietro da Cortona (1656), da riconoscere come tale.

Informazioni pratiche

Il chiostro di Bramante non ha più funzione monastica: ospita oggi il Chiostro del Bramante, centro espositivo tra i più frequentati di Roma, dotato di una caffetteria al piano superiore, da cui si possono osservare da vicino gli affreschi di Raffaello dalla loggia — un accesso privilegiato quando la chiesa stessa è aperta solo in fasce orarie ristrette. L'ingresso alle mostre è a pagamento e indipendente dalla visita della chiesa. Poiché gli orari della chiesa e del centro variano a seconda della programmazione, si consiglia di verificare in anticipo. L'insieme si trova nel centro storico di Roma, iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO (1980), a breve distanza da Piazza Navona.

Quiz

  1. Quale opera realizza qui Bramante, che costituisce una prima nella sua carriera romana ?
  • a) La facciata della chiesa
  • b) Il chiostro (1500-1504)
  • c) La cupola di San Pietro
  1. A chi si devono le celebri Sibille dipinte verso il 1514 ?
  • a) Michelangelo
  • b) Raffaello
  • c) Pietro da Cortona
  1. La facciata a portico concavo del 1656 appartiene a quale stile ?
  • a) Il Barocco (Pietro da Cortona)
  • b) Il Rinascimento
  • c) Il Gotico