La chiesa nazionale dei fiorentini e il concorso del 1518
All'estremità di Via Giulia, il lungo taglio rettilineo aperto sotto Giulio II, San Giovanni dei Fiorentini è la chiesa nazionale della potente colonia fiorentina di Roma. Mercanti, banchieri e artisti toscani, presenti in gran numero nella città fin dal Quattrocento, formavano una comunità la cui influenza toccò l'apice sotto il pontificato di Leone X (1513-1521), figlio di Lorenzo il Magnifico e primo papa mediceo. È a questa élite, e al suo mecenatismo papale, che si deve il progetto di una grande chiesa dedicata a san Giovanni Battista, patrono di Firenze.
Intorno al 1518 sarebbe stato bandito un concorso per affidarne la progettazione, riunendo secondo la tradizione i nomi più illustri dell'architettura rinascimentale: Raffaello, Jacopo Sansovino, Baldassarre Peruzzi e Antonio da Sangallo il Giovane. Quel confronto, spesso presentato come un momento emblematico della cultura architettonica romana del primo Cinquecento, dà la misura dell'ambizione smisurata del committente. Le fonti riferiscono che il concorso sarebbe stato vinto da Jacopo Sansovino, il cui progetto, tanto seducente quanto ardito, si sarebbe scontrato con le insidie del terreno, a ridosso del Tevere e soggetto a fondazioni instabili.
L'ubicazione, spettacolare ma rischiosa in riva al fiume, peserà a lungo su tutta la vicenda del cantiere. La vicinanza dell'acqua e l'ampiezza del programma spiegano in parte la straordinaria lentezza dei lavori, che si protrarranno per quasi un secolo.
Un cantiere lungo un secolo: Sansovino, Sangallo, della Porta
Dopo le prime campagne attribuite a Sansovino, la direzione del cantiere sarebbe passata ad Antonio da Sangallo il Giovane, figura di primo piano dell'architettura romana e futuro primo architetto di San Pietro. Sangallo avrebbe ripreso e adattato il progetto, portando avanti l'elevazione dell'edificio pur facendo i conti con i limiti del suolo. La morte di diversi protagonisti, le difficoltà finanziarie e i sconvolgimenti politici del secolo — tra cui il sacco di Roma del 1527, che colpì duramente la città e le sue comunità — rallentarono in modo considerevole l'impresa.
Nella seconda metà del Cinquecento è Giacomo della Porta, uno degli architetti più attivi nella Roma della Controriforma, a raccoglierne l'eredità e a far avanzare l'edificio, in particolare verso la testata della chiesa. A lui si attribuisce comunemente il completamento dell'abside e una parte rilevante del grezzo rinascimentale, in un linguaggio ancora fedele alla tradizione classica ereditata dal primo Cinquecento.
La pianta dell'edificio e la sua abside appartengono così pienamente a questa lunga sequenza rinascimentale, tramandata di mano in mano da una successione di architetti di primissimo piano. È questo nucleo — l'impianto spaziale, la navata, la parte orientale — che va tenuto per il contributo propriamente rinascimentale di San Giovanni dei Fiorentini, a prescindere dai coronamenti più tardi.
Nota: un completamento barocco da scartare
La chiesa che vediamo oggi deve una parte della sua sagoma a interventi decisamente posteriori, da distinguere con nettezza dalla fase rinascimentale. La grande cupola è opera di Carlo Maderno, a cavallo tra Cinque e Seicento, nel pieno slancio del primo barocco romano. Quanto alla facciata monumentale sul Tevere, è opera di Alessandro Galilei e risalirebbe al 1734, in pieno Settecento: una composizione classicheggiante tardiva, coeva della sua celebre facciata di San Giovanni in Laterano.
Questi due elementi, per quanto notevoli, non appartengono alla storia rinascimentale dell'edificio e si collocano nelle epoche barocca e tarda. Vanno scartati quando si legge San Giovanni dei Fiorentini come testimone del Cinquecento: è nella sua pianta, nella sua navata e nella sua abside che va cercato lo spirito del concorso del 1518.
Cosa vedere assolutamente
- La navata e la pianta rinascimentale, frutto di un cantiere condotto da Sansovino, Sangallo e poi della Porta, da leggere come l'esito del concorso del 1518.
- L'abside, generalmente attribuita a Giacomo della Porta, punto culminante della campagna rinascimentale dell'edificio.
- La posizione urbana eccezionale, all'estremità di Via Giulia, l'asse rettilineo voluto da Giulio II, di fronte al Tevere.
- La cupola di Carlo Maderno (da inquadrare come apporto barocco), che corona l'insieme e ne segnala il profilo nel paesaggio romano.
- La facciata di Alessandro Galilei (1734, da inquadrare come apporto tardo), quinta classicheggiante rivolta verso il fiume.
Informazioni pratiche
- Tipo: chiesa nazionale della comunità fiorentina di Roma, dedicata a san Giovanni Battista.
- Accesso: ingresso libero (chiesa officiata; è richiesto un abbigliamento decoroso).
- Ubicazione: all'estremità settentrionale di Via Giulia, presso il Tevere e Ponte Sant'Angelo, nel rione Ponte.
- Nei dintorni: Via Giulia e i suoi palazzi rinascimentali, il Tevere, il quartiere del Vaticano attraverso Ponte Sant'Angelo.
- Nota: orari di apertura da verificare sul posto o presso la parrocchia prima della visita.
Quiz
- Quale architetto avrebbe vinto il concorso del 1518 per San Giovanni dei Fiorentini?
- a) Raffaello
- b) Jacopo Sansovino
- c) Carlo Maderno
- Sotto quale papa, protettore dei fiorentini, fu avviato il progetto?
- a) Leone X
- b) Giulio II
- c) Sisto IV
- Quale elemento della chiesa appartiene a un'epoca successiva al Rinascimento?
- a) L'abside
- b) La pianta della navata
- c) La facciata di Alessandro Galilei (1734)

