Addossati all'antico rione a due passi dal Foro Boario, tra il Campidoglio e il Tevere, la chiesa e l'oratorio di San Giovanni Decollato passano quasi inosservati dietro una facciata sobria. Eppure questo discreto insieme conserva uno dei cicli dipinti più omogenei del manierismo romano, frutto di una generazione di artisti fiorentini attivi a Roma nei decenni tra il 1530 e il 1550. Il luogo deve la sua singolarità alla propria funzione: fu la sede di una confraternita votata a un'opera di carità tra le più austere che si possano immaginare, l'assistenza spirituale ai condannati a morte.
La confraternita fiorentina della Misericordia e l'assistenza ai condannati
La confraternita di San Giovanni Decollato, detta anche «della Misericordia», sarebbe stata fondata a Roma verso la fine del Quattrocento da membri della comunità fiorentina cittadina. Si dava per missione di accompagnare i prigionieri destinati al patibolo: confortarli durante la loro ultima notte, condurli al luogo dell'esecuzione, raccoglierne il corpo e garantire loro una sepoltura cristiana. Il patronato di san Giovanni Battista, decapitato a sua volta, dava pieno senso a questa devozione: il santo decollato diventava il protettore dei decapitati e di tutti i giustiziati.
I confratelli, avvolti in una veste e in un cappuccio neri che li rendevano anonimi, si volevano strumenti di una misericordia discreta. Presentavano al condannato una piccola tavola dipinta, la tavoletta, recante l'immagine della Passione o della decollazione, così da fissarne lo sguardo e l'animo sulla salvezza fino all'ultimo istante. La confraternita conservò a lungo un corpus di queste tavolette, testimoni commoventi di una pastorale del patibolo. A questa istituzione si ricollega tradizionalmente il privilegio, concesso secondo la tradizione in occasione di una festa, di graziare ogni anno un prigioniero — dettaglio che conviene tuttavia riferire con prudenza.
Il ciclo manierista dell'oratorio
L'oratorio, sala rettangolare attigua alla chiesa, costituisce il cuore artistico del luogo. Le sue pareti furono rivestite, nel secondo terzo del Cinquecento, di un ciclo dedicato alla Vita di san Giovanni Battista: l'Annuncio a Zaccaria, la Visitazione, la Nascita e l'imposizione del nome, la Predicazione nel deserto, il Battesimo di Cristo, l'arresto e la Decollazione che dà nome al santuario. L'insieme si dispiega come un racconto continuo, scandito da figure allungate, pose contorte e cromie cangianti, tratti tipici del linguaggio manierista allora al suo apogeo.
Ciò che colpisce è la coerenza dell'impresa: nonostante la varietà delle mani, il ciclo conserva una notevole unità di tono, sostenuta da una medesima cultura fiorentina nutrita di Michelangelo e trasposta a Roma. Molti vi riconoscono uno dei rari cicli in cui si può leggere, quasi con un solo sguardo, l'avventura del manierismo fiorentino esportato nella Città eterna. Le campagne di pittura si sarebbero distese lungo quasi due decenni, il che spiega le variazioni di stile da un pannello all'altro.
Jacopino del Conte, Salviati e la scuola fiorentina a Roma
Due nomi dominano l'insieme. Jacopino del Conte (1510 ca.-1598), fiorentino stabilitosi a Roma, sarebbe l'autore di alcune delle scene maggiori, tra cui si citano abitualmente la Predicazione di san Giovanni Battistae ilBattesimo di Cristo; la sua maniera, dapprima segnata da Andrea del Sarto e da Michelangelo, si volse in seguito verso il ritratto. Francesco Salviati (1510-1563), tra i pittori più brillanti e inventivi della sua generazione, avrebbe fornito per l'oratorio composizioni di grande virtuosismo, tra cui si ricorda la Visitazionee, secondo la tradizione, una parte nella scena dellaDecollazione — attribuzioni che restano discusse e che vanno perciò formulate al condizionale.
Al cantiere sono associati altri artisti, in particolare Battista Franco, pittore e incisore di origine veneziana avvezzo alla cultura michelangiolesca, e Pirro Ligorio, più noto come architetto e antiquario ma che avrebbe anch'egli contribuito alla decorazione. Attorno a loro gravitarono diversi collaboratori dell'ambiente fiorentino e toscano attivo a Roma. La ripartizione precisa delle mani, l'ordine di esecuzione e le datazioni sono oggetto di dibattito tra gli specialisti; le proposte qui avanzate vanno considerate ipotesi ragionevoli più che certezze.
Cosa vedere assolutamente
- La Decollazione di san Giovanni Battista, scena titolare dell'oratorio, vertice drammatico del ciclo.
- La Predicazione di san Giovanni Battista e il Battesimo di Cristo, ricondotti a Jacopino del Conte.
- La Visitazione, in cui si leggerebbe il virtuosismo di Francesco Salviati.
- L'unità d'insieme del ciclo manierista, raro esempio coerente della scuola fiorentina a Roma.
- Il ricordo delle tavolette e della funzione caritatevole della confraternita, che conferisce al luogo la sua carica particolare.
Informazioni pratiche
- Ubicazione: via di San Giovanni Decollato, nei pressi del Foro Boario e del Campidoglio, Roma.
- Accesso: assai limitato. L'oratorio e il suo ciclo dipinto non sono liberamente visitabili; l'accesso dipende da aperture straordinarie o da autorizzazioni legate alla confraternita. Informarsi in anticipo presso le istituzioni competenti.
- Orari: non indicati in questa sede (variabili e soggetti a condizioni) — verificare prima di ogni spostamento.
- Consiglio: prevedere una visita alternativa nel rione, poiché l'apertura non è mai garantita.
Quiz
- A quale opera di carità era votata la confraternita di San Giovanni Decollato?
- L'assistenza spirituale ai condannati a morte
- La cura dei pellegrini malati
- L'educazione degli orfani
- Quale corrente artistica caratterizza il ciclo dipinto dell'oratorio?
- Il Rinascimento veneziano
- Il manierismo fiorentino a Roma
- Il barocco romano
- Quale di questi pittori è associato alla decorazione dell'oratorio?
- Caravaggio
- Francesco Salviati
- Pietro da Cortona

