L'ultimo progetto di Mauro Codussi
Nascosta nel dedalo di calli che separa il ponte di Rialto dal cuore di Cannaregio, la chiesa di San Giovanni Crisostomo passerebbe quasi inosservata se la sua facciata sobria, in pietra d'Istria, non tradisse la mano di un grandissimo architetto. Dedicata a san Giovanni Crisostomo — «Bocca d'oro», il celebre Padre della Chiesa greca e patriarca di Costantinopoli —, la parrocchia è assai antica, ma l'edificio attuale è frutto di una ricostruzione condotta tra il 1497 e il 1504, dopo un incendio che avrebbe distrutto la precedente fabbrica medievale. Tale ricostruzione è tradizionalmente attribuita a Mauro Codussi (o Coducci), originario del Bergamasco, uno dei maestri che introdussero l'architettura veneziana nel linguaggio del Rinascimento. San Giovanni Crisostomo è ritenuta la sua ultima opera: Codussi muore nel 1504, e la chiesa sarebbe stata portata a termine dopo la sua scomparsa, verosimilmente sotto la direzione dei collaboratori o del figlio.
Ciò che colpisce chi ne varca la soglia è la perfetta intelligenza dell'impianto. Codussi adotta qui una croce greca inscritta in un quadrato — uno schema centrale, dai quattro bracci di uguale lunghezza, coronato da una cupola su pennacchi all'incrocio. Questa formula, di ascendenza bizantina e direttamente ereditata dalle grandi chiese a cupola della laguna, Codussi l'aveva già esplorata nell'altro suo capolavoro veneziano, Santa Maria Formosa. Ma a San Giovanni Crisostomo il vincolo di un terreno minuscolo, serrato da ogni lato dal tessuto denso del quartiere, lo costringe a una compressione estrema. Il risultato è uno spazio di notevole compattezza, quasi uno studiolo architettonico, in cui ogni proporzione sembra calcolata per suscitare, malgrado l'esiguità, un'impressione di ampiezza e di armonia. Gli archi a tutto sesto, le lesene corinzie, la trabeazione che corre senza interruzione, la luce smorzata che scende dalla cupola e dalle finestre alte: tutto concorre a quella serenità misurata che contraddistingue il classicismo codussiano, a metà strada tra il rigore toscano di un Alberti e la sensibilità cromatica e luminosa propria di Venezia.
L'edificio illustra a meraviglia il modo in cui il Rinascimento veneziano seppe assimilare le lezioni della Toscana e di Roma senza rinnegare la propria eredità bizantina. Là dove Brunelleschi o Alberti pensavano lo spazio in termini di prospettiva e di tracciato geometrico, Codussi vi aggiunge il senso veneziano della materia — il bianco luminoso della pietra d'Istria, il gioco delle superfici — e quella predilezione per l'impianto centrale che lega la chiesa, attraverso i secoli, a San Marco e alle basiliche della laguna. San Giovanni Crisostomo appare così come una sintesi, un manifesto ridotto all'essenziale, di tutto ciò che Codussi aveva cercato nel corso della sua carriera.
L'ultimo Bellini e il giovane Sebastiano del Piombo
Se l'architettura basterebbe da sola a giustificare la visita, sono i dipinti che custodisce a fare di San Giovanni Crisostomo una tappa imprescindibile della storia dell'arte. La chiesa offre infatti un accostamento raro, quasi una sintesi folgorante della pittura veneziana allo scoccare del Cinquecento: la fine della carriera del più grande maestro della generazione antica e l'esordio splendente di un giovane talento destinato a rivoluzionare la pittura.
Sull'altare della prima navatella destra si trova la pala di Giovanni Bellini raffigurante i Santi Girolamo, Cristoforo e Ludovico di Tolosa. Datata 1513, è considerata l'ultima pala datata di mano del maestro, ormai molto anziano — Bellini muore nel 1516. L'opera è rimasta in situ, il che accresce il suo valore. San Girolamo, assorto nella lettura, troneggia in alto davanti a un vasto paesaggio, mentre san Cristoforo che porta il Bambino Gesù e san Ludovico di Tolosa in abito vescovile lo affiancano in primo piano. Vi si ammira quella sintesi estrema dell'arte belliniana: la luce dorata del tramonto, la profondità atmosferica del paesaggio, la gravità raccolta delle figure. Vegliardo all'apice della sua arte, Bellini mostra qui di aver assimilato, senza nulla perdere della propria poesia, le innovazioni della generazione emergente — quella del suo antico allievo Giorgione e del giovane Tiziano.
All'estremità opposta della chiesa, sull'altare maggiore, si dispiega uno dei capolavori giovanili di Sebastiano del Piombo: San Giovanni Crisostomo tra i santi, dipinto verso il 1509-1511. Vi si vede il santo patrono, seduto, la penna in mano, nell'atto di scrivere, mentre lo circondano più sante da un lato e alcuni santi dall'altro. È un'opera capitale, eseguita quando Sebastiano — formatosi, si dice, nella scia di Giovanni Bellini e poi soprattutto di Giorgione, di cui fu uno degli eredi diretti — era ancora un giovane pittore veneziano. Poco dopo, verso il 1511, lascerà Venezia per Roma, chiamato dal banchiere Agostino Chigi, ed entrerà nell'orbita di Raffaello e poi di Michelangelo, diventando uno dei grandi protagonisti della maniera romana. Questa pala testimonia dunque un momento di svolta: il tonalismo giorgionesco, la ricchezza cromatica, la monumentalità tranquilla delle figure vi annunciano già l'ampiezza che dispiegherà nella Città eterna.
Il confronto tra questi due altari — Bellini al tramonto a destra, Sebastiano all'esordio in fondo — costituisce una lezione di storia dell'arte a cielo aperto. In pochi passi, il visitatore abbraccia la trasmissione di una tradizione: il maestro ottantenne e il discepolo della generazione successiva, riuniti sotto la stessa cupola, ai due estremi di una medesima età dell'oro.
Tullio Lombardo e la scultura del Rinascimento veneziano
La pittura non deve far dimenticare la scultura, magnificamente rappresentata da un rilievo marmoreo attribuito a Tullio Lombardo. Nella cappella Bernabò si scopre un'Incoronazione della Vergine a bassorilievo, circondata da figure di angeli e apostoli. Tullio, figlio di Pietro Lombardo e fratello di Antonio, apparteneva alla celebre dinastia dei Lombardo, che dominò la scultura e l'architettura veneziane della fine del Quattrocento — a loro si deve in particolare la delicata chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Tullio, in particolare, nutriva una passione per l'Antico: le sue figure dai volti levigati, dai panneggi ampi e dalla serenità tutta classica manifestano una vera fantasticheria archeologica, una volontà di ritrovare la nobiltà dei marmi antichi. Il rilievo di San Giovanni Crisostomo, con la sua composizione pacata e le sue figure idealizzate, illustra quell'all'antica veneziano in cui il fervore cristiano sposa la forma antica.
Così, in un volume che sarebbe tra i più modesti di Venezia, si concentra una densità artistica eccezionale: l'architettura di un Codussi morente, la pittura di un Bellini al tramonto e di un Sebastiano agli esordi, la scultura di un Lombardo innamorato dell'Antico. San Giovanni Crisostomo è di quei luoghi in cui la storia dell'arte sembra stare nel cavo di una mano — una cappella-scrigno dove pochi metri quadrati bastano a raccontare lo scivolare di un secolo, dal crepuscolo dei primitivi all'alba del pieno Rinascimento.
Cosa vedere assolutamente
- L'impianto a croce greca inscritta di Mauro Codussi, sua ultima opera (1497-1504): uno spazio centrale, compatto e luminoso coronato da una cupola su pennacchi.
- La pala di Giovanni Bellini, Santi Girolamo, Cristoforo e Ludovico di Tolosa (1513), considerata l'ultima pala datata del maestro, rimasta in situ.
- Sull'altare maggiore, il San Giovanni Crisostomo tra i santi di Sebastiano del Piombo (v. 1509-1511), opera giovanile poco prima della partenza per Roma.
- Nella cappella Bernabò, il rilievo dell'Incoronazione della Vergine attribuito a Tullio Lombardo, marmo dal classicismo all'antica.
- L'accostamento inedito, sotto una stessa cupola, del maestro al tramonto (Bellini) e del discepolo agli esordi (Sebastiano): una lezione di storia dell'arte in pochi passi.
Informazioni pratiche
La chiesa sorge nel sestiere di Cannaregio, a pochi minuti a piedi a nord del ponte di Rialto, sul campo San Giovanni Crisostomo attraversato dall'arteria commerciale che collega Rialto a piazza San Marco. L'accesso a piedi è agevole dall'imbarcadero del vaporetto di Rialto. Edificio parrocchiale ancora aperto al culto, resta a ingresso libero secondo l'uso veneziano, ma orari di apertura, periodi di chiusura ed eventuali contributi sono soggetti a variazioni: conviene verificare presso la parrocchia o una fonte aggiornata prima della visita. Si consiglia di prevedere moneta per l'illuminazione temporizzata delle pale e di rispettare il silenzio durante le funzioni.
Quiz
- Quale architetto è tradizionalmente considerato l'autore di San Giovanni Crisostomo, di cui questa sarebbe l'ultima opera?
- a) Andrea Palladio
- b) Mauro Codussi
- c) Jacopo Sansovino
- A quando risale la pala di Giovanni Bellini conservata nella chiesa, ritenuta la sua ultima pala datata?
- a) 1465
- b) 1487
- c) 1513
- Quale giovane pittore realizzò la pala dell'altare maggiore verso il 1509-1511, prima di partire per Roma?
- a) Sebastiano del Piombo
- b) Il Tintoretto
- c) Paolo Veronese

