A pochi passi dal colonnato del Bernini e dal passaggio del Borgo, la chiesa di Santo Spirito in Sassia si leva ai margini dell'immenso complesso ospedaliero omonimo, dal quale conviene distinguerla. Il suo nome, in Sassia, richiamerebbe l'antica Schola Saxonum, il quartiere dove si stabilirono nell'alto Medioevo pellegrini venuti dalla Sassonia e dall'Inghilterra, sulla riva destra del Tevere, a due passi dalla basilica di San Pietro. Edificio di devozione legato all'ordine ospedaliero di Santo Spirito, la chiesa attuale è una testimone discreta ma significativa della ricostruzione romana del Cinquecento e dell'estetica religiosa che avrebbe accompagnato la Controriforma.
Una ricostruzione dopo il Sacco del 1527
Una prima chiesa medievale occupava già il luogo, legata all'ospedale fondato, secondo la tradizione, sotto Innocenzo III a cavallo tra XII e XIII secolo. Ma il terribile Sacco di Roma del 1527, quando le truppe di Carlo V misero la città a ferro e fuoco, avrebbe lasciato il santuario gravemente danneggiato, come tanti edifici del Borgo esposti alle violenze. La ricostruzione fu intrapresa sotto il pontificato di Paolo III Farnese, nell'impulso di rinnovamento che seguì quel trauma.
Il cantiere, comunemente datato agli anni 1538-1545, sarebbe stato affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546), uno degli architetti più in vista della Roma pontificia, allora impegnato anche a Palazzo Farnese e alle fortificazioni della città. Il Sangallo avrebbe disegnato un vaso conforme alle nuove esigenze della liturgia: una navata unica, ampia e luminosa, fiancheggiata da cappelle laterali e coperta da un soffitto a cassettoni, piuttosto che un impianto a più navate ereditato dalle basiliche medievali. Questa scelta favoriva la predicazione e la visibilità dell'altare, preoccupazioni che sarebbero divenute centrali pochi anni più tardi. La morte del Sangallo nel 1546 lasciò tuttavia l'edificio incompiuto, in particolare la sua facciata.
La facciata del Mascherino, modello controriformato
Fu quasi quarant'anni più tardi che la chiesa ricevette la sua facciata, portata a termine verso il 1585, sotto il pontificato di Sisto V, grande costruttore che trasformò il volto di Roma. Se ne attribuisce generalmente il disegno a Ottaviano Mascherino (1536-1606), architetto bolognese attivo in numerosi cantieri pontifici. Questa facciata in travertino, a due registri sovrapposti collegati da volute, presenta un'organizzazione che diverrà emblematica dell'architettura religiosa della Controriforma: un piano terreno scandito da lesene che incorniciano il portale centrale, un piano superiore più raccolto coronato da un frontone, e un gioco di nicchie, di frontoni alternati e di rilievi misurati.
Questa composizione a piramide, in cui il secondo livello viene a «coronare» il primo, si inscrive nella linea aperta pochi anni prima dalla facciata del Gesù. Si considera spesso Santo Spirito in Sassia come uno degli esempi di questa nuova grammatica, che traduce nella pietra i principi di chiarezza, di sobrietà e di frontalità voluti dalla Chiesa tridentina. Senza l'ampiezza delle grandi facciate barocche a venire, essa ne annuncia il vocabolario.
Un interno sobrio e la devozione alla Misericordia
L'interno prolunga questa ricerca di unità: la navata unica, scandita da cappelle che si aprono su entrambi i lati, conduce lo sguardo verso il coro. La decorazione si è arricchita nel corso dei secoli di affreschi e pale d'altare; vi si segnalano campagne pittoriche attribuite ad artisti della fine del Cinquecento e del Seicento, tra cui diversi allievi o vicini alla corrente manierista romana, ma le attribuzioni precise richiedono prudenza e verifica.
La storia recente ha dato a Santo Spirito in Sassia una vocazione particolare. La chiesa è oggi riconosciuta come un centro maggiore della devozione alla Divina Misericordia, in rapporto con la spiritualità di santa Faustina Kowalska e con l'incoraggiamento di Giovanni Paolo II. Un santuario della Divina Misericordia vi sarebbe stato istituito nel corso degli anni Novanta, facendo del luogo una meta di pellegrinaggio, in particolare la domenica successiva alla Pasqua. Questa dimensione viva si sovrappone al patrimonio costruito rinascimentale, offrendo una lettura a doppio livello: monumento d'architettura e luogo di culto frequentato.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata del Mascherino (verso il 1585): un manuale a cielo aperto della facciata di chiesa controriformata, a due registri e volute.
- La navata unica a cappelle laterali, impianto pensato per la predicazione, attribuito al progetto del Sangallo il Giovane.
- Il soffitto a cassettoni e la decorazione dipinta delle cappelle, testimoni delle successive campagne ornamentali.
- L'immagine della Divina Misericordia e l'allestimento del santuario attuale.
- Il contesto urbano del Borgo, tra il Tevere e il colonnato di San Pietro, e la vicinanza dell'antico ospedale di Santo Spirito.
Informazioni pratiche
- Tipologia: chiesa cattolica officiata, santuario della Divina Misericordia.
- Ubicazione: Borgo, rione vicino al Vaticano, riva destra del Tevere (Roma).
- Accesso: a distanza di cammino da piazza San Pietro; da non confondere con il complesso ospedaliero attiguo.
- Abbigliamento: luogo di culto, si richiede un abbigliamento decoroso; orari da verificare presso il santuario.
- Ingresso: generalmente libero per la visita (da confermare sul posto).
Quiz
- Dopo quale evento la chiesa fu ricostruita nel Cinquecento?
- Il Sacco di Roma del 1527
- Il concilio di Trento
- L'incendio del Borgo dell'847
- A chi si attribuisce la ricostruzione del 1538-1545?
- Antonio da Sangallo il Giovane
- Michelangelo
- Il Bernini
- Chi avrebbe portato a termine la facciata verso il 1585?
- Ottaviano Mascherino
- Carlo Maderno
- Giacomo della Porta

