Sono pochi i luoghi in cui l'ideale urbano del Rinascimento italiano si lascia leggere in un solo sguardo con tanta nitidezza come a Vigevano, piccola città lombarda della Lomellina, a sud-ovest di Milano. La Piazza Ducale vi dispiega un rettangolo perfettamente chiuso, cinto su tre lati da portici ad arcate regolari, ordinato come una sala a cielo aperto. Voluta da Ludovico Sforza, detto Ludovico il Moro, e realizzata per la maggior parte tra il 1492 e il 1494, fu concepita non come un semplice mercato ma come il vestibolo d'onore del castello che domina la città. Vi si riconosce il sogno di un'architettura civile pensata nel suo insieme, in cui la misura, la ripetizione e la simmetria traducono in pietra e in intonaco dipinto le ambizioni politiche di un principe. È una delle prime piazze monumentali del Rinascimento concepite in un unico slancio, e una delle più armoniose giunte fino a noi.
Vigevano e Ludovico il Moro
Vigevano fu, alla fine del Quattrocento, una residenza prediletta degli Sforza, duchi di Milano. Ludovico il Moro vi possedeva un vasto castello, ampliato e abbellito sotto il suo governo, e amava questo soggiorno dove la caccia, l'agricoltura modello e l'ingegneria idraulica — la regione è solcata da canali — alimentavano il suo gusto per la sperimentazione. Reggente e poi duca di Milano, mecenate fastoso, Ludovico incarna il principe umanista della Lombardia sforzesca, colui stesso che attirò alla sua corte le menti più brillanti del suo tempo. Il rifacimento del cuore di Vigevano si iscrive in questa politica di prestigio: dare alla sua città del cuore una piazza degna di una capitale, articolata al castello come un'anticamera solenne. La rapidità stessa del cantiere — pochi anni appena — testimonia la volontà ducale e i mezzi impiegati. La piazza doveva anche razionalizzare un tessuto urbano medievale disordinato, imponendo uno spazio regolare, sgombro, votato alla rappresentazione del potere quanto alla vita mercantile.
La piazza porticata (1492-1494)
Il partito architettonico è di una chiarezza sorprendente. Un lungo rettangolo, di circa centotrenta metri per quarantotto secondo le misure comunemente proposte, è avvolto su tre lati da una galleria continua di portici. Le arcate, sorrette da colonne dai capitelli lavorati, si susseguono con una regolarità ritmica che conferisce all'insieme la sua unità. Al di sopra degli archi, le facciate si elevano in registri ordinati, un tempo interamente coperti di affreschi in trompe-l'œil: finte architetture, trabeazioni dipinte, medaglioni ed effigi che simulavano una ricchezza ornamentale che l'intonaco esaltava a minor costo. Questa decorazione dipinta, più volte restaurata nel corso dei secoli, partecipa all'illusione d'insieme: la piazza si legge come un'unica composizione, un interno rovesciato verso il cielo. La continuità dei portici, l'allineamento delle aperture, l'unità cromatica miravano a un effetto di prospettiva controllata, in cui lo sguardo, guidato dalle linee di fuga, era condotto verso il castello e la sua torre. Si ha qui uno dei primi esempi compiuti di una piazza concepita come uno spazio architettonico totale, e non come il residuo di un edificato accumulato.
Bramante, Leonardo e l'urbanistica rinascimentale
La tradizione riconduce la concezione della piazza alla cerchia del Bramante, l'architetto di Urbino che allora lavorava a Milano per gli Sforza, prima di raggiungere Roma e darvi i suoi capolavori. L'attribuzione resta tuttavia questione di ipotesi più che di documento firmato: essa poggia sulla coerenza stilistica, sulla presenza attestata del Bramante nell'orbita milanese e sull'affinità dei principi — prospettiva, regolarità, monumentalità serena — con il suo linguaggio. Conviene dunque formularla al condizionale: la piazza sarebbe stata pensata in questo ambiente, senza che un contratto ce ne fornisca la certezza. Alla stessa corte operava Leonardo da Vinci, ingegnere e pittore del duca, coinvolto nei progetti idraulici e urbani del Milanese; il suo interesse documentato per l'ideale della città razionale ha alimentato l'idea di un contributo, reale o diffuso, allo spirito del luogo. Nulla autorizza tuttavia ad attribuirgli un disegno preciso della piazza: la sua presenza attiene al clima intellettuale più che a una paternità dimostrabile. Ciò che importa è che Vigevano cristallizza le ricerche di una generazione sullo spazio urbano concepito come opera d'arte, in cui la geometria della piazza risponde a un pensiero dell'ordine e della rappresentazione.
La facciata barocca della cattedrale da distinguere
Il quarto lato della piazza, in origine aperto o meno rigorosamente definito, ricevette la sua forma attuale soltanto molto più tardi. Nel XVII secolo, per impulso del vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz, dotto poligrafo, fu innalzata una facciata concava per raccordare l'edificio della cattedrale alla geometria della piazza. Questa facciata curva, dalle linee ondeggianti, appartiene pienamente al linguaggio barocco e costituisce una stratificazione posteriore che occorre distinguere accuratamente dall'insieme rinascimentale. La sua ingegnosità sta precisamente in questo raccordo: non coincidendo l'asse della chiesa con quello della piazza, la curva ristabilisce visivamente la simmetria e chiude il rettangolo. Si ammirano così, su uno stesso spazio, due momenti della storia architettonica: l'ordine misurato del Quattrocento sforzesco e la teatralità sapiente del Seicento. Confondere i due equivarrebbe a cancellare un secolo e mezzo di scarto e a prestare al Rinascimento un vocabolario che non è il suo.
Il vicino Castello Sforzesco
La piazza non si comprende senza il castello che la domina. Il Castello Sforzesco di Vigevano, vasto complesso fortificato arroccato su un'altura, fu ampliato dai Visconti e poi dagli Sforza; Ludovico il Moro vi aggiunse o abbellì diversi corpi di fabbrica. È ad esso che la piazza serviva da accesso solenne, collegata da una rampa coperta. All'ingresso si erge la Torre del Bramante, alta torre di mattoni il cui coronamento passa per essere stato concepito o ripensato nell'ambiente dell'architetto, e che offre il suo punto di riferimento verticale a tutta la composizione. Castello, torre e piazza formano così un dispositivo unico, pensato come una sequenza continua dal potere ducale verso la città.
Portata
La Piazza Ducale figura tra le primissime piazze monumentali del Rinascimento italiano concepite secondo un unico disegno, ancor prima delle grandi realizzazioni romane del Cinquecento. Essa offre una tappa fondamentale per la storia dell'urbanistica, illustrando il passaggio da uno spazio pubblico ereditato a uno spazio pensato come architettura. La sua influenza sull'idea della piazza porticata, chiusa e regolare, ne fa un modello studiato per comprendere come il Rinascimento abbia trasformato la città in oggetto di composizione.
Cosa vedere assolutamente
- L'infilata continua dei portici ad arcate sui tre lati rinascimentali della piazza.
- Le facciate dipinte in trompe-l'œil, vestigia della decorazione a finte architetture.
- La regolarità dell'ordine e l'effetto di prospettiva che conduce lo sguardo verso il castello.
- La facciata concava barocca della cattedrale, da identificare come stratificazione posteriore del XVII secolo.
- La Torre del Bramante, torre di mattoni che domina l'ingresso del castello.
- La rampa che collega la piazza al Castello Sforzesco, sequenza d'accesso al potere ducale.
Informazioni pratiche
La piazza è uno spazio urbano aperto, liberamente accessibile in permanenza; resta il cuore vivo di Vigevano, animato dai suoi caffè e dai suoi negozi sotto i portici. La cattedrale e il vicino castello hanno le proprie condizioni di visita e i propri orari, suscettibili di variare a seconda della stagione e delle mostre: è prudente verificare le informazioni aggiornate presso le fonti ufficiali locali prima di ogni spostamento.
Quiz
1. Quale principe fece realizzare la Piazza Ducale di Vigevano ? Ludovico Sforza, detto Ludovico il Moro
2. A quale cerchia di architetti è tradizionalmente ricondotta la concezione della piazza ? Alla cerchia del Bramante
3. A quale epoca appartiene la facciata concava della cattedrale che chiude la piazza ? Al XVII secolo, in stile barocco

