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Rinascimento italiano

Il Palazzo Schifanoia a Ferrara

Ferrare

Il Palazzo Schifanoia a Ferrara

Nel cuore di Ferrara, antica capitale dei duchi d'Este, il Palazzo Schifanoia è una delle più affascinanti «delizie» del Rinascimento italiano. Il suo nome, che significherebbe «schivare la noia» (schivar la noia), riassume da solo la vocazione di questo palazzo di piacere concepito per lo svago della corte. Ma la celebrità di Schifanoia si deve soprattutto a una sala: il Salone dei Mesi, i cui affreschi figurano tra i più vasti complessi profani che il Quattrocento ci abbia tramandato.

Il palazzo di piacere degli Este

Il Palazzo Schifanoia trae origine da una residenza edificata alla fine del XIV secolo per la famiglia d'Este, signori e poi duchi di Ferrara. Si inserisce nella rete delle delizie estensi, quelle dimore di villeggiatura e di svago che la dinastia disseminò a Ferrara e nella sua campagna. A differenza di una fortezza come il Castello Estense, una delizia era pensata per il piacere: giardini, cacce, banchetti, ricevimenti e divertimenti.

L'edificio che si visita oggi è il risultato di ampliamenti successivi. La campagna decisiva si sarebbe svolta sotto Borso d'Este, nel XV secolo, con in particolare la realizzazione dell'ala che ospita il grande salone. Il portale di marmo scolpito che orna la facciata testimonierebbe di questa fase di abbellimento condotta nel gusto del Rinascimento ferrarese. Il complesso ha conosciuto in seguito rimaneggiamenti, cambiamenti di destinazione e restauri, cosicché l'edificio attuale conserva soltanto una parte del suo fasto originario.

Borso d'Este e la committenza

Il Salone dei Mesi è indissociabile dalla figura di Borso d'Este, che governò Ferrara a metà del XV secolo e ottenne i titoli ducali che coronarono il suo prestigio. Principe fastoso, attento alla propria immagine, Borso avrebbe voluto fare di questo salone un manifesto dipinto del suo buon governo.

Il ciclo risalirebbe agli anni 1469-1470 circa, negli ultimi anni del regno. Il programma, di grande complessità dotta, è tradizionalmente ricondotto all'ambiente umanistico della corte; si evoca spesso il nome dell'astrologo e letterato Pellegrino Prisciani come possibile ideatore del programma iconografico, ma questa attribuzione rimane un'ipotesi. Ciò che è certo è l'ambizione del progetto: celebrare il principe iscrivendo la sua corte in un ordine cosmico in cui il tempo, gli astri e gli dèi antichi concorrono alla gloria del sovrano.

Il Salone dei Mesi: programma astrologico

Il Salone dei Mesi deve il suo nome alla propria struttura: le pareti erano dedicate ai dodici mesi dell'anno, ciascuno formante una campata verticale. Il programma intreccia astrologia, mitologia antica e cronaca di corte in una sintesi caratteristica della cultura umanistica ferrarese, in cui l'eredità classica e i saperi astrologici occupavano un posto di primo piano.

Ogni mese è governato da una divinità olimpica e da un segno dello zodiaco, secondo un sistema che associa il calendario al ciclo degli astri. L'insieme formava così una vera e propria macchina allegorica, in cui lo scorrere dell'anno e il moto dei pianeti servivano a magnificare il regno di Borso. Occorre tuttavia ricordare che il ciclo ci è giunto in modo parziale: solo una parte dei mesi sopravvive in uno stato leggibile, e l'interpretazione di alcuni dettagli resta discussa dagli specialisti.

Le tre fasce di ogni mese

L'originalità del Salone dei Mesi risiede nella sua divisione in tre registri orizzontali sovrapposti, che si leggono per tutta l'altezza di ogni campata mensile.

  • La fascia superiore mette in scena il trionfo di una divinità olimpica, portata su un carro alla maniera dei trionfi, circondata da figure allegoriche e da scene che illustrano il dominio del dio (Venere e l'amore, Minerva e il sapere, Apollo, ecc.).
  • La fascia mediana, più cupa ed enigmatica, presenta il segno zodiacale del mese accompagnato da tre figure misteriose, i decani: questi personaggi, eredi di una lunga tradizione astrologica che risale all'Antichità e trasmessa da fonti arabe e medievali, personificano le suddivisioni di ciascun segno in tre porzioni di dieci gradi.
  • La fascia inferiore scende sulla terra e dispiega scene della vita di corte di Borso d'Este: il duca che rende giustizia, che va a caccia, che ricompensa i suoi cortigiani, circondato dal suo seguito, in una preziosa testimonianza sulla vita quotidiana, i costumi e le usanze della corte ferrarese.

Questa lettura verticale, dal cielo degli dèi al mondo del principe passando per il dominio degli astri, compone una cosmologia visiva in cui Borso appare come il punto di approdo dell'ordine celeste.

I pittori ferraresi (Cossa, Tura, de' Roberti)

Il ciclo è opera collettiva della scuola ferrarese, singolare fucina artistica del Quattrocento, dalla maniera incisiva e dalle forme tese, talvolta metalliche.

Francesco del Cossa è il nome più sicuro: una celebre lettera che egli avrebbe indirizzato a Borso d'Este per reclamare un compenso migliore lo indica come autore di una parte del ciclo, e gli si attribuiscono generalmente i mesi primaverili, dove la sua mano è particolarmente riconoscibile. Queste campate figurano tra i vertici dell'intero complesso.

Cosmè Tura, figura di spicco della scuola ferrarese e pittore ufficiale della corte, è spesso evocato come possibile supervisore o coordinatore del cantiere, senza che il suo intervento diretto sulle pareti conservate sia chiaramente accertato; questo ruolo resta ipotetico. Ercole de' Roberti, altro grande nome ferrarese, è talvolta associato ad alcune parti, così come altre mani della bottega. La ripartizione precisa dei mesi tra i diversi pittori continua a essere oggetto di dibattito, e le attribuzioni tradizionali vanno maneggiate con prudenza.

Un ciclo profano lacunoso

Il Salone dei Mesi non è giunto fino a noi nella sua integrità. Nel corso dei secoli il palazzo ha cambiato destinazione, gli affreschi sono stati ricoperti, danneggiati e poi riscoperti, e una parte della decorazione è scomparsa o si è gravemente deteriorata. Diversi mesi sono oggi perduti o ridotti a frammenti, mentre altri conservano una notevole freschezza.

Questo stato lacunoso fa parte dell'esperienza del luogo: il visitatore non contempla un insieme completo, ma gli eloquenti vestigi di uno dei più ambiziosi programmi profani del Rinascimento. È anche ciò che ha alimentato l'interesse degli storici dell'arte, a cominciare dai celebri studi iconologici che hanno fatto di Schifanoia un caso esemplare per la decifrazione dei programmi dotti. Il Palazzo Schifanoia ospita inoltre il Museo Civico, le cui collezioni completano la visita.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Salone dei Mesi nel suo insieme: la sensazione di entrare in una sala interamente dipinta, dove lo sguardo circola tra cielo e corte.
  • I mesi primaverili attribuiti a Francesco del Cossa, in particolare il trionfo di Venere e le scene di corte, tra i brani meglio conservati e più raffinati.
  • La fascia mediana dei decani, quelle figure astrologiche enigmatiche che costituiscono l'originalità del programma e hanno appassionato gli iconologi.
  • Le scene della vita di corte di Borso d'Este nei registri inferiori: cacce, giustizia, costumi e volti, un documento eccezionale sulla Ferrara degli Este.
  • Il portale di marmo scolpito della facciata, testimone della decorazione rinascimentale del palazzo.
  • Le collezioni del Museo Civico custodite nel palazzo, prolungamento della visita.

Informazioni pratiche

Il Palazzo Schifanoia si trova a Ferrara, in Emilia-Romagna, nel centro storico iscritto al patrimonio mondiale dell'UNESCO («Ferrara, città del Rinascimento, e il suo Delta del Po»). Ospita il Museo Civico d'Arte Antica.

Gli orari di apertura, le tariffe e le condizioni di accesso alle sale possono variare, in particolare a causa delle campagne di restauro successive che hanno potuto interessare l'accesso al Salone dei Mesi. Si raccomanda vivamente di verificare le informazioni aggiornate (giorni di apertura, biglietteria, eventuali sale chiuse) presso i canali ufficiali dei musei di Ferrara prima di ogni visita. Il palazzo si raggiunge facilmente a piedi dal centro di Ferrara, città la cui scoperta si presta particolarmente alla passeggiata o alla bicicletta.

Quiz

1. Che cosa significherebbe il nome «Schifanoia»?

  • Il palazzo degli astri
  • Schivare la noia
  • La casa dei mesi

2. Quale pittore è più sicuramente associato ai mesi primaverili del Salone dei Mesi?

  • Francesco del Cossa
  • Sandro Botticelli
  • Andrea Mantegna

3. Come si struttura ogni mese del Salone dei Mesi?

  • In un'unica grande scena di battaglia
  • In tre fasce sovrapposte: trionfo di un dio, segno zodiacale e decani, vita di corte
  • In una carta geografica del ducato di Ferrara