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Rinascimento italiano

Il Palazzo Ducale di Gubbio

Gubbio

Il Palazzo Ducale di Gubbio

Aggrappato al fianco del monte Ingino, in una Gubbio rimasta profondamente medievale, il Palazzo Ducale emerge come un brano di architettura colta importato da Urbino. Federico da Montefeltro, duca di Urbino e uno dei più raffinati condottieri-mecenati del Quattrocento, vi fece erigere intorno al 1470-1480 una residenza il cui cuore, un piccolo studiolo interamente rivestito di legno intarsiato, è tra i capolavori della tarsia rinascimentale. Questo studiolo non si visita più a Gubbio: smontato e venduto, è stato rimontato al Metropolitan Museum of Art di New York, dove costituisce una delle sale più ammirate del museo. Il palazzo di Gubbio si legge così in dialogo costante con il suo grande modello urbinate.

Gubbio e Federico da Montefeltro

Gubbio, città di pietra grigia digradante lungo le pendici dell'Appennino umbro, fu una delle roccaforti del dominio dei Montefeltro. La città, che aveva conosciuto la sua età dell'oro comunale con il Palazzo dei Consoli e la sua celebre piazza sospesa, entra nel XV secolo nell'orbita della contea e poi del ducato di Urbino. Federico da Montefeltro (1422-1482), capitano di ventura ricercato in tutta Italia, uomo di lettere e bibliofilo, vi possedeva una residenza secondaria che scelse di ricostruire nel linguaggio nuovo del Rinascimento.

Federico è inseparabile dall'immagine del principe umanista: il suo profilo dal naso adunco, immortalato da Piero della Francesca, il suo studiolo tappezzato di libri e strumenti, la sua biblioteca tra le più ricche d'Europa. A Gubbio, città dove la tradizione vuole che sia nato, egli traspone l'ideale residenziale che dispiega nello stesso momento nel Palazzo Ducale di Urbino: un luogo in cui architettura, misura e sapere si rispondono.

La committenza e l'attribuzione del palazzo

Il Palazzo Ducale di Gubbio fu edificato su un terreno in pendenza, di fronte alla cattedrale, verosimilmente riutilizzando e riorganizzando edifici preesistenti dei Montefeltro. Il cantiere si colloca nel decennio del 1470, nella scia diretta dei lavori di Urbino.

L'attribuzione resta discussa. La progettazione viene generalmente accostata a Francesco di Giorgio Martini, architetto, ingegnere e teorico senese che lavorò intensamente per Federico negli ultimi anni e al quale si deve una parte cospicua dell'architettura militare e civile del ducato. Il vocabolario del palazzo — proporzioni, trattamento della corte, dispositivi di livellamento del terreno — si accorda con la sua maniera. Si ricorda anche, a monte, il ruolo di Luciano Laurana, cui si deve il cortile d'onore di Urbino, modello dal quale Gubbio sembra derivare. Si impone dunque la prudenza: l'attribuzione a Francesco di Giorgio è plausibile e ampiamente accolta, ma rimane al condizionale in mancanza di un documento contrattuale univoco.

Il cortile e l'architettura rinascimentale

Il cuore del palazzo è il suo cortile d'onore, piccola corte interna ordinata da logge ad arcate su colonne. Questo impianto, ereditato dal cortile di Urbino, introduce nella Gubbio medievale la chiarezza razionale dell'architettura rinascimentale: ritmo regolare degli archi, capitelli sobri, gioco dei pieni e dei vuoti, messa in scena della luce in uno spazio raccolto.

La grande difficoltà del sito risiedeva nella forte pendenza del terreno. Il palazzo vi risponde con un ingegnoso sistema di livelli, sostruzioni e scale che riscattano il declivio e permettono di impostare la corte regolare — un tipo di soluzione tecnica caratteristico di Francesco di Giorgio, ingegnere non meno che architetto. Gli interni conservano elementi di decoro scolpito, incorniciature di porte e camini, nel gusto misurato del Quattrocento urbinate. L'insieme colpisce per la sua scala intima: non è un palazzo di rappresentanza monumentale, ma una residenza principesca raffinata, pensata per lo studio e il ritiro.

Lo Studiolo di Gubbio e la sua tarsia

L'ambiente più celebre del palazzo era lo studiolo, gabinetto di studio privato del duca. Interamente rivestito di boiseries in tarsia lignea (intarsio), dispiegava uno straordinario trompe-l'œil: armadi dalle ante socchiuse, scaffali colmi di libri, strumenti scientifici e musicali, oggetti emblematici, il tutto simulato dall'assemblaggio di sottili fogli di legno di tinte diverse. Questa illusione prospettica, che giocava sulle leggi della visione da poco codificate, trasformava uno spazio minuscolo in un manifesto della cultura umanistica: il sapere raffigurato come decoro.

L'ideazione delle vedute prospettiche è tradizionalmente messa in relazione con l'ambito di Francesco di Giorgio, e talvolta con le ricerche prospettiche della cerchia di Federico; l'esecuzione dei pannelli spetta all'arte dei maestri intarsiatori, nella linea della bottega di Giuliano da Maiano, a cui queste realizzazioni sono spesso attribuite. Anche in questo caso, la parte esatta degli ideatori e degli esecutori va formulata con prudenza.

Punto capitale per il visitatore: lo studiolo originale non è più a Gubbio. Smontato nel corso del XIX secolo e passato sul mercato dell'arte, l'insieme delle boiseries è stato acquisito e poi rimontato al Metropolitan Museum of Art di New York, dove è presentato come sala ricostruita. Ciò che rimane al palazzo è dunque lo spazio architettonico, oggi privo del suo decoro in tarsia (o dotato, a seconda della museografia, di un dispositivo sostitutivo). L'atlante insiste su questo spostamento: per vedere la tarsia in situ nel suo stato originario, è a New York che bisogna recarsi; a Gubbio rimangono il luogo, la sua luce e la sua architettura.

Il dialogo con Urbino

Lo studiolo di Gubbio ha un diretto corrispettivo: lo studiolo di Urbino, rimasto in loco nel Palazzo Ducale di Urbino, che offre lo stesso principio di boiseries intarsiate in trompe-l'œil, sormontate da una galleria di ritratti di uomini illustri. I due studioli, quasi contemporanei, procedono da un medesimo programma intellettuale e da un medesimo atelier di maestranze. Confrontarli significa comprendere la coerenza del progetto di Federico: fare dello spazio privato del principe la sintesi della cultura del suo tempo.

Più in generale, l'intero Palazzo Ducale di Gubbio si legge come una replica in scala ridotta di quello di Urbino — stesso partito di corte a logge, stessa cura nel razionalizzare un sito difficile, stessa raffinatezza umanistica. Gubbio offre così, in Umbria, una preziosa testimonianza della diffusione del modello architettonico urbinate fuori dalla sua capitale.

Cosa vedere assolutamente

  • Il cortile d'onore a logge su colonne, cuore rinascimentale innestato nella città medievale.
  • L'ingegnoso sistema di livelli e sostruzioni che riscatta la forte pendenza del terreno.
  • Lo spazio dello studiolo, di cui si leggono ancora le proporzioni e l'impianto, anche se privato della sua tarsia.
  • Le incorniciature scolpite, porte e camini, nel gusto misurato del Quattrocento urbinate.
  • La veduta su Gubbio e sulla valle dal palazzo, di fronte alla cattedrale, che restituisce il rapporto con il sito.
  • Da proseguire a New York: lo studiolo rimontato al Metropolitan Museum, per vedere la tarsia originale.

Informazioni pratiche

Il Palazzo Ducale di Gubbio si trova nella parte alta della città, di fronte alla cattedrale (Duomo), sulle pendici del monte Ingino. È gestito come sito patrimoniale dello Stato italiano e si visita come museo. L'accesso avviene a piedi attraverso i vicoli in forte pendenza del centro storico; un parcheggio si trova più a valle, collegato al centro storico. Gli orari e le tariffe variano a seconda della stagione e della programmazione: si raccomanda di verificare le informazioni in vigore presso il sito ufficiale o l'ufficio turistico di Gubbio prima della visita. Si ricorda nuovamente: poiché lo studiolo originale è conservato al Metropolitan Museum di New York, la visita a Gubbio riguarda l'architettura e gli spazi del palazzo.

Quiz

1. A quale principe del Rinascimento si deve il Palazzo Ducale di Gubbio?

  • Federico da Montefeltro, duca di Urbino
  • Lorenzo de' Medici
  • Ludovico Sforza

2. Dove si trova oggi lo studiolo in tarsia originariamente concepito per Gubbio?

  • Al Metropolitan Museum of Art di New York
  • Ancora in loco nel palazzo di Gubbio
  • Al Louvre di Parigi

3. A quale architetto e ingegnere è più spesso attribuita la progettazione del palazzo?

  • Francesco di Giorgio Martini
  • Filippo Brunelleschi
  • Andrea Palladio