Sulla piazza che un tempo portava il nome dei Comizi, nel cuore della città vecchia racchiusa dalle sue mura, il Palazzo della Signoria di Jesi innalza una facciata il cui rigore non inganna : appartiene a pieno titolo al Rinascimento dotto, quello che pensava la città come un organismo regolato. Edificato alla fine del XV secolo — i lavori si sarebbero svolti per l'essenziale tra il 1486 e il 1498 circa — su disegni che la tradizione attribuisce a Francesco di Giorgio Martini, esso conta tra i più bei palazzi pubblici del Rinascimento nelle Marche. Sede della magistratura comunale, traduceva nella pietra l'orgoglio di una città che, a lungo contesa tra l'Impero, il papato e le signorie vicine, intendeva mostrare il proprio governo in un linguaggio moderno. Bugnato, finestre allineate con una regolarità quasi musicale, corte a portici e alta torre compongono un insieme che, ancora oggi, governa il paesaggio urbano.
Jesi e Francesco di Giorgio Martini
Jesi non era una città minore. Patria rivendicata dell'imperatore Federico II, nato, secondo la leggenda ben radicata, sotto una tenda innalzata sulla sua piazza nel 1194, aveva accumulato nel corso dei secoli una vigorosa coscienza municipale. Alla fine del XV secolo, gravitando nell'orbita del papato e vicina ai grandi centri artistici che sono Urbino e la corte dei Montefeltro, disponeva dei mezzi e dell'ambizione necessari per dotarsi di un palazzo degno del suo rango. È in questo contesto che sarebbe intervenuto Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), senese di nascita, pittore, scultore, ingegnere militare e teorico dell'architettura, una delle figure più complete del Rinascimento. Il suo passaggio nelle Marche, dove lavorò in particolare al servizio di Federico da Montefeltro e poi del suo successore, è ben documentato dalle sue fortezze e dai suoi cantieri. L'attribuzione del palazzo di Jesi alla sua mano — che la prudenza impone di formulare al condizionale per il dettaglio del suo intervento — si inscrive in quell'intensa attività che egli dispiegò nella regione a cavallo dei due secoli.
Il palazzo e la sua facciata
La facciata è ciò che colpisce per primo. Gioca su due registri che il Rinascimento prediligeva : il basamento trattato a bugnato, che conferisce alla parte bassa dell'edificio un appoggio robusto, quasi militare, e i piani dove le finestre si distribuiscono secondo un ritmo di grande regolarità. Questa alternanza non ha nulla di gratuito ; procede da un pensiero della proporzione, ereditato dall'Antichità riletta dai teorici del Quattrocento, che voleva l'edificio pubblico leggibile come una frase ben costruita. Nulla vi è lasciato al caso : le aperture si rispondono da un asse all'altro, le modanature scandiscono i livelli, l'insieme respira l'ordine. Si è lontani dalla ricchezza ornamentale esuberante ; si è in quell'eleganza contenuta, dotta, che caratterizza il meglio dell'architettura civile della fine del XV secolo. Il palazzo afferma con questi mezzi un'autorità tranquilla, quella di un'istituzione che non ha bisogno di gridare per farsi rispettare.
La corte e la torre
Varcata la soglia, l'edificio rivela il suo secondo volto : una corte interna cinta da un portico. È lì, in questo spazio protetto, che si dispiegava la vita amministrativa e rappresentativa del comune. Le arcate poggianti su colonne o pilastri creano un deambulatorio all'antica, dispositivo che il Rinascimento mutua dalle corti fiorentine e dall'ideale del palazzo urbano organizzato attorno a un vuoto centrale luminoso. La corte non è soltanto funzionale : è un'opera d'architettura a pieno titolo, dove si leggono le stesse preoccupazioni di proporzione che sulla facciata. Dominando l'insieme, un'alta torre segnala da lontano la sede del potere civile. Elemento al tempo stesso simbolico e pratico — vedetta, campanile, segno di prestigio —, essa inscrive il palazzo nella lunga tradizione delle torri comunali italiane, pur accordandolo al vocabolario rinascimentale dell'edificio. Verticale contro l'orizzontale della facciata, essa compie la composizione.
L'architetto-ingegnere dei Montefeltro
Comprendere il palazzo di Jesi presuppone di misurare chi fosse il suo presunto ideatore. Francesco di Giorgio Martini non era soltanto un costruttore : fu uno dei grandi spiriti universali del suo tempo. Autore di un influente Trattato di architettura, ingegneria e arte militare, pensò la città, la fortezza, la macchina e l'ornamento come le facce di un medesimo sapere. Al servizio dei Montefeltro di Urbino, concepì numerose fortificazioni attraverso le Marche e l'Italia centrale, sperimentandovi tracciati bastionati di notevole modernità. La sua architettura civile, più rara, porta la stessa intelligenza : il senso della struttura, la padronanza della proporzione, il gusto dello spazio ordinato. Che il palazzo di Jesi sia uscito dalla sua cerchia, se non direttamente dalla sua mano, si legge in quella qualità di concezione che oltrepassa la semplice muratura per raggiungere l'idea. Vi avrebbe messo, come ovunque, lo sguardo dell'ingegnere non meno di quello dell'artista.
Distinzione con la Pinacoteca e il Palazzo Pianetti
Un punto merita di essere chiaramente stabilito per il visitatore come per il lettore. Il Palazzo della Signoria non deve essere confuso con il Palazzo Pianetti, altro grande edificio di Jesi, che ospita la Pinacoteca civica e la sua celebre serie di dipinti di Lorenzo Lotto. Sono due monumenti distinti, di natura ed epoca differenti : il Palazzo Pianetti, con la sua galleria e le sue decorazioni, appartiene a un'altra sequenza della storia della città ed è oggetto di una scheda separata. Il Palazzo della Signoria, invece, è anzitutto un capolavoro d'architettura pubblica del Rinascimento, non una collezione di dipinti. Oggi accoglie istituzioni culturali, tra cui la biblioteca comunale, prolungando sotto una forma nuova la sua vocazione originaria di casa della città. Vi si verrà dunque ad ammirare lo spazio e la pietra, e si andranno a vedere i Lotto altrove.
Portata
Il Palazzo della Signoria di Jesi vale come testimone della diffusione del Rinascimento dotto fuori dai suoi grandi centri toscani. Mostra come una città delle Marche, a misurata distanza da Urbino, abbia potuto appropriarsi del linguaggio della proporzione e dell'ordine per dire il proprio governo. Legato al nome di Francesco di Giorgio Martini, porta la traccia di un pensiero architettonico tra i più lucidi del Quattrocento al suo tramonto. Per chi percorre la regione, offre un punto di riferimento essenziale : quello di un'architettura civile che non ha nulla da invidiare ai palazzi delle grandi capitali, e che ricorda come il Rinascimento sia stato anche una questione di comuni, di piazze e di cittadini.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata a bugnato e il suo robusto basamento, zoccolo di tutta la composizione.
- Il ritmo regolare delle finestre, lettura visibile dell'ideale di proporzione rinascimentale.
- La corte interna e il suo portico, cuore luminoso dell'edificio.
- L'alta torre che domina la città, segno del potere civile.
- I dettagli di modanature e cornici, dove si legge la mano dotta.
- La collocazione del palazzo sulla piazza, da cogliere nell'insieme urbano racchiuso dalle mura.
Informazioni pratiche
Il palazzo ospiterebbe oggi istituzioni culturali della città, tra cui la biblioteca comunale ; le condizioni di accesso agli spazi interni possono dunque dipendere dai servizi che lo occupano. Non indichiamo né orari né tariffe, suscettibili di variare : è prudente verificare presso le fonti ufficiali di Jesi prima di ogni visita. La facciata e la piazza, invece, si contemplano liberamente, di preferenza alla luce radente del mattino o del tardo pomeriggio che fa vibrare il bugnato.
Quiz
A quale architetto e teorico del Rinascimento si attribuiscono i disegni del Palazzo della Signoria di Jesi ? Francesco di Giorgio Martini, ingegnere e teorico senese al servizio dei Montefeltro.
Quale altro palazzo di Jesi ospita la Pinacoteca e i dipinti di Lorenzo Lotto, da non confondere con la Signoria ? Il Palazzo Pianetti.
Quali grandi tratti caratterizzano la facciata del palazzo ? Un basamento a bugnato e un ritmo regolare di finestre, espressione dell'ideale di proporzione.

