Sul fianco orientale di Vicenza, là dove la città un tempo si congiungeva ai prati umidi che costeggiavano il fiume Retrone, si erge uno dei palazzi più singolari del Rinascimento italiano. Il Palazzo Chiericati non assomiglia a nessun altro palazzo urbano del suo tempo: invece di presentare alla strada un muro pieno traforato da finestre, apre sulla piazza due logge sovrapposte che corrono per tutta la sua larghezza, come se un edificio pubblico antico si fosse insediato lì per tenere corte. Andrea Palladio, che ne concepì il progetto verso il 1550, vi ripeteva alla scala di una dimora privata la lezione dei fori romani. Il risultato, a lungo incompiuto, figura oggi tra i monumenti di spicco del complesso iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Girolamo Chiericati e la committenza
Il committente, il conte Girolamo Chiericati, apparteneva a una delle grandi famiglie della nobiltà vicentina, vicina alla cerchia di umanisti e mecenati che, a metà del XVI secolo, fece di Vicenza uno straordinario laboratorio architettonico. Fu proprio questo ambiente — attorno, in particolare, all'erudito Gian Giorgio Trissino, protettore del giovane Palladio — a offrire all'architetto le sue prime grandi commissioni urbane.
Girolamo Chiericati possedeva un terreno su quella che allora si chiamava Piazza dell'Isola, uno spazio aperto che fungeva da mercato del legname e del bestiame, oggi Piazza Matteotti. Il lotto, ampio e poco profondo, si apriva generosamente sulla piazza: una configurazione che avrebbe spinto Palladio a concepire non un palazzo chiuso attorno a una corte interna, ma una facciata-spettacolo rivolta verso lo spazio pubblico. Il progetto risalirebbe circa al 1550, e i lavori sarebbero iniziati negli anni successivi. Chiericati avrebbe ottenuto dal comune l'autorizzazione a far avanzare il proprio portico sul suolo pubblico, concessione che rendeva possibile il gioco delle logge aperte.
Palladio e la facciata a doppia loggia
La facciata è il manifesto del palazzo. Palladio sovrappone due ordini classici: al piano terra un ordine dorico, al piano superiore un ordine ionico, secondo la gerarchia canonica ereditata dall'Antichità e teorizzata nei suoi stessi Quattro Libri dell'architettura (1570). Ogni livello si dispiega in un lungo colonnato ritmato, che sostiene una trabeazione continua.
Il tratto di genio risiede nel gioco del pieno e del vuoto. Alle due estremità, le logge restano interamente aperte, offrendo alla luce e allo sguardo una profondità d'ombra; al centro, invece, il corpo del primo piano avanza e si chiude, formando una massa piena che conferisce al palazzo il suo appoggio e ospita i grandi saloni di rappresentanza. La facciata oscilla così tra la trasparenza di un portico pubblico e la solidità di una residenza. Una balaustra coronata di statue sarebbe stata prevista per sottolineare la linea del tetto, completando l'illusione di un edificio antico. Palladio vi trasferisce un'idea che aveva potuto meditare davanti alle vestigia dei fori e delle basiliche romane: il palazzo privato si fa frammento di città ideale.
Il dialogo con la piazza, un palazzo come edificio pubblico
Questa scelta si comprende solo in relazione allo spazio che gli sta di fronte. Dedicando l'intera facciata a logge aperte, Palladio confonde volutamente il confine tra l'edificio e la piazza. Il portico del piano terra avrebbe potuto funzionare come un prolungamento coperto dello spazio pubblico, un luogo di passaggio e di ombra offerto alla città tanto quanto al suo proprietario.
Questa generosità rimanda meno al palazzo fiorentino fortificato — muro cieco e bugnati difensivi — che ai modelli antichi dell'architettura civile: fori bordati di portici, basiliche aperte. Il Chiericati afferma così una concezione della dimora aristocratica in cui il prestigio si misura da ciò che si offre allo sguardo collettivo. A poche centinaia di metri, la Basilica palladiana e il futuro Teatro Olimpico testimoniano il medesimo dialogo tra l'architetto e la sua città: Vicenza diventa, per mano di Palladio, una lezione di urbanistica classica a grandezza naturale.
Il completamento tardivo
Come molti grandi cantieri del Rinascimento, anche quello del Chiericati conobbe lunghe interruzioni. Alla morte di Palladio, nel 1580, il palazzo era ben lontano dall'essere terminato: solo una parte della facciata, dal lato dell'ala già costruita, sarebbe stata portata a compimento in vita dell'architetto e del committente. La morte di Girolamo Chiericati e poi le vicissitudini della famiglia avrebbero lasciato l'edificio incompiuto per oltre un secolo.
Fu soltanto verso la fine del XVII secolo che la facciata venne completata nello spirito del progetto originale, prolungando le logge e unificando l'insieme. Questa lunga gestazione spiega perché il palazzo ci appaia oggi come un'opera omogenea, fedele all'intenzione palladiana, benché la sua realizzazione si sia estesa su più generazioni. Le successive campagne di restauro, tra il XIX e il XX secolo, hanno contribuito a preservare questa coerenza.
Il Museo Civico oggi
Dalla metà del XIX secolo, il Palazzo Chiericati ospita la Pinacoteca civica di Vicenza, cuore del Museo Civico. I saloni di rappresentanza, alcuni dei quali conservano decorazioni ad affresco del XVI e XVII secolo, accolgono le collezioni di pittura della città. Vi si troverebbero opere che coprono più secoli di arte veneziana e veneta, con nomi legati alla scuola della regione.
Visitare il Chiericati offre così un'esperienza duplice: scoprire dall'interno le proporzioni e la luce di un interno palladiano, e percorrere un museo le cui collezioni dialogano con la storia artistica del Veneto. Il palazzo fa parte della rete dei musei comunali di Vicenza, spesso accessibile con un biglietto combinato che dà accesso anche al vicino Teatro Olimpico.
Cosa vedere assolutamente
- La doppia loggia sovrapposta, ordine dorico in basso, ionico in alto: il cuore dell'invenzione palladiana, da osservare anzitutto dalla piazza per cogliere il ritmo delle colonne.
- Il gioco del pieno e del vuoto: logge aperte alle estremità, corpo centrale pieno al piano superiore — un equilibrio da individuare percorrendo con lo sguardo la facciata.
- La corona di statue in cima alla facciata, che accentua la parentela con un edificio antico.
- I saloni di rappresentanza e le loro decorazioni dipinte, oggi scrigno della Pinacoteca civica.
- Il dialogo con Piazza Matteotti, prendendo le distanze per misurare quanto il palazzo si rivolga alla piazza.
- La vicinanza del Teatro Olimpico, altro capolavoro palladiano raggiungibile a pochi passi.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Chiericati ospita il Museo Civico (Pinacoteca civica) di Vicenza, in Piazza Matteotti. Gli orari e le tariffe varierebbero secondo la stagione; sarebbe generalmente proposto un biglietto combinato con il Teatro Olimpico e altri siti comunali. Si raccomanda di verificare le informazioni aggiornate (giorni di chiusura, mostre temporanee, prenotazione) presso i musei comunali di Vicenza prima della visita. La facciata, invece, si ammira liberamente dalla piazza a qualsiasi ora.
Quiz
1. Quali ordini classici Palladio sovrappone sulla facciata del Palazzo Chiericati?
- Tuscanico e poi corinzio
- Dorico e poi ionico
- Ionico e poi composito
2. Che cosa ospita oggi il Palazzo Chiericati?
- Il Museo Civico e la sua pinacoteca
- Il municipio di Vicenza
- La biblioteca universitaria
3. Che cosa ha di eccezionale la facciata voluta da Palladio?
- È interamente cieca e fortificata
- Dispiega logge aperte per tutta la sua larghezza, come un edificio pubblico antico
- È rivestita di mosaici bizantini

