Nascosto dietro la sua facciata color ocra su Via Giulia, il Palazzo Sacchetti è tra le dimore romane più affascinanti del Cinquecento. Progettato da uno dei grandi maestri dell'architettura pontificia per proprio uso, conserva, lontano da occhi indiscreti, uno dei cicli dipinti più compiuti del manierismo romano. Oggi proprietà privata e raramente aperto al pubblico, resta una tappa fondamentale per comprendere la raffinatezza della Roma del tardo Rinascimento.
Il palazzo di Sangallo su Via Giulia
Via Giulia, aperta sotto Giulio II agli inizi del XVI secolo, avrebbe dovuto diventare un'arteria monumentale capace di collegare i grandi centri del potere romano. È lungo questa strada che l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546), capomastro della basilica di San Pietro e artefice di Palazzo Farnese, avrebbe avviato intorno al 1540 (le date precise restano dibattute) la costruzione di una dimora destinata a sé e alla propria famiglia. Non a caso l'edificio viene talvolta indicato come « Casa di Sangallo ».
L'architettura, sobria all'esterno, testimonia la padronanza di Sangallo nell'organizzazione dei volumi e nel trattamento misurato degli ordini. La morte dell'architetto, nel 1546, interruppe il cantiere, che sarebbe stato proseguito e portato a termine da altre mani nei decenni successivi. Il palazzo passò poi tra diversi proprietari — la tradizione ricorda in particolare il cardinale Ricci da Montepulciano — prima che la famiglia Sacchetti, ricca stirpe di origine fiorentina, ne entrasse in possesso nel Seicento, lasciandogli il nome che porta ancora oggi. I Sacchetti, banchieri e mecenati vicini alla corte pontificia, vi avrebbero radunato un'importante raccolta d'arte, in parte confluita più tardi nelle collezioni pubbliche romane.
Il ciclo di Davide del Salviati
Il vero tesoro del palazzo resta però la sua decorazione dipinta. Intorno al 1553-1554, il pittore fiorentino Francesco Salviati (1510-1563), una delle figure di spicco del manierismo, sarebbe stato incaricato di affrescare una sala oggi nota come Sala dei Mappamondi, con un ciclo dedicato alle Storie di Davide.
Qui il Salviati dispiega tutto il vocabolario del manierismo romano: composizioni fitte e sapientemente costruite, figure dalle pose complesse e contorte, cangiantismi di colore, architetture dipinte in trompe-l'œil e cornici finte di grande virtuosismo. Gli episodi biblici — dalla vittoria su Golia ai drammi del regno di Davide — si susseguono con una teatralità erudita che presuppone uno spettatore colto, capace di cogliere le allusioni e le raffinatezze formali. Molti studiosi considerano questo insieme uno dei vertici della carriera del Salviati, da porre accanto ai suoi cicli di Palazzo Farnese e di Palazzo Vecchio a Firenze. L'attribuzione del programma e la parte esatta di eventuali collaboratori restano questioni ancora studiate dagli storici dell'arte.
Cortile, sale e vicende dei proprietari
Oltre alla Sala dei Mappamondi, il palazzo conserva altri ambienti decorati che riflettono il gusto dei suoi occupanti succedutisi nel tempo. Il cortile interno, organizzato secondo i principi classici della dimora romana, ordina i percorsi e apre prospettive curate; vi sarebbero stati collocati elementi antichi e sculture, secondo l'uso delle grandi famiglie collezioniste. Diverse sale avrebbero ricevuto decorazioni a stucco e ad affresco, oltre ad arredi aggiunti al mutare dei proprietari, fino agli abbellimenti legati alla presenza dei Sacchetti.
La storia del palazzo si intreccia così con quella del mecenatismo romano: concepito da un architetto per sé stesso, arricchito da cardinali e da famiglie di banchieri, esso illustra il passaggio delle dimore aristocratiche tra le casate, ciascuna delle quali vi ha lasciato la propria impronta decorativa. Ancora abitato e rimasto in mani private, il Palazzo Sacchetti è tra quegli edifici romani che, lontano dai grandi itinerari, conservano intatta l'atmosfera di un interno patrizio del tardo Rinascimento. Anche il cinema se ne è talvolta impossessato, sedotto dalle sue enfilade e dai suoi ambienti d'epoca.
Cosa vedere assolutamente
- La Sala dei Mappamondi con il ciclo delle Storie di Davide di Francesco Salviati, vertice del manierismo romano
- La facciata sobria su Via Giulia, testimonianza dell'arte architettonica di Antonio da Sangallo il Giovane
- Il cortile interno e il suo impianto classico, scandito da elementi antichi
- Le sale decorate a stucco e affresco, riflesso del gusto dei proprietari succedutisi nel tempo
- Il contesto urbano di Via Giulia, una delle grandi arterie tracciate nella Roma pontificia del Cinquecento
Informazioni pratiche
Il Palazzo Sacchetti è una proprietà privata e non è aperto alla visita regolare. L'accesso alle sale, e in particolare alla Sala dei Mappamondi, è eccezionale e di norma riservato a occasioni particolari (giornate del patrimonio, eventi puntuali o visite organizzate su autorizzazione). Conviene informarsi in anticipo presso gli enti culturali romani prima di qualsiasi spostamento; nessun orario ufficiale può essere garantito in questa sede. L'edificio sorge su Via Giulia, nel centro storico di Roma, facilmente raggiungibile a piedi dai quartieri di Campo de' Fiori e di Palazzo Farnese.
Quiz
- Chi avrebbe progettato il Palazzo Sacchetti, in origine per sé stesso ?
- Michelangelo Buonarroti
- Antonio da Sangallo il Giovane
- Giacomo della Porta
- Quale pittore avrebbe realizzato il ciclo delle Storie di Davide nella Sala dei Mappamondi ?
- Caravaggio
- Giorgio Vasari
- Francesco Salviati
- Su quale strada romana si affaccia il palazzo ?
- Via del Corso
- Via Giulia
- Via Appia Antica

