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Rinascimento italiano

Palazzo Nardini

Rome

Palazzo Nardini

Una tappa del primo Rinascimento romano

Nel cuore del rione Parione, a pochi passi da piazza Navona e dall'asse che collega ponte Sant'Angelo al Vaticano, il Palazzo Nardini distende la sua lunga facciata lungo la strada che gli deve il nome antico, la via del Governo Vecchio. L'edificio si annovera fra le testimonianze più significative dell'architettura civile romana del Quattrocento, quella stagione decisiva in cui Roma, a lungo assopita dopo il ritorno del papato da Avignone e lo scisma, si ridesta a poco a poco e comincia a dotarsi di un tessuto di grandi dimore cardinalizie degne della sua ritrovata vocazione di capitale della cristianità.

Il palazzo sarebbe stato edificato verso il 1477 per il cardinale Stefano Nardini, prelato originario di Forlì, in Romagna, la cui carriera ecclesiastica e amministrativa si svolse nell'entourage della Curia. La costruzione si colloca dunque negli ultimi decenni del Quattrocento, in un momento in cui il mecenatismo architettonico dei cardinali trasformava progressivamente il volto di una città ancora in larga parte medievale. Alla medesima generazione di cantieri si ricollegano di solito altre grandi dimore romane, fra cui il Palazzo della Cancelleria o il Palazzo Venezia, che contribuirono a fissare i codici del palazzo urbano romano. Il Palazzo Nardini si distingue per la sua relativa precocità e per il modo in cui coniuga ancora certi partiti ereditati dalla tradizione con le nuove ricerche di regolarità e di misura.

La facciata, oggi restaurata, conserva il carattere sobrio e massiccio proprio di questo primo momento del Rinascimento romano. Vi si leggono ancora le finestre crociate, dette a croce guelfa, quelle aperture divise da un mainel verticale e da una traversa orizzontale che formano una croce di pietra, motivo caratteristico dell'architettura civile del XV secolo prima che la finestra a timpano, più classicheggiante, si imponesse nel secolo successivo. Questo vocabolario, ancora prossimo agli usi del tardo gotico, colloca l'edificio alla cerniera fra due epoche. L'ampiezza del fronte costruito, la scansione delle aperture e la presenza di un portale marcato conferiscono all'insieme la dignità di una dimora di principe della Chiesa.

Il cortile, il cuore del palazzo

Come nella maggior parte dei grandi palazzi italiani del Rinascimento, è attorno al cortile interno che si organizza la vita dell'edificio e si concentra lo sforzo architettonico. Il cortile del Palazzo Nardini, protetto dal rumore della strada, costituiva il perno della dimora: distribuiva gli spazi di rappresentanza e gli appartamenti e offriva al visitatore, varcato l'androne, il primo spettacolo ordinato dell'architettura. Vi si ritrovano i partiti in uso nel Quattrocento romano, dove i portici e le logge attingevano volentieri ai modelli fiorentini e alla progressiva riscoperta dell'ordine antico, pur conservando una robustezza tipicamente romana.

Conviene restare prudenti sul dettaglio delle attribuzioni. Il nome di nessun architetto è accertato con sicurezza per il Palazzo Nardini, e la critica ha proposto vari accostamenti senza che alcuno sia oggi oggetto di un consenso definitivo. Si sottolineerà soltanto che l'edificio appartiene a quel laboratorio romano in cui si cercava, negli anni 1470-1480, una sintesi fra l'eredità locale e le lezioni della Toscana. Ogni lettura stilistica va dunque presa al condizionale: il palazzo potrebbe essere stato concepito nell'orbita dei grandi cantieri pontifici di Sisto IV, senza che la documentazione consenta di dirimere la questione.

L'interesse del palazzo risiede anche nella sua storia istituzionale. A partire dall'età moderna, l'edificio servì a lungo da sede del governatorato pontificio, ossia dell'amministrazione giudiziaria e di polizia della città posta sotto l'autorità del governatore di Roma. Da questa funzione deriva, secondo la spiegazione comunemente accolta, il nome di « Governo Vecchio » dato alla strada: quando gli uffici del governatorato furono trasferiti altrove, in un altro palazzo divenuto il « nuovo governo », l'antica sede e la sua strada conservarono l'appellativo di vecchio. La via del Governo Vecchio custodisce così, nel suo stesso nome, la memoria di un'amministrazione scomparsa, e il Palazzo Nardini ne è il testimone di pietra.

Un monumento nella trama della vecchia Roma

Situare il Palazzo Nardini significa percorrere una delle più belle prospettive della Roma antica. La via del Governo Vecchio prolunga l'itinerario un tempo battuto dai pellegrini e dai cortei diretti verso il Vaticano; fiancheggiata da botteghe di antiquari, laboratori e antiche dimore, ha conservato la sua scala medievale e la sua vita di quartiere. Il palazzo si inserisce in questo continuum urbano senza distaccarsene ostentatamente: la sua facciata dialoga con le case vicine, ed è proprio questo innesto a costituirne il valore documentario, poiché mostra come un grande palazzo cardinalizio potesse impiantarsi nel tessuto denso della vecchia città, senza lo spazio libero che pretenderanno più tardi le composizioni monumentali.

Il monumento fa parte integrante del Centro storico di Roma, iscritto nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1980, in virtù dell'insieme eccezionale che la città costituisce, dalle vestigia antiche alle realizzazioni del Rinascimento e del barocco. A questo titolo, il Palazzo Nardini partecipa del valore universale riconosciuto a questo paesaggio urbano unico, dove ogni secolo ha lasciato la propria stratificazione.

L'accesso all'edificio è oggi limitato, e non si può garantire l'apertura regolare del cortile o degli spazi interni al pubblico. Il visitatore curioso apprezzerà soprattutto la facciata dalla strada e la lettura, camminando, delle aperture crociate e della massa generale del palazzo. Bisogna resistere alla tentazione di proiettare sull'edificio uno stato idealizzato: più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, restaurato in epoca contemporanea, il Palazzo Nardini si offre allo sguardo in una continuità di usi piuttosto che come un oggetto fissato una volta per tutte. È questo, senza dubbio, il modo migliore di accostarlo: non come un capolavoro isolato, ma come un anello vivo della lunga storia di Roma, dove l'ambizione di un cardinale del Quattrocento finì per dare il proprio nome a un'intera strada e a un'intera amministrazione.

Cosa vedere assolutamente

  • La facciata quattrocentesca lungo la via del Governo Vecchio, sobria e massiccia, tipica del primo Rinascimento romano.
  • Le finestre crociate a croce guelfa, il cui mainel e la cui traversa disegnano una croce di pietra caratteristica del XV secolo.
  • Il cortile interno, cuore ordinatore del palazzo, quando l'accesso è possibile.
  • Il portale d'ingresso, che segna la dignità dell'antica dimora cardinalizia.
  • Il contesto della strada stessa, il cui nome « Governo Vecchio » perpetua la memoria del governatorato pontificio.

Informazioni pratiche

Il Palazzo Nardini si trova a Roma, nel rione Parione, lungo la via del Governo Vecchio, in prossimità di piazza Navona e dell'asse che conduce verso ponte Sant'Angelo. Il quartiere, facilmente raggiungibile a piedi dal centro storico, si presta alla passeggiata fra le strade antiche. Essendo l'accesso all'edificio limitato, è prudente informarsi sul posto o presso le fonti ufficiali riguardo alle eventuali condizioni di visita. Nessun orario né tariffa può essere qui indicato con certezza. La facciata e l'ambiente urbano restano visibili dalla pubblica via.

Quiz

  1. Per quale cardinale sarebbe stato edificato il Palazzo Nardini verso il 1477?
  • Stefano Nardini
  • Rodrigo Borgia
  • Guillaume d'Estouteville
  1. Quale tipo di finestre caratterizza la facciata del palazzo?
  • Finestre crociate a croce guelfa
  • Oculi barocchi
  • Bifore gotiche
  1. Da dove deriva il nome « Governo Vecchio » dato alla strada?
  • Dall'antica sede del governatorato pontificio
  • Da un antico convento
  • Da una porta della città antica