Nel cuore di Roma, dove la città medievale scavalca i resti dell'antichità, il Palazzo Massimo alle Colonne offre uno dei volti più sottili dell'architettura del tardo Rinascimento. Ultima opera di Baldassare Peruzzi, non schiaccia il passante con la massa: lo incuriosisce con la sua curva, con il portico arretrato e con l'eleganza nervosa dei dettagli. Lontano dalla grandiosità frontale di un Palazzo Farnese, incarna una strada diversa, più intellettuale, quella del manierismo alle sue origini.
La ricostruzione dopo il Sacco del 1527
Nel maggio del 1527 le truppe imperiali di Carlo V mettono Roma a sacco. Il disastro, che segna simbolicamente la fine del Rinascimento romano trionfante, devasta anche le dimore dell'antica famiglia Massimo, una delle più antiche stirpi nobiliari dell'Urbe, che amava — senza prove storiche accertate — ricollegarsi ai Fabii Massimi dell'antichità. Le loro case, situate lungo la vecchia Via Papale (l'asse percorso dai cortei pontifici, oggi tagliato dal Corso Vittorio Emanuele II), sarebbero state gravemente danneggiate.
Superato il trauma, la famiglia decide di ricostruire. Pietro Massimo affida il cantiere a Baldassare Peruzzi, architetto e pittore senese passato per la cerchia di Bramante e di Raffaello, formatosi ai grandi apparati illusionistici della Villa Farnesina. Il progetto viene generalmente datato agli anni 1532-1536. Peruzzi, che muore nel gennaio del 1536, non avrebbe visto l'edificio terminato, e una parte dell'esecuzione sarebbe spettata alla sua bottega e ai suoi continuatori. L'insieme, in realtà, articola più corpi di fabbrica per la parentela Massimo — tra cui il vicino cosiddetto « Palazzo di Pirro » —, mentre il palazzo « alle colonne » vero e proprio è il più celebre.
La facciata concava e il portico del Peruzzi
Il genio del Peruzzi esplode anzitutto nel modo di misurarsi con un terreno ingrato. Il lotto, stretto e sghembo, segue il tracciato di un monumento antico sepolto: l'Odeon di Domiziano, piccolo teatro coperto la cui curva avrebbe dettato l'andamento medievale delle strade. Anziché forzare una facciata rettilinea su un suolo riottoso, Peruzzi asseconda la sinuosità della via e incurva il suo prospetto principale: si incava in una lieve concavità, fenomeno raro e audace nell'architettura dei palazzi romani.
Al pianterreno questa facciata si apre con un portico arretrato retto da colonne doriche accoppiate — sono proprio esse a dare al palazzo il soprannome « alle colonne ». L'ombra del portico, la luce radente sul tamburo curvo, il gioco del pieno e del vuoto: tutto concorre a un effetto insieme monumentale e trattenuto.
Al di sopra, l'ordito si fa più singolare e più dotto. Il paramento è trattato a bugnato piatto, quasi grafico. Le finestre del piano nobile si iscrivono in un ritmo regolare, mentre le aperture dei piani superiori ricevono cornici dai profili carnosi, dalle volute quasi « a cuoio ritagliato » (cuoio arrotolato, cartilagineo), tipiche del vocabolario manierista. Questa tensione tra il rigore classico ereditato da Bramante e una nuova libertà ornamentale fa del palazzo un manifesto del tardo Rinascimento.
Cortili, dettagli e il miracolo di san Filippo Neri
Oltrepassato il portico, la logica della messa in scena prosegue. Il primo cortile, raccolto, sarebbe scandito da colonne antiche di reimpiego e animato da un apparato di stucchi, nicchie e frammenti scolpiti — rilievi, busti, iscrizioni — che trasformano la corte in un piccolo teatro archeologico, alla maniera delle collezioni di antichità coltivate dalle grandi famiglie romane. Volte e logge sarebbero state decorate di stucchi e di pitture nello spirito delle grottesche rimesse in auge da Raffaello e dalla sua cerchia. L'insieme illustra l'arte del Peruzzi: ricavare da uno spazio angusto una successione di prospettive, di chiaroscuri e di raffinatezze.
Il palazzo è anche un luogo di memoria spirituale. La tradizione narra che nel 1583 san Filippo Neri, apostolo della Roma della Controriforma, avrebbe richiamato in vita il giovane Paolo Massimo, figlio della casa, morto di febbre, il tempo di un ultimo colloquio prima che si spegnesse serenamente. Questo episodio, ritenuto miracoloso, viene commemorato ogni 16 marzo: quel giorno — l'unico dell'anno — nel palazzo viene allestita una cappella e la dimora privata si apre eccezionalmente ai fedeli e ai visitatori. Dettaglio e data restano da confermare, poiché qui la tradizione devozionale e la storia si intrecciano strettamente.
Tuttora proprietà della famiglia Massimo, il palazzo resta uno dei rari grandi edifici del Rinascimento romano rimasti nelle mani dei loro costruttori.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata concava che asseconda la curva dell'antico Odeon di Domiziano, caso quasi unico nel palazzo romano.
- Il portico a colonne doriche al pianterreno, all'origine del nome « alle colonne ».
- Le cornici delle finestre manieriste dai profili carnosi e avvolti dei piani superiori.
- Il cortile delle antichità, con le sue colonne di reimpiego, gli stucchi e i frammenti scolpiti (visibile durante l'apertura annuale).
- La cappella del 16 marzo, allestita per commemorare il miracolo attribuito a san Filippo Neri.
Informazioni pratiche
Edificio privato, tuttora abitato dalla famiglia Massimo: non è visitabile quotidianamente. La dimora apre in linea di principio soltanto un giorno all'anno, il 16 marzo, per la commemorazione del miracolo di san Filippo Neri, con l'allestimento di una cappella. La facciata, invece, si può ammirare liberamente dalla via pubblica, nei pressi del Corso Vittorio Emanuele II, in pieno centro storico di Roma (iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1980). Non esiste alcun orario di apertura regolare; le modalità dell'apertura annuale sono da verificare ogni anno.
Quiz
1. A quale architetto si deve il Palazzo Massimo alle Colonne?
- A. Michelangelo
- B. Baldassare Peruzzi
- C. Giacomo della Porta
2. Perché la facciata è curva?
- A. Asseconda la curva dell'antico Odeon di Domiziano
- B. Per imitazione del Colosseo
- C. A causa di un cedimento del terreno
3. Il palazzo apre in linea di principio un solo giorno all'anno. Quale?
- A. Il 16 marzo, per il miracolo attribuito a san Filippo Neri
- B. Il 25 dicembre
- C. Il 21 aprile, anniversario di Roma

