Arroccato sulle colline delle Marche, il Palazzo Ducale di Urbino è considerato uno dei più limpidi capolavori dell'architettura civile del Rinascimento italiano. Ben più di una residenza principesca, fu concepito come il manifesto di un ideale: quello del principe letterato, circondato dalle arti e dalle scienze, che governa da un palazzo pensato come compendio del mondo. Dimora di Federico da Montefeltro, duca di Urbino, esso incarna da solo il sogno umanistico del Quattrocento, in cui bellezza architettonica, misura e conoscenza si rispondevano a vicenda.
Federico da Montefeltro, il principe umanista
Figura centrale del luogo, Federico da Montefeltro (1422-1482) fu al tempo stesso un temibile condottiero — capitano di ventura la cui spada era contesa dai più grandi Stati italiani — e uno dei mecenati più raffinati del suo tempo. Uomo d'armi e uomo di lettere, radunò a Urbino una corte brillante e una delle più celebri biblioteche di manoscritti della penisola, rifiutando, si racconta, di lasciarvi entrare libri a stampa. Il suo governo fece di Urbino, città modesta per dimensioni, un fecondo centro intellettuale e artistico, in cui si incrociavano artisti, architetti, studiosi e umanisti.
Il palazzo fu la grande opera della sua vita. Edificato in gran parte negli anni 1450-1470, doveva dare forma visibile a questa duplice natura del principe: la potenza militare e la cultura sapiente. Il suo profilo, quello di un uomo dal naso spezzato spesso ritratto di profilo, resta inseparabile dalla storia del luogo e dall'età d'oro di Urbino.
La facciata dei Torricini
L'immagine più celebre del palazzo è senza dubbio la sua facciata detta « dei Torricini ». Sul versante che domina la vallata, due sottili torrette slanciate incorniciano una sovrapposizione di logge aperte, componendo una sagoma di singolare eleganza, quasi irreale, che contrasta con la massiccia potenza del resto dell'edificio. Questa facciata è tradizionalmente attribuita a Luciano Laurana, architetto di origine dalmata che avrebbe diretto il cantiere nella sua fase decisiva.
Il dispositivo è di grande sottigliezza: le torrette verticali, dall'aspetto di torri di guardia, incorniciano un vuoto scandito da arcate, unendo l'idea della fortezza a quella del palazzo aperto e luminoso. Lo sguardo, dalla campagna circostante, abbraccia così un motivo divenuto emblematico del Rinascimento urbinate, in cui difesa e grazia si coniugano. Questa parte del palazzo è tra le più riprodotte di tutta l'architettura del Quattrocento.
Il cortile d'onore
Varcata la soglia, il cuore del palazzo si apre sul cortile d'onore, spesso citato come uno degli spazi più perfetti del Rinascimento. Anch'esso è attribuito a Luciano Laurana. Cortile ad arcate su colonne, offre una lezione di chiarezza, proporzione e serenità: gli archi a tutto sesto poggiano su eleganti colonne, gli angoli sono risolti con notevole maestria, e l'insieme respira un equilibrio quasi musicale.
Nulla vi è lasciato al caso. I rapporti tra pieni e vuoti, l'altezza dei piani, il ritmo regolare delle arcate producono un'impressione di ordine luminoso che ha valore di modello. Numerose iscrizioni latine celebrano, sui fregi, le virtù e i meriti del duca. Questo cortile ha segnato durevolmente la storia dell'architettura: è divenuto un riferimento per i cortili dei palazzi italiani delle generazioni successive.
Una « città in forma di palazzo »
Una celebre testimonianza contemporanea descriveva il palazzo come « una città in forma di palazzo ». La formula dice bene l'ambizione del luogo: non una semplice dimora, ma un organismo completo, che riunisce appartamenti di rappresentanza, sale di ricevimento, cappelle, giardini pensili, scuderie, cucine, magazzini e un'ingegnosa rete di passaggi, scale e collegamenti al servizio dell'insieme.
Il palazzo fu dapprima affidato a Luciano Laurana, poi, dopo la sua partenza, il cantiere fu proseguito da Francesco di Giorgio Martini, architetto, ingegnere e teorico senese, al quale si deve in particolare lo sviluppo delle parti basse, dei sistemi tecnici e dell'ingegneria dell'edificio. Questa dimensione funzionale — approvvigionamento idrico, ventilazione, percorsi di servizio — partecipa pienamente dell'idea di una « città » autonoma, dove l'arte del costruire si unisce all'arte del governare. Il risultato è un'architettura che pensa insieme la rappresentazione del potere e la vita quotidiana di una corte numerosa.
La Galleria Nazionale delle Marche
Il palazzo ospita oggi la Galleria Nazionale delle Marche, una delle grandi raccolte di pittura del Rinascimento italiano, allestita nelle sale storiche della residenza ducale. Vi si segue l'arte delle Marche e dell'Italia centrale attraverso un insieme di opere di primo piano, presentate nella cornice stessa per la quale alcune furono concepite.
Le opere conservate, i loro autori e la loro storia sono oggetto di una scheda a parte su HitsMap, dedicata alla Galleria Nazionale delle Marche. Basti osservare che visitare il palazzo e scoprirne la collezione sono ormai una sola e medesima esperienza: contenitore e contenuto si illuminano a vicenda, l'architettura dando senso ai dipinti, e i dipinti prolungando lo spirito del luogo.
Lo Studiolo di Federico
Tra gli spazi più celebri del palazzo figura lo Studiolo, piccolo gabinetto di studio allestito per il duca, famoso per la sua decorazione a intarsio ligneo in trompe-l'œil di virtuosismo sbalorditivo. Questo luogo minuscolo concentra da solo tutto l'ideale umanistico di Urbino: il ritiro del principe letterato, circondato dai simboli del sapere, delle arti liberali e delle virtù.
Anche lo Studiolo è oggetto di una scheda a parte su HitsMap, tanto merita un'attenzione particolare. Si segnala soltanto che alcuni elementi del suo programma decorativo, in particolare una parte dei celebri ritratti di uomini illustri che lo ornavano, sono stati dispersi nel corso della storia e non si trovano più tutti in loco oggi.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata dei Torricini : le due torrette slanciate che incorniciano le logge sovrapposte, sagoma emblematica del Rinascimento urbinate, da ammirare preferibilmente dall'esterno, dal basso.
- Il cortile d'onore : il cortile ad arcate, modello di proporzione e chiarezza, attribuito a Luciano Laurana.
- Lo Studiolo di Federico : il gabinetto di studio e i suoi intarsi in trompe-l'œil, vertice dell'arte della tarsia (vedi la scheda dedicata).
- La Galleria Nazionale delle Marche : le grandi sale della residenza ducale trasformate in museo della pittura rinascimentale (vedi la scheda dedicata).
- Gli appartamenti ducali : l'enfilade delle sale di rappresentanza, camini scolpiti, portali e cornici finemente lavorate, testimoni della raffinatezza della corte.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Ducale di Urbino è un museo nazionale, sede della Galleria Nazionale delle Marche, situato nel cuore del centro storico di Urbino, a sua volta iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1998. Il sito si visita liberamente lungo un percorso museale che attraversa cortile d'onore, appartamenti ducali, Studiolo e sale della collezione.
Gli orari di apertura, i giorni di chiusura e le tariffe possono variare a seconda delle stagioni e della programmazione: si raccomanda vivamente di verificarli in anticipo presso le fonti ufficiali del museo prima di ogni visita. Urbino, città in pendenza e lastricata, si scopre a piedi; conviene prevedere calzature comode per raggiungere il palazzo e godere dei punti panoramici sulla facciata dei Torricini.
Quiz
1. Quale principe umanista fece edificare la maggior parte del Palazzo Ducale di Urbino ?
- Federico da Montefeltro
- Lorenzo de' Medici
- Ludovico Sforza
2. Come si chiama la celebre facciata dalle due torrette slanciate ?
- La facciata dei Torricini
- La facciata degli Ambasciatori
- La loggia dei Lanzichenecchi
3. Quale grande museo ospita oggi il palazzo ?
- La Galleria Nazionale delle Marche
- La Galleria degli Uffizi
- La Pinacoteca di Brera

