Un palazzo nato dalla Roma dei cardinali e dei condottieri
Il Palazzo Altemps sorge nel rione Ponte, quel cuore denso della Roma rinascimentale dove si accalcavano i palazzi dei banchieri, le dimore dei prelati e le case delle famiglie in cerca di riconoscimento, a pochi passi da piazza Navona e dal corso del Tevere. Il nucleo dell'edificio risale alla fine del Quattrocento: sarebbe stato avviato per Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV e una delle figure ambiziose e temute di quella Roma pontificia in cui la fortuna di una famiglia si leggeva nella pietra. Come spesso accade per queste dimore patrizie, la costruzione iniziale si iscrive nella logica del palazzo-blocco romano: un corpo di fabbrica organizzato attorno a un cortile, rivolto all'esterno con facciate sobrie e all'interno con spazi di rappresentanza. Le vicende politiche del tardo Quattrocento, segnate dal rapido tramonto dei favori e dalla brutalità delle rese dei conti, spiegano perché il cantiere abbia conosciuto più mani e più proprietari prima di trovare la sua fisionomia duratura.
È alla fine del Cinquecento che il palazzo assume il nome con cui è conosciuto, quando passa al cardinale Marco Sittico Altemps, appartenente a una famiglia di origine germanica — gli Hohenems, italianizzati in Altemps — vicina all'ambiente pontificio. Il cardinale intraprende una vasta campagna di trasformazione e abbellimento che fa della dimora uno scrigno per le sue collezioni e un luogo di rappresentanza all'altezza del suo rango. Questa doppia temporalità — un nucleo rinascimentale del tardo Quattrocento, una ripresa del tardo Cinquecento — conferisce al palazzo il suo carattere: vi si legge il passaggio dall'architettura del primo Rinascimento romano, ancora misurata, alla cultura manierista tarda, più dotta nel decoro e più teatrale nella messa in scena degli spazi. È tuttavia opportuno restare prudenti sul dettaglio delle due campagne: la ripartizione esatta tra ciò che spetta al periodo Riario e ciò che spetta agli Altemps, così come la cronologia precisa degli interventi, merita di essere verificata sugli studi specialistici.
L'architettura: un cortile a logge e i decori della dimora Altemps
Il pezzo di bravura dell'edificio è il suo cortile interno, ordinato attorno a portici e logge sovrapposte che ne ritmano lo spazio con le loro arcate. Questo dispositivo, ereditato dai grandi modelli romani del Rinascimento, trasforma il cortile in un teatro architettonico dove la luce gioca sulle colonne e sugli archi e dove i livelli si rispondono con misura. La concezione di questo cortile è tradizionalmente messa in relazione con architetti di primo piano: viene attribuita, al condizionale, a Baldassarre Peruzzi e/o ad Antonio da Sangallo il Vecchio, due nomi che incarnano il classicismo dotto della Roma di inizio Cinquecento. Queste attribuzioni restano ipotesi di lavoro, come spesso accade per questi cantieri a più mani: traducono l'appartenenza dell'edificio a un ambiente e a una cultura architettonica più che una paternità documentata con certezza, e vanno maneggiate con cautela.
Al di là del cortile, la dimora conserva insiemi decorativi che testimoniano il gusto dei suoi committenti. Il palazzo è in particolare celebre per il suo belvedere dipinto, quello spazio di coronamento in cui la pittura murale prolungava l'architettura con motivi illusionistici, pergolati ed evocazioni di giardini, secondo una tradizione romana del decoro che confonde il confine tra il dentro e il fuori. Il palazzo ospita inoltre una cappella dedicata a sant'Aniceto — la cappella di Sant'Aniceto —, luogo di devozione privato legato alla presenza, nella dimora, di reliquie di questo papa dei primi secoli cristiani; la sua decorazione partecipa dello spirito della Controriforma finale, in cui la pietà e il prestigio familiare si coniugano. L'insieme dà la misura di ciò che poteva essere una residenza cardinalizia alla fine del Cinquecento: un dispositivo in cui l'architettura, la pittura e la devozione si ordinano per dire al tempo stesso la fede e il rango. Anche in questo caso, l'attribuzione dei decori e la datazione puntuale delle diverse sale guadagnano a essere confrontate con le fonti documentarie, poiché le campagne successive possono essersi sovrapposte.
Uno scrigno rinascimentale per gli antichi: il Museo Nazionale Romano
Il Palazzo Altemps costituisce oggi una delle sedi del Museo Nazionale Romano, la grande istituzione che distribuisce le sue collezioni tra più edifici della città. Occorre qui distinguere nettamente due strati di senso: da un lato il palazzo stesso, opera del Rinascimento e del manierismo, con il suo cortile, i suoi decori e la sua cappella; dall'altro le opere che presenta, che sono per la maggior parte sculture antiche, e non creazioni del Rinascimento. Il palazzo è infatti divenuto lo scrigno della celebre collezione Ludovisi di antichità, formata da una famiglia principesca romana a partire da marmi greco-romani, e che figura tra gli insiemi di scultura antica più rinomati della città. Il contenuto esatto e la storia di questa collezione meritano di essere precisati a partire dalle schede ufficiali del museo.
Tra i pezzi più famosi esposti figurano il Trono Ludovisi, rilievo antico la cui interpretazione e origine hanno molto impegnato gli storici dell'arte antica, e il gruppo detto del Galata suicida, immagine folgorante della statuaria ellenistica nella sua maniera patetica. Questi marmi sono opere dell'Antichità, entrate ben più tardi in una collezione e poi in un museo: non appartengono in alcun modo all'arte del Rinascimento, ma la loro presenza in un palazzo rinascimentale illustra magnificamente una continuità romana, quella del gusto per l'antico che, dal Quattrocento all'età barocca, ha alimentato il collezionismo delle grandi famiglie. Visitare il Palazzo Altemps significa dunque percorrere due storie intrecciate: quella di una dimora patrizia che dice l'ambizione architettonica del Rinascimento, e quella di un museo che conserva e mette in scena l'eredità dell'Antichità. È in questo dialogo — un contenitore rinascimentale, un contenuto antico — che risiede una parte del fascino singolare del luogo, a condizione di non confondere mai i due registri.
Cosa vedere assolutamente
- Il cortile interno a logge sovrapposte, cuore architettonico del palazzo, la cui concezione è attribuita al condizionale a Peruzzi e/o ad Antonio da Sangallo il Vecchio.
- Il belvedere dipinto, con il suo decoro illusionistico di pergolati e giardini che prolunga l'architettura.
- La cappella di Sant'Aniceto, oratorio privato legato alla presenza di reliquie del papa sant'Aniceto.
- La collezione Ludovisi di antichità, e in particolare il Trono Ludovisi e il gruppo del Galata suicida — sculture antiche qui esposte, da non confondere con l'architettura rinascimentale che le custodisce.
- Il dialogo d'insieme tra il palazzo manierista e i marmi antichi, esempio del gusto romano per l'antico.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Altemps si trova nel rione Ponte, a pochi passi da piazza Navona, nel centro storico di Roma (iscritto al patrimonio mondiale dell'UNESCO). Il palazzo ospita una delle sedi del Museo Nazionale Romano, museo statale. Per gli orari di apertura, le tariffe, gli eventuali biglietti combinati con le altre sedi del museo e le condizioni di visita, conviene fare riferimento alle fonti ufficiali del Museo Nazionale Romano e delle istituzioni culturali italiane, le sole aggiornate. Il quartiere, molto centrale e in alcuni tratti pedonale, si presta a una visita abbinata alla scoperta di piazza Navona e dei suoi dintorni.
Quiz
- Per quale figura della Roma pontificia sarebbe stato avviato il nucleo del palazzo alla fine del Quattrocento?
- Girolamo Riario
- Marco Sittico Altemps
- Baldassarre Peruzzi
- Che cosa sono il Trono Ludovisi e il Galata suicida esposti nel palazzo?
- Affreschi manieristi del Cinquecento
- Sculture antiche della collezione Ludovisi
- Decori della cappella di Sant'Aniceto
- Quale elemento architettonico costituisce il cuore del palazzo?
- Una scala elicoidale monumentale
- Un cortile interno a logge sovrapposte
- Un chiostro gotico

