Un monolite egizio nel cuore di Roma
Piantato al centro di piazza San Pietro, l'Obelisco Vaticano è una delle più affascinanti testimonianze del modo in cui la Roma del Rinascimento si riappropriò dell'eredità dell'Antichità. Si tratta di un autentico obelisco egizio, tagliato in un unico blocco di granito rosso, che si erge per diverse decine di metri di altezza e pesa parecchie centinaia di tonnellate. La sua particolarità è notevole: a differenza della maggior parte degli obelischi trasportati a Roma, non reca alcun geroglifico sulle sue facce, cosa che a lungo ha intrigato gli eruditi.
Portato dall'Egitto a Roma in età imperiale, questo monolite fu installato nel settore in cui si estendevano, sulla riva destra del Tevere, i giardini e il circo legati agli imperatori giulio-claudi — il complesso che la tradizione indica come il circo di Nerone. È in questo contesto che va collocata la memoria cristiana del luogo: secondo la tradizione, il martirio di san Pietro sarebbe avvenuto in questi paraggi, e l'obelisco, silenzioso testimone di pietra, ne sarebbe rimasto il vicino immediato per secoli. Fatto notevole, è l'unico obelisco di Roma a non essere mai caduto né a essere stato interrato: rimase in piedi, senza interruzione, dall'Antichità fino al Rinascimento, nel punto in cui l'avevano lasciato i Romani, contro il fianco meridionale della basilica costantiniana.
Nel XVI secolo, mentre il vecchio San Pietro cedeva progressivamente il posto al titanico cantiere della nuova basilica, questo obelisco piantato un po' in disparte apparve come un'anomalia che il papato decise di correggere. L'idea di spostarlo per allinearlo nell'asse della basilica e farne il punto focale del sagrato maturava già da diversi pontificati, ma il progetto passava per irrealizzabile: spostare un peso simile senza spezzarlo sembrava al di là dei mezzi tecnici disponibili.
L'impresa del 1586: Fontana per Sisto V
Fu papa Sisto V, eletto nel 1585, energico riformatore e grande urbanista della Roma della Controriforma, a decidere. Determinato a fare dell'obelisco un segnale monumentale coronato dalla croce, affidò l'impresa all'architetto e ingegnere Domenico Fontana, che divenne la figura emblematica di questo cantiere fuori dal comune. Sarebbe stato organizzato un concorso di idee per scegliere tra i metodi proposti, e fu il dispositivo di Fontana a essere prescelto.
Lo spostamento si svolse nel 1586. Non si trattò di un semplice trasporto: il monolite fu dapprima accuratamente rivestito e consolidato, adagiato in orizzontale per mezzo di una gigantesca impalcatura di legno — che i contemporanei soprannominarono «il castello» — associata a una rete di argani, cabestani, cavi e carrucole. Secondo i racconti, l'operazione mobilitò diverse centinaia di uomini, decine di cavalli e moltissimi argani, che agivano in modo coordinato a un segnale. L'obelisco fu abbassato, traslato per una distanza di circa 250 metri con l'aiuto di rulli, poi rialzato in verticale sul suo nuovo basamento, di fronte alla basilica in costruzione.
A questo episodio si lega uno degli aneddoti più celebri della storia delle tecniche — che conviene riportare a titolo di tradizione, senza garantirne l'esattezza. Si sarebbe imposto il silenzio assoluto alla folla durante l'innalzamento, pena una sanzione, affinché gli ordini fossero udibili. Nel momento critico, le funi, tese all'estremo, avrebbero cominciato a scaldarsi e a minacciare di spezzarsi; un marinaio (che la tradizione dice originario della Liguria) avrebbe allora rotto il silenzio gridando «acqua alle funi!», salvando l'operazione ricordando che l'acqua restringe e rassoda la canapa bagnata. La leggenda aggiunge che il suo ardire, lungi dall'essere punito, fu ricompensato. Occorre accogliere questo racconto come un frammento di folklore legato all'impresa, più che come un fatto solidamente accertato.
Il successo ebbe una risonanza considerevole in tutta Europa. Dimostrava che con metodo, un'organizzazione rigorosa e la padronanza delle macchine semplici, l'uomo del Rinascimento poteva eguagliare, anzi superare, le prodezze attribuite agli Antichi. Fontana del resto documentò l'operazione in un'opera illustrata che rimase a lungo un punto di riferimento in materia di ingegneria monumentale.
Un obelisco cristianizzato
Il gesto di Sisto V non fu soltanto tecnico: fu profondamente simbolico. Ponendo in cima all'obelisco non più un ornamento pagano ma una croce, il papa operava una vera e propria conversione del monumento. Il vecchio monolite, un tempo legato alla memoria degli imperatori e al ricordo delle persecuzioni, diventava uno stendardo della fede cristiana trionfante, piantato sulla soglia del principale santuario della cattolicità. La tradizione riferisce che una reliquia della Vera Croce sarebbe stata collocata nella croce sommitale, rafforzando ulteriormente questa riappropriazione; questo elemento appartiene alla memoria devozionale e merita di essere verificato.
Iscrizioni incise sul basamento, a gloria di Sisto V, celebrano esplicitamente questo passaggio dal culto degli idoli a quello della Croce, nello spirito conquistatore della Controriforma. L'obelisco cessava di essere un semplice reperto archeologico per diventare un manifesto: quello di una Chiesa che, all'uscita dalle lacerazioni della Riforma, affermava la propria continuità, la propria potenza e la propria capacità di ordinare il mondo — fino a spostare le montagne di granito.
È proprio per questo che questo monumento, egizio per la sua materia e antico per la sua età, appartiene pienamente alla storia del Rinascimento al tramonto: non per la sua fabbricazione, ma per l'evento del 1586 che gli diede il suo posto, il suo senso e il suo coronamento attuali. Occorre distinguerlo accuratamente dalla vasta piazza ellittica e dal suo celebre colonnato, opere del XVII secolo appartenenti all'età barocca: quando Fontana rialzò l'obelisco, questo grande scrigno di pietra non esisteva ancora, e il monolite si ergeva solitario di fronte al cantiere della basilica. L'obelisco fu così il primo caposaldo, piantato già alla fine del XVI secolo, attorno al quale si sarebbe più tardi organizzata tutta la scenografia del sagrato.
Cosa vedere assolutamente
- Il fusto monolitico di granito rosso, privo di geroglifici — tratto distintivo che lo differenzia dagli altri obelischi romani.
- La croce sommitale e il suo globo, simboli della cristianizzazione voluta da Sisto V e, secondo la tradizione, scrigno di una reliquia.
- Il basamento e le sue iscrizioni dedicatorie che celebrano Sisto V e il trionfo della Croce sui culti antichi.
- I quattro leoni di bronzo che, alla base, sostengono simbolicamente il monolite e richiamano l'emblema del papa.
- L'allineamento dell'obelisco nell'asse della facciata della basilica: l'effetto di punto focale, ideato già nel 1586, ben prima dell'attuale piazza.
Informazioni pratiche
L'obelisco si erge al centro di piazza San Pietro, nella Città del Vaticano, all'aperto e ad accesso libero: se ne può fare il giro a piedi senza biglietto né orario particolare. La piazza stessa è un vasto spazio pubblico aperto, mentre la visita alla basilica e ai luoghi chiusi è invece soggetta alle regole e ai controlli propri del Vaticano (abbigliamento decoroso richiesto, file d'attesa e controlli di sicurezza frequenti). È bene non confondere il monumento rinascimentale — l'obelisco rialzato nel 1586 da Fontana per Sisto V — con lo scrigno che lo circonda: la piazza ellittica e il suo colonnato dalle colonne doriche sono creazioni barocche del XVII secolo e appartengono a un'altra epoca. Per apprezzare la prodezza del 1586, conviene concentrarsi sul monolite stesso, sul suo basamento e sul suo coronamento. Poiché orari, tariffe e modalità d'accesso agli spazi chiusi del Vaticano sono soggetti a variazioni, si raccomanda di verificarli presso le fonti ufficiali prima di ogni visita.
Quiz
- Chi rialzò l'obelisco Vaticano nella sua collocazione attuale nel 1586?
- Il Bernini
- Domenico Fontana
- Michelangelo
- Quale particolarità distingue questo monolite dagli altri obelischi di Roma?
- È di marmo bianco
- Non reca alcun geroglifico e non è mai caduto dall'Antichità
- Fu tagliato a Roma stessa
- Quale gesto simbolico Sisto V impose in cima all'obelisco?
- Una statua dell'imperatore
- Una croce, cristianizzando il monumento
- Un'aquila imperiale

