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Rinascimento italiano

Loggia del Mercato Nuovo

Florence

Loggia del Mercato Nuovo

A pochi passi da Piazza della Signoria e dal Ponte Vecchio, la Loggia del Mercato Nuovo innalza le sue arcate di pietra nel cuore della Firenze mercantile. Per secoli i fiorentini l'hanno chiamata semplicemente loggia «del Porcellino», dal cinghiale di bronzo che vigila a uno dei suoi angoli. In un unico luogo si condensano tre strati della storia cittadina: l'ambizione economica dei Medici, il gusto barocco per l'antico e la giustizia inflessibile che regolava la vita dei mercanti. È un monumento «secondario» per dimensioni, ma centrale per ciò che racconta del commercio fiorentino.

Una loggia mercantile medicea

La loggia sorge alla metà del Cinquecento, intorno agli anni 1547-1551, sotto il principato di Cosimo I de' Medici, primo duca di Firenze. La chiamarono «Mercato Nuovo» per distinguerla dal Mercato Vecchio, l'antico mercato medievale che occupava allora l'area dell'odierna Piazza della Repubblica. La progettazione dell'edificio è tradizionalmente attribuita all'architetto fiorentino Giovanni Battista del Tasso (Giambattista del Tasso), vicino al cantiere ducale; un'attribuzione ampiamente accolta, che merita tuttavia conferma dalle fonti specialistiche.

L'edificio adotta la pianta quadrata e regolare tipica delle logge rinascimentali: una copertura sorretta da archi a tutto sesto e da pilastri di pietra, aperta sui quattro lati, così da lasciar circolare aria, mercanti e clienti. Lo spazio coperto riparava dalle intemperie attività che esigevano insieme luce e protezione: qui si trattavano la seta, le stoffe preziose, l'oreficeria e gli oggetti di lusso che facevano la fama delle botteghe fiorentine. Il Mercato Nuovo era dunque un mercato «nobile», distinto dai mercati alimentari, cuore pulsante del commercio dei tessili e dei beni di pregio.

Questa vocazione commerciale non è mai venuta meno. Dopo aver accolto setaioli e cambiavalute, la loggia divenne nei secoli un mercato della paglia e dei cappelli, per poi trasformarsi nel mercato di artigianato e souvenir che conosciamo oggi: pelletteria, cuoio, articoli fiorentini per i visitatori. La continuità d'uso lungo quasi cinque secoli è parte del suo fascino: pochi luoghi di scambio hanno conservato tanto a lungo la propria funzione originaria.

Il Porcellino di Pietro Tacca e la sua leggenda

La fama popolare della loggia si deve a una sola figura: Il Porcellino. Il nome inganna, perché l'animale raffigurato è in realtà un cinghiale, bestia massiccia accovacciata sui garretti, il grugno lucente proteso verso i passanti. La statua di bronzo è opera dello scultore Pietro Tacca, artista di corte dei Medici ed erede della bottega del Giambologna. Risale alla prima metà del Seicento, il che colloca la fontana nel linguaggio barocco, più tardo rispetto alla loggia che la ospita: uno scarto di datazione da tenere presente.

Questo bronzo non è un'invenzione libera. Riproduce un marmo antico conservato agli Uffizi (Galleria degli Uffizi), a sua volta generalmente ritenuto una copia romana da un originale ellenistico: una filiazione che conviene verificare nei dettagli. Tacca ha modellato il cinghiale con un realismo sorprendente: setole irte, vene, piante e piccoli animali annidati nella base su cui scorre l'acqua. Il bronzo oggi esposto sulla loggia è del resto una copia: le versioni più antiche sono state messe al riparo per proteggerle dall'usura e dall'inquinamento.

L'usura, infatti, ha una causa precisa: la tradizione del Porcellino. Il gesto rituale vuole che si strofini il grugno del cinghiale, da cui il suo bagliore dorato, lucidato da milioni di mani, e soprattutto che si deponga una moneta nella sua bocca. Se la moneta, scivolando lungo la lingua, cade attraverso la grata sotto l'animale, il desiderio si avvera e si è certi di tornare un giorno a Firenze; le offerte così raccolte vengono, secondo l'usanza, devolute a opere di carità cittadine. Questo gesto portafortuna ha fatto del Porcellino uno dei soggetti più fotografati di Firenze, al pari del vicino Ponte Vecchio.

La pietra dello scandalo e la vita del mercato

Meno nota ma altrettanto rivelatrice, una discreta insegna è incastonata nel pavimento, al centro della loggia: la pietra dello scandalo. Questo disco di marmo policromo, talvolta ricordato con altri nomi locali, segnala il punto in cui, all'interno stesso del mercato, si esercitava una giustizia commerciale senza sconti.

È qui che venivano puniti pubblicamente i debitori insolventi e i mercanti falliti. La tradizione riferisce un castigo umiliante inflitto ai bancarottieri: denudati, venivano percossi in questo preciso punto, esposti allo sguardo dei loro pari, in una cerimonia di vergogna destinata a marchiare la caduta di chi non onorava più i propri debiti. Da questa pratica deriverebbe anche un'espressione rimasta nella lingua, che lega il fallimento all'idea di «essere sul lastrico». La pietra ricorda che il mercato fiorentino non era soltanto un luogo di scambio, ma anche uno spazio di diritto, in cui la reputazione e la solvibilità valevano quanto la merce.

Tra le arcate, la loggia continua ogni giorno ad accogliere i suoi banchi. L'incontro, in un solo luogo, tra la raffinatezza della seta, la gioiosa superstizione del Porcellino e la severità della pietra dello scandalo compone un ritratto completo di che cosa fosse il commercio nel Rinascimento: prestigio, fortuna e rigore intrecciati.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Porcellino: il cinghiale di bronzo di Pietro Tacca, con il grugno dorato lucidato dalle mani e la base ricca di piccoli animali.
  • Il gesto portafortuna: infilare una moneta nella bocca del cinghiale per, si dice, tornare a Firenze.
  • La pietra dello scandalo, disco di marmo al centro del pavimento, memoria della giustizia dei mercanti.
  • Le arcate rinascimentali della loggia, esempio di architettura mercantile voluta da Cosimo I.
  • I banchi di artigianato fiorentino (cuoio, pelletteria) che perpetuano la vocazione commerciale del luogo.

Informazioni pratiche

Loggia pubblica, all'aperto, situata tra Piazza della Signoria e il Ponte Vecchio, nel centro storico di Firenze (sito iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO). L'accesso alla loggia e alla fontana del Porcellino è libero. Il luogo ospita un mercato di artigianato e souvenir, i cui orari di apertura variano secondo le stagioni e i singoli commercianti; conviene informarsi sul posto o presso l'ufficio del turismo di Firenze. La statua visibile è una copia posta a tutela dell'opera; le versioni più antiche del bronzo sono conservate in museo.

Quiz

1. Che cosa raffigura in realtà la statua soprannominata «Il Porcellino»?

  • A. Un maialino
  • B. Un cinghiale
  • C. Un orso

2. Sotto quale signore fu costruita la Loggia del Mercato Nuovo nel Cinquecento?

  • A. Lorenzo il Magnifico
  • B. Cosimo il Vecchio
  • C. Cosimo I de' Medici

3. A che cosa serviva la «pietra dello scandalo» nel pavimento della loggia?

  • A. A segnare il centro geografico di Firenze
  • B. A punire pubblicamente debitori e mercanti falliti
  • C. A indicare il prezzo ufficiale della seta