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Rinascimento italiano

La Loggia dei Lanzi, il museo a cielo aperto di Firenze

Florence

La Loggia dei Lanzi, il museo a cielo aperto di Firenze

Addossata al fianco di Palazzo Vecchio e aperta su Piazza della Signoria con le sue tre grandi arcate, la Loggia dei Lanzi è uno di quei luoghi fiorentini che si attraversano dapprima senza rendersi conto di stare entrando in un museo. Costruita alla fine del Trecento per le cerimonie della Repubblica, sotto i Medici divenne una galleria di scultura unica nel suo genere: una raccolta di capolavori esposti non in sale chiuse, ma all'altezza della strada, sotto la pioggia e il sole, offerti allo sguardo di tutti. Il Perseo del Cellini vi si affianca alle Sabine del Giambologna e ai marmi antichi, in un dialogo di secoli che nulla separa dal passante.

Una loggia gotica in Piazza della Signoria

La Loggia venne edificata tra il 1376 e il 1382, su disegni generalmente attribuiti a Benci di Cione e Simone di Francesco Talenti. Appartiene ancora pienamente al linguaggio gotico fiorentino, ma a un gotico ormai temperato, quasi classicheggiante: invece degli archi acuti che dominavano l'architettura religiosa dell'epoca, le sue tre campate si aprono in ampi archi a tutto sesto, sorretti da pilastri compositi. Quella rotondità, quella chiarezza delle proporzioni, preannunciano in qualche modo lo spirito d'ordine che il Rinascimento imporrà nel secolo successivo.

La sua funzione originaria era politica e pubblica. La Repubblica fiorentina vi teneva le sue cerimonie ufficiali: discorsi, ricevimenti di ambasciatori, proclamazioni, investiture dei magistrati. Era una tribuna coperta affacciata sulla piazza più importante della città, un luogo dove il potere comunale si mostrava. A lungo fu chiamata Loggia della SignoriaoLoggia dell'Orcagna, quest'ultimo nome rimandando per errore al pittore e scultore Andrea di Cione detto l'Orcagna, a cui la tradizione attribuiva a torto l'edificio (aVerifier: dettaglio dell'attribuzione antica).

Il nome che finì per prevalere, Loggia dei Lanzi, è più tardo e nasce da un uso assai concreto. Nel Cinquecento, sotto Cosimo I de' Medici, la loggia serviva da corpo di guardia ai lanzichenecchi — quei mercenari germanici che i fiorentini chiamavano Lanzi — incaricati della protezione del duca. Da quella truppa acquartierata sotto le arcate rimase il nome popolare che finì col cancellare tutti gli altri.

È sempre sotto i Medici che la loggia cambia destino. Cessando a poco a poco di essere un luogo di cerimonia, si trasforma in galleria di scultura a cielo aperto, vetrina del gusto principesco e del prestigio artistico della dinastia. I duchi vi collocano i loro bronzi e i loro marmi, facendo della piazza stessa una sala espositiva. L'idea era audace: esporre la statuaria non per custodirla al riparo, ma per offrirla come spettacolo permanente alla città.

Il Perseo del Cellini

In prima fila, sotto l'arcata rivolta verso Palazzo Vecchio, si erge il manifesto della loggia: il Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini, opera in bronzo realizzata all'incirca tra il 1545 e il 1554 (aVerifier: date esatte di commissione e collocazione). Cosimo I aveva ordinato la statua all'orafo più virtuoso del suo tempo, e Cellini ne fece il vertice della propria carriera di scultore.

Perseo vi sta ritto, nudo, calmo, quasi sospeso, mentre solleva con una mano la testa recisa della Gorgone e con l'altra stringe ancora la spada ricurva. Sotto i suoi piedi giace il corpo decapitato di Medusa, da cui il bronzo pare far colare il sangue come materia viva. Il virtuosismo tecnico della fusione — Cellini stesso ha raccontato, nella sua Vita, la colata rischiosa in cui gettò nel forno persino il vasellame di stagno pur di salvare la lega — è parte integrante della leggenda dell'opera.

Il messaggio politico è limpido per i contemporanei: a pochi metri di distanza si ergeva il Daviddi Michelangelo, simbolo della libertà repubblicana; ilPerseo mediceo, eroe che tronca il capo del mostro, risponde per eco a quella simbologia, affermando l'autorità del principe sulla città domata. L'opera, del resto, non si limita alla figura: il suo basamento scolpito, ornato di piccole statuette in bronzo e di rilievi, è un capolavoro a sé, spesso considerato tra i più bei piedistalli del Rinascimento.

Il Ratto delle Sabine del Giambologna; gli antichi

All'altro angolo della loggia risponde un marmo non meno celebre: il Ratto delle Sabine del Giambologna (Jean de Boulogne). Il gruppo è uno dei vertici della scultura manierista. Tre figure — un vecchio accovacciato, un giovane che solleva una donna la quale si inarca e si dibatte — si avvolgono in una composizione serpentinata ascendente, la figura serpentinata cara al manierismo, che invita lo spettatore a girare intorno all'opera: non esiste un punto di vista unico, ma un'infinità di profili che si richiamano l'un l'altro. Ulteriore prodezza, l'intero gruppo è ricavato da un solo blocco di marmo. Si racconta che il Giambologna avesse dapprima concepito la statua come pura dimostrazione di virtuosismo, e che il soggetto mitologico gli fosse stato assegnato solo in seguito, per dare un nome all'opera.

Poco distante si trova un altro marmo del Giambologna, Ercole e il centauro Nesso, che illustra la lotta dell'eroe contro la creatura — un tema di tensione e di forza che prolunga la vena dinamica dell'artista.

A queste creazioni moderne la loggia mescola opere antiche, secondo il gusto mediceo per il dialogo tra le epoche. Il gruppo detto Menelao che sostiene il corpo di Patroclo — copia romana da un originale greco, più volte restaurata nel corso dei secoli — offre un potente motivo di pathos guerresco (aVerifier: identificazione precisa e attribuzione del gruppo). In fondo alla loggia si allineano statue di matrone romane, figure femminili panneggiate spesso indicate come «Vergini» o «Sabine», resti della statuaria antica. Infine, due leoni incorniciano la scalinata aperta sulla piazza: uno è antico, l'altro fu scolpito alla fine del Cinquecento da Flaminio Vacca, formando una coppia quasi perfetta.

Così la loggia condensa, in un solo luogo, la lunga storia della scultura occidentale: l'Antichità greco-romana, il Rinascimento fiorentino e il manierismo internazionale si danno la replica sotto le medesime arcate.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Perseo del Cellini, bronzo del 1545-1554 circa, con il suo basamento scolpito popolato di statuette.
  • Il Ratto delle Sabine del Giambologna, capolavoro serpentinato ricavato da un solo blocco di marmo.
  • L'Ercole e il centauro Nesso, altro marmo del Giambologna, tutto giocato sulla tensione.
  • Il gruppo antico Menelao e Patroclo e le matrone romane allineate in fondo alla loggia.
  • I due leoni della scalinata, uno antico e l'altro di Flaminio Vacca, custodi della piazza.

Informazioni pratiche

La Loggia dei Lanzi è uno spazio pubblico ad accesso libero, aperto in permanenza su Piazza della Signoria: vi si entra liberamente, senza biglietto, come si attraversa la piazza. Le sculture si possono dunque ammirare a qualunque ora, di giorno come di notte, e la luce radente del mattino o della sera è particolarmente favorevole ai bronzi e ai marmi. Nessuna barriera separa il visitatore dalle opere esposte sotto le arcate; basta semplicemente rispettarne la fragilità. La loggia è immediatamente adiacente a Palazzo Vecchio e alla Galleria degli Uffizi, il che permette di integrarla con facilità in una visita al cuore monumentale di Firenze. (aVerifier: eventuali restrizioni d'accesso temporanee; presenza di copie al posto di alcuni originali messi al riparo.)

Quiz

  1. Da dove viene il nome «dei Lanzi» della loggia? Dai lanzichenecchi (Lanzi), le guardie di Cosimo I che vi stazionavano.
  2. Quale scultore è l'autore del Perseo in bronzo? Benvenuto Cellini.
  3. Quale prodezza tecnica caratterizza il Ratto delle Sabine del Giambologna? Il gruppo di tre figure è ricavato da un solo blocco di marmo, in composizione serpentinata.